scritto da Manuel Ducci in Storie il 28 Mag 2015

L’EWS di Manuel Ducci: «I tifosi erano più forti del dolore…»

L’EWS di Manuel Ducci: «I tifosi erano più forti del dolore…»
        
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Questa volta Valentina Macheda passa la mano a Manuel Ducci. E’ lui infatti a scriverci il report dalla tappa irlandese dell’Enduro World Series.
Il suo risultato, in assoluto, non è dei migliori, ma se ricordate Ducci all’inizio di aprile si era fratturato due costole in allenamento e a Wicklow avrebbe dovuto solo dare supporto a Valentina. E invece ha stretto i denti, ha messo il numero di gara sulla bici e…
SL

Facce sorridenti in Irlanda...

Facce sorridenti in Irlanda…

Wicklow, questo è il nome della località che ha ospitato la seconda tappa dell’Enduro World Series in terra irlandese, a quasi due mesi di distanza dalla prima tappa, finalmente si riparte per un’altra emozionante avventura all’estero, e parlo al plurale perché è arrivato il momento per me di tornare a confrontarmi sui campi di gara.

Ricognizioni in corso

Ricognizioni in corso

Nella pausa che ha diviso i due round dell’EWS ho subìto un infortunio che mi ha procurato la frattura scomposta di due costole e che di conseguenza mi hanno tenuto a riposo forzato per un mese e mezzo.
Ho passato questo periodo a supportare Valentina, presenziando alle gare italiane come meccanico, gestendo le attività del team, cercando nelle ultime settimane di riprendere gradualmente gli allenamenti.
Devo dire che la sensazione provata una volta salito in sella, nelle uscite sui sentieri di casa non è stata delle migliori.
Mi sentivo molto lontano dalla condizione che avrei dovuto avere e non riuscivo a spingere forte in discesa, così ho deciso all’ultimo, e cioè il giovedì prima della tappa Irlandese, di prenotare il biglietto e provare a fare un giro sui percorsi irlandesi, per respirare aria diversa, rivedere gli amici di sempre e provare a girare su sentieri nuovi, dove non avevo riferimenti e le ricognizioni limitate dagli organizzatori avrebbero livellato le differenze.

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Dopo il volo ci siamo diretti subito nella località dell’evento per definire gli ultimi dettagli, iscrizioni, punzonature, etc.
Perché menziono questa cosa?
Nelle tappe EWS non si può provare senza numero, né tanto meno pensare di entrare in un qualsiasi sentiero coinvolto nella gara se non si ha la tabella.
Questo limita il caos ed è un ottimo deterrente per quelli che si vogliono intrufolare durante le ricognizioni, cosa spesso molto pericolosa.

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Il venerdì e il sabato sono riservati alle ricognizioni, le prime quattro Speciali accessibili il primo giorno e le altre tre il secondo, il tutto si svolge su un unica collina di proprietà privata che conta un’infinità di sentieri.
L’accesso alle Speciali è solo pedalato, nessun mezzo a motore (a parte quelli dello staff) vi può accedere.
E anche questa è un’altra caratteristica molto positiva di questo evento. Provare solo e unicamente in bici vuol dire spendere una media di 6 ore al giorno pedalando e provando passaggi, cercando di limitare gli sforzi al minimo possibile per riuscire ad arrivare al giorno della gara con qualche riserva di energia.
Personalmente devo dire che i sentieri scelti per le Speciali mi sono piaciuti molto, a differenza di quelli a cui siamo soliti girare nelle gare Italiane, questi sono molto meno pendenti e spesso caratterizzati da brevi sezioni ripide, rocciose e al limite della percorribilità, mentre il resto sono continui avvallamenti su tratti pianeggianti stile pump track… letali, se ci metti di mezzo anche il cronometro.

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Durante le ricognizioni le sensazioni che ho avuto sulla bici sono andate migliorando, alcuni passaggi su roccia insidiosi mi hanno dato da pensare poiché ero in grado di girare, questo sì, ma le costole non fissate mi ricordavano che al minimo contatto mi sarei dovuto fermare nuovamente per un altro mese. Alla fine dei due giorni di prove avevo acquistato abbastanza confidenza sulla bici da pensare di poter partecipare alla gara.
Forse il mio animo competitivo mi fa pensare che gareggiare sia fondamentale, sia una priorità, ma dopo solo due mesi di stop, non vedevo l’ora di presentarmi di nuovo al cancelletto di partenza. Senza velleità di risultato in questo caso, ma con la sola voglia di provarci, di dimostrare a me stesso che sono ancora capace di guidare la bici come si deve.
Avete mai montato un numero sul vostro manubrio e provato a fare una gara di enduro?
E’ terapeutico, ve lo consiglio!

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La domenica della gara Enrico Guala era presente al via come speaker e questo ti fa sentire sempre un po’ a casa, anche se sei dall’altra parte del mondo.
Una volta lasciata la rampa di partenza dopo la breve intervista e ringraziato la gente del posto che si è dimostrata incredibilmente ospitale accogliendo tutti i rider calorosamente, inizio il trasferimento verso le prove speciali.

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Bisognerebbe spendere ore a parlare solo del pubblico accorso a vedere l’evento, non ho mai visto niente di simile in vita mia per quantità e varietà, forse al Tour de France o al Giro di Italia in cima ai grandi passi, semplicemente fantastico vedere centinaia di bambini e ragazzini accompagnati dai genitori sulle Speciali e gente vestita con costumi improbabili rincorrerti sui sentieri per gasarti!
Questa gara ha avuto qualcosa di speciale e in questo caso la differenza l’ha fatta proprio la gente, dagli organizzatori, allo staff, al pubblico: la tappa irlandese è stato un evento fantastico.

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La mia giornata di gara è stata soddisfacente, sono partito guidando a risparmio per cercare di adattarmi al ritmo di gara che come ben sappiamo è differente dalle prove, cercando di spingere sempre di più, Speciale dopo Speciale, sette in tutto, con trasferimenti tirati che non davano un attimo di respiro per un totale di 50 km e 1700 m di dislivello, sei ore e mezza di gara continua con soli 20 minuti di pausa al controllo orario. Ho concluso la gara con un 80º posto che non è di sicuro quello a cui aspiro ma è un buon punto di partenza.

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La cosa più difficile nel recuperare da un infortunio è avere la capacità di saper aspettare, non proprio una delle mie qualità, ma bisogna darsi il giusto tempo per riuscire a costruire la propria forma e tornare al top, che sia per una Ews o per un giro in bici con gli amici.

Se per gli uomini è stata dura per le donne lo è stato ancora di più, mi piace ricordare che per la categoria femminile non ci sono sconti, che a differenza di molti altri sport in Enduro la gara rimane per tutti uguale, per Valentina non è stata la sua migliore gara a causa di una scelta sbagliata del setting della bici non è riuscita ad esprimersi al meglio sui sentieri Irlandesi, è comunque arrivata in fondo soddisfatta e con il sorriso stampato sulle labbra per aver portato a termine un’altra fantastica avventura in sella alla sua bici!

Appuntamento nel weekend con il round scozzese dell’Enduro World Series.

        
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