

Jacopo Billi è uno di noi, con qualche watt in più, ma questi sono dettagli 🤣
Molti di voi lo conosceranno per il suo canale YouTube, ma in realtà ama anche scrivere, per raccontare la sua forte passione per la Mtb e per le competizioni.
Il piemontese del Team Metallurgica Veneta è un biker di professione, ma per lui la Mtb è anche tanto altro: è innamorato del fango, del flow, della tecnica e della fatica, proprio come noi di MtbCult.it e come voi che ci seguite.
Per questo motivo, il racconto della sua passione sviscerata per la Mtb lo ha voluto pubblicare proprio sui nostri canali. E noi lo facciamo volentieri.
Buona lettura!
DC

Sta per iniziare la mia ventiseiesima stagione di gare.
Ho 30 anni, quest’anno ne compirò 31, corro da un quarto di secolo.
Leggendo questi numeri, anch’io mi chiedo per un momento come sia possibile aver trascorso così tanto tempo a correre su una bici. Quasi come se la vita stessa fosse una gara.
Che poi, se ci penso bene, ricordo a malapena la prima volta in cui mi hanno dato il via e avevo le ruote sulla linea dello start, quasi come se quel momento facesse parte di una vita passata, non di questa.
Non lo sapevo, ma quello era l’inizio di un viaggio che segna la vita, come una cicatrice che non va più via ed è destinata a colorarsi col passare del tempo, soprattutto con il bagliore del sole.

Il primo giorno di scuola
Vorrei poter dire che questi anni sono volati veloci uno dopo l’altro, in un susseguirsi di avvenimenti, ma la realtà è che sono trascorsi lentamente, permettendomi di godere a fondo di ogni opportunità che la vita da atleta ti mette di fronte.
Per ogni anno ricordo bene colori, percorsi, stati d’animo e sensazioni come se me le avessero tatuate sulla pelle. Non ho buona memoria, ma certe cose le ricordo molto bene.
Ad esempio, ricordo l’inizio di ogni singola stagione, ogni inverno approcciato come quei primi giorni di scuola in cui cercavo di iniziare quaderni e diari senza sbavature, pensando che un anno impostato correttamente potesse protrarsi in avanti per mesi nella stessa maniera.

Ma poi la scuola, un po' come la vita e come lo sport, ti sbatte in faccia la realtà, dura ma preziosa, del dover fare i conti con errori, imprevisti, cambi di direzione e guai vari. Fallimenti che ti portano a cambiare e a spingerti verso nuovi orizzonti.
Lo sport però è una buona scuola dove farsi le ossa in fretta e la mountainbike lo è ancora di più, tra macchie di fango da pulire e montagne alte da scalare tutti i giorni.
Ad ogni modo, mi piace voltarmi indietro per cristallizzare il passato, almeno ogni tanto, e fermarmi in questa vita che corre come un treno in ritardo perenne, con tutti noi sopra.
Radici profonde
Mi volto e vedo tanti giovani ragazzini che corrono al mio fianco e che poi prendono strade diverse, chi prima e chi dopo, allontanandosi col tempo dal mondo delle gare per i motivi più svariati.
Ma credo che tutti loro abbiano conservato una radice forte e profonda con questo mondo, anche dopo anni, piantando quelle radici nella terra per alimentarsi di avventure e sentieri che finisci per conoscere meglio delle tasche dei tuoi jeans.
Una radice che si nutre di valori che lo sport ti può dare e che, se sei giovane, sai cogliere e assorbire più che mai.

Fino all'ultimo respiro
Devi essere un po' masochista per farlo.
Per questo sport devi voler sprecare molti dei battiti che il tuo cuore ha a disposizione nella vita, e lo devi volere davvero, fino in fondo. Battiti che potevi e potresti tenere da parte, colpi di un fucile che per molti resta lì, senza sparare per anni.
Ma no, noi battiti e colpi li vogliamo sparare tutti, fino all’ultimo respiro.
E così oggi, come 25 anni fa, quando ero quasi inconsapevole di ciò che stavo facendo, sono pronto a gettare al vento altri battiti e a sentire ancora l’acido lattico che inebria il mio corpo tutti i giorni, con un occhio di riguardo alla domenica, ovviamente.

Dopo un po' di tempo ci diventi quasi amico, con la fatica. Quando fa male mi piace pensare che sia come quel vecchio amico un po' fastidioso, che ogni tanto si presenta alla tua porta e ti obbliga ad offrirgli un caffè.
«Prego entra pure, che metto su una moka. Siediti e fai come fossi a casa tua».
In fondo sei solo fatica, dolore fisico che non vedi l'ora che finisca, ma poi quando esce dalla porta ti manca già e ti chiedi perché l'hai cacciato così presto.

Clap, clap
Il rumore di due tacchette che si agganciano ai pedali scandisce il ritmo della giornata, incastrare eventi e organizzare i movimenti in base a meteo e temperature diventa un processo automatico, generando una routine che a volte sembra diversa da quella di tutti gli altri e che poi a pensarci bene, non è un male.
Sento il vento in faccia, i primi schizzi di fango che stupidamente provo ad evitare pensando ogni volta di poterci passare in mezzo ma che poi, inevitabilmente, sei destinato a capire di dover accettare anche oggi.
Finire poi per andare a cercare quel fango, a tornare bambino chiedendoti che cosa ti facesse pensare che evitarlo fosse la parte migliore, quando invece è proprio sguazzarci dentro che ti riporta a contatto con la semplicità e la realtà della vita.

Lo “sballo” quotidiano
Appoggiare la bici ad un muretto, riempire la borraccia, fare una sosta in cima ad una salita che Dio solo sa quante volte ti ha visto e, soprattutto, in che condizioni...
Apprezzare ogni cosa dell’essere così vicino alla natura.
Staccarsi dal mondo e perdere i metri di dislivello guadagnati prima in modo veloce e naturale.
Unire paesi e connettere i propri sensi con quelli del terreno, sentirne ogni sasso e immaginarsi in testa ad una gara per provare le stesse vibrazioni, ma ad un livello maggiore.

Provare un senso di sballo, euforia e alterazione senza assumere sostanze, ma “facendosi” solo di fatica e flow sui sentieri: chi l’ha provato sa cosa intendo, una sensazione che ti avvolge quando pedali da ore e i movimenti diventano automatici.
Ti ritrovi in un posto senza quasi sapere come ci sei arrivato.
E poi, la parte che più mi spinge ad uscire ogni giorno: la ricerca di agonismo, intensità elevate, dolore fisico e cuore oltre l’ostacolo come leggi essenziali per sentirsi in vita.
Non so dove, non so quando, ma so che boschi fitti e terreni tosti mi stanno aspettando da qualche parte anche questa volta e non posso fare altro che prepararmi al meglio per sputarci sopra tutti i battiti che ho in corpo.
Oggi, come tanti anni fa.
Andiamo!
Jacopo Billi

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Oltre che su YouTube, potete seguire Jacopo Billi sul suo profilo Instagram.
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Redazione MtbCult
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