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COMUNICATO UFFICIALE

Il 2020 è un anno particolare, a causa della pandemia di Covid-19, non ci sono gare in primavera e la situazione appare surreale per tutti quelle squadre che in questo periodo solitamente si trovavano a correre in Italia e in Europa.
Lo staff di staff di SOUDAL-LEE COUGAN Racing Team racconta di come vive questi momenti speciali e in particolare il team manager Stefano Gonzi parla della sua squadra, fa luce su alcuni degli aspetti più importanti del suo lavoro e spiega le difficoltà di gestione di un team di mountain bike che intende esprimersi ai più alti livelli.

– Ciao Stefano, ti stai avvicinando ai venti anni di gestione di un tuo team, parlaci un po’ di te, di quando e come è nato il tuo team …
– La mia avventura ciclistica è cominciata quasi 30 anni fa, mi fu regalata una mountain bike e da lì è partito tutto, è stato amore a prima vista e ho iniziato a fare delle gare con ottimi risultati. Il lavoro mi impediva di allenarmi e già durante la mia attività agonistica, riflettevo sulla possibilità di gestire un team a livello amatoriale. Di lì a poco, intrapresi l’avventura con il Team Tredici di Montemurlo, fu una bella esperienza, così nel 2002 decisi di avere un team tutto mio, il Top Race Team, con alcuni dei migliori atleti amatori toscani.
Avvalendomi di alcune importanti collaborazioni con aziende del settore e sponsor della mia zona, iniziai a raccogliere risultati sportivi sorprendenti e nonostante qualche difficoltà, è stata una crescita continua fino ad oggi.

Stefano Gonzi

– C’è qualcosa che è stato più facile di quanto ti aspettassi, o qualcosa di inaspettatamente spiacevole riguardo all’essere un team manager di una squadra in questo sport?
– Nulla! Non c’è nulla di facile, anzi è sempre molto, molto difficile, se vuoi rimanere ad un buon livello. Quello che trovo spiacevole e mi fa ancora infuriare è che una disciplina della mountain bike come la marathon, così bella e affascinante, non venga presa dalle istituzioni con le giusta considerazione.

– Quale è stata la tua più grande sfida come proprietario di un team?
– Ho sempre voluto un team forte e competitivo ad alto livello, ma allo stesso tempo un gruppo di persone che provassero il piacere di stare insieme come degli amici e questo oggi è il mio gruppo, fatto di grandi persone.

– Dal momento in cui hai iniziato ad oggi, come si è evoluto il tuo ruolo di team manager?
– Si è evoluto tantissimo, i primi anni era quasi un hobby, adesso è come avere una piccola impresa a tutti gli effetti. Il team manager che vuole risultati unici deve gestire molte cose e trovare soluzioni rapide ai problemi, è importante garantire un senso di sicurezza a tutta la squadra, che certo si appoggia su di me perché sa che tutto può essere risolto.

– Soudal-Lee Cougan è una struttura concreta nella mountain bike, oltre a solidi partner cosa serve?
– Gli sponsor sono la linfa vitale per un team, grazie al loro supporto cerco di garantire ai miei atleti tutto il necessario per essere competitivi, però devi anche metterci molto del tuo, devi essere corretto sia con gli sponsor che con i componenti del tuo team.
Sono 28 anni che sono in questo mondo e ne ho viste di cotte e di crude, squadre fatte con promesse non mantenute, con i forse e con i vedremo. Io credo che se sei trasparente e sincero è tutto più facile, in questi anni ho avuto contatti con tanti atleti che avevano richieste a cui sapevo di non poter far fronte e, seppur a malincuore li ho lasciati al loro destino.

Stefano Gonzi

– Qual è stato il risultato di cui sei più fiero?
– Ci sono tanti momenti, ma la cosa che per me è più significativa è l’aver dimostrato, dopo la bufera Felt del 2009, che Stefano Gonzi è una persona onesta.

– Hai avuto tanti atleti in squadra. Chi ti è rimasto tra tutti nel cuore?
– Tutti. Ho avuto atleti colombiani che non sono più in Italia da anni con cui mi sento spesso, atleti amatori che appena c’è l’occasione vengono a salutarmi e a scambiare quattro chiacchiere. Con tutti ho dei buoni rapporti e condivido bei ricordi, io sono cresciuto con loro e li considero come altri miei figli.

– Quale è la parte più impegnativa della stagione?
– Non c’è una vera e propria parte impegnativa se ami quello che fai, ma sicuramente preparare una nuova stagione è molto impegnativo. Sicuramente quest’anno questo periodo difficile che stiamo attraversando ci costringerà ad una riprogrammazione.

– Quali sono le riflessioni sulle gare svolte finora in questa stagione?
– Abbiamo cominciato con un’ottima preparazione alla Mediterranean Epic e abbiamo vinto con Valdrighi e fatto terzo con Jacopo Billi nell’unica gara svolta in Italia, poi …

– All’inizio della stagione avevate delle aspettative riguardo agli obiettivi che si potevano realizzare, come sono cambiate ora queste aspettative?
– Non sono cambiate, nella squadra siamo tutti motivati dal perseguimento degli obiettivi, per primi i corridori. Quando sapremo esattamente quando riprenderanno le competizioni, faremo luce sul percorso da seguire, una cosa è certa, stiamo lavorando per farci trovare pronti e faremo del nostro meglio per essere presenti al maggior numero possibile di eventi.

– Ti prendi del tempo per te stesso durante questo isolamento?
– Questa è una bella domanda, sicuramente ho del tempo in più. Penso di più e quindi la mia testa lavora molto di più, passo le mie giornate al computer, in preparazione per quando si ripartirà … perché sono sicuro che si ripartirà.
Mio babbo diceva “l’importante è che la morte ci trovi vivi”.

Info: www.soudal-leecougan.com.

Redazione MtbCult

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