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Brian Lopes ieri ci ha aperto una piccola finestra sul mondo dell’enduro americano che presto andremo ad incontrare a Punta Ala. L’appuntamento con la tappa numero 1 dell’Enduro World Series si avvicina. Cresce l’attesa. I rider hanno iniziato ad arrivare sul posto. Noi oggi facciamo un piccolo passo indietro andando a ripescare nella memoria di Franco Monchiero, l’inventore del Superenduro, il momento in cui è nata la scintilla dell’enduro italiano.

RIVA DEL GARDA – Ha 53 anni. Vive nei pressi di Alba (Cn). Ha corso tanto in moto, enduro e motocross. Ha fatto 15 anni in quella categoria che una volta si chiamava Regolarità, fino al livello nazionale. Poi ha smesso con la moto e ha iniziato con la bici da Dh. E’ stato campione italiano nel 1991, poi però si è stufato della Dh perché non gli piaceva essere impegnato tanto per fare solo tre discese. Franco Monchiero, sin da giovane sognava l’enduro ed era proprio quello il tipo di gare che cercava. Oggi l’enduro è diventato quello che è diventato e rimane comunque una sorta di incarnazione del suo concetto di Mtb: guadagnare quota per divertirsi in discesa.
L’enduro lo hanno inventato i francesi con Fred Glo e in parte George Edwards con le Megavalanche. Nel 2003 esisteva già in Francia, ma in Italia lo ha fatto nascere, con le sue regole, Franco Monchiero, creando insieme ad Enrico Guala il Superenduro, il volto italiano di questa disciplina che sta dilagando nel mondo.
Guala è il volto istrionico del Superenduro, è la persona che tutti conoscono, vedono e sentono alle gare, ma Monchiero è forse la mente di tutto ciò. Non ama il clamore e ha le idee molto chiare sul futuro del “suo” enduro.
Prima, però, facciamo un passo indietro e andiamo cercare il momento in cui è nata la scintilla dell’enduro in Italia.

– Qual è stata l’idea che ha fatto nascere il Superenduro?
– In quel periodo vendevo Commençal in Italia e in Italia gli utenti hanno sempre comprato i prodotti in funzione dell’agonismo. L’ispirazione per l’utente finale è sempre l’agonismo. E in quel periodo Commençal aveva un range di bici molto vasto proprio per l’uso enduro-all mountain. E tutti mi dicevano: «Bella la bici da enduro, ma cosa ci faccio? Eh, ci fai un po’ di tutto». L’Xc andava bene, la Dh teneva, ma bisognava fare qualcosa a livello di gare in Italia, in pratica per rendere i miei clienti più felici.
E cosa fare allora?
Le Avalanche in Italia non potevano avere il successo che hanno avuto in Francia o altrove, perché di località che si prestano bene per questo format di gare ce ne sono poche da noi. E quindi sono andato a ripescare nel mio passato da endurista in moto.

– Di che anno parliamo?
– Il 2006. Ma ti dico che già nel 1987, ad Alba, dove vivo, io avevo organizzato una gara di enduro. Già allora, con lo stesso format di adesso. C’era il controllo orario, una sorta di gara di discesa senza risalita dove il concorrente doveva pedalare in salita per forza di cose, visto che non c’erano impianti ad Alba…
E quindi nel 2006 mi sono detto: vado a ripescare quel format di gara, nel quale la risalita non è proprio marginale.
E con regole leggermente diverse rispetto all’enduro in moto.
In questa avventura ho chiamato un mio amico: «Enrico, mi piacerebbe organizzare delle gare in questa maniera, mi dai una mano?»
E lui mi rispose: «No, Franco lascia stare, non ho tempo, ho troppe cose da fare».
Poi dopo qualche mese l’ho convinto e nel 2007 abbiamo fatto due gare sperimentali, a Priero e Cartosio, cioè vicino casa mia.
I primi pensieri sull’enduro però ci sono stati nel 2004-2005. Da tempo ne parlavamo. Dirti quando sia nato è difficile.
La prima gara ufficiale del Superenduro la facemmo a Sanromolo e ci furono 95 partenti perché grazie alle amicizie francesi di Roberto Vernassa vennero una 30 da oltralpe. Fu un successo. Mi ricordo: io ed Enrico abbiamo dato il via alla gara e poi siamo andati a vedere lo start della Speciale 1 e allo scandire dei -5 secondi al via ci siamo guardati e avevamo gli occhi lucidi. Era la prima gara di enduro in Italia ufficiale. Era fine marzo 2007.

Sestri Levante 2013: nonostante la 4ª speciale richiedesse al pubblico un'arrampicata non proprio indifferente, il tifo ai concorrenti non è mancato. L'enduro inizia ad essere percepito non più come un evento per pochi appassionati.
Sestri Levante 2013: nonostante la 4ª speciale richiedesse al pubblico un’arrampicata non proprio indifferente, il tifo ai concorrenti non è mancato. L’enduro inizia ad essere percepito non più come un evento per pochi appassionati.

– E adesso siamo arrivati a 550 partenti. E ce ne sarebbero anche di più…
– Ce ne sarebbero anche di più, solo che il limite dell’enduro è che non puoi ampliare il numero all’infinito, come per una Gran Fondo.

– E se si provasse a dividere la gara su due giornate?
– Ho pensato a questa ipotesi, però non credo che possa funzionare. Intanto il sabato dovresti gestire diciamo 1000 persone per selezionarne 300, ma comunque il sabato ne devi gestire 1000 e non è mica uno scherzo.
A meno che non fai due giorni di eliminatorie, ma sarebbe una cosa troppo difficile.

– E se si pensasse, ad esempio, a due speciali il sabato e tre la domenica?
– E’ un’idea, ma va un po’ contro la filosofia dell’enduro che prevede comunque una gara impegnativa e in un giorno unico. Si potrebbe fare il 70% della gara al sabato e il restante 30% la domenica mattina in modo che le persone abbiano modo di tornare a casa in tempi ragionevoli.
In realtà quello che accadrà è una differenziazione degli eventi su scala nazionale, regionale e provinciale con livelli di difficoltà differenti in modo che ognuno possa andare a collocarsi su quello che più gli si addice. E così avviene una sorta di selezione naturale.

– L’enduro è arrivato in un momento in cui il freeride era in declino. E adesso non esiste più.
– O meglio esiste, ma la gente lo fa nei bike park e magari con la bici da enduro. L’utenza c’è ed è rappresentata da persone che non fanno gare ed sono tantissime, ma non utilizzano più quel tipo di bici lì, perché nel frattempo la bici da enduro è diventata più divertente, più efficiente e più fruibile in generale. In pratica non esiste più la Mtb pesante con forcella monopiastra.

L'enduro ha ancora grandi margini di crescita: sono tanti i rider non agonisti che sono tentati da questa disciplina. E anche in campo femminile fa sempre più proseliti.
L’enduro ha ancora grandi margini di crescita: sono tanti i rider non agonisti che sono tentati da questa disciplina. E anche in campo femminile fa sempre più proseliti.

– Quale futuro immagini per l’enduro?
– Secondo me ha ancora margini di crescita incredibili. Non tutti i mercati europei hanno capito per bene le potenzialità di questa disciplina. A mio modo di vedere i tedeschi se ne stanno accorgendo forse solo ora e la Enduro World Series darà una bella mano a far progredire questa disciplina, inondando gli appassionati di notizie, foto, immagini varie dell’enduro.
Sempre più nazioni se ne accorgeranno, soprattutto quelle che adesso ancora non conoscono lo spirito e le regole di questa disciplina. Sono convinto che l’Ews agiterà gli animi di tantissimi appassionati.
Anche gli Stati Uniti sono ancora molto indietro, per quanto questa disciplina incarni molto bene il loro modo di intendere la Mtb.

Le Megavalanche hanno dato un input importante all'enduro. Ma la specialità francese non poteva funzionare bene su tutto il territorio italiano per via delle poche località che si prestavano davvero alle Megavalanche.
Le Megavalanche hanno dato un input importante all’enduro. Ma la specialità francese non poteva funzionare bene su tutto il territorio italiano per via delle poche località che si prestavano davvero alle Megavalanche.

– Anche se i percorsi sono molto diversi dai nostri…
– Sì, però l’enduro è un format di gara che si presta bene ad essere interpretato a seconda dei territori. Per esempio, nella Dh il percorso è quello, può essere un po’ più lungo, ma il concetto non cambia quasi mai. Mentre invece può capitare che in Scozia facciano delle gare di enduro quasi pianeggianti, ma lì l’orografia non permette cose diverse. Secondo me l’enduro ha più possibilità di essere interpretato ed è questo il bello.
Sono contrario all’adozione di un unico format di gare per l’Ews.
Faccio un esempio: una tappa alpina dell’Ews può prevedere gli impianti di risalita che non servono ad evitare le salite, ma a fare le speciali più lunghe e anche più pedalate.
E a tal proposito in questo periodo ho inventato il fattore M.

– Ovvero?
– Il fattore M, ossia il fattore Monchiero, è la proporzione fra il tempo di risalita e quello della speciale. Più il fattore è alto, più la speciale è di durata maggiore rispetto alla risalita. E quindi maggiore è questo fattore e migliore è la qualità della gara e maggiore è il divertimento.
Io credo molto nell’enduro perché secondo me è il modo migliore per vivere la Mtb divertendosi.

L’Enduro World Series che sta per partire da Punta Ala il prossimo weekend deve molto a Franco Monchiero e alla sinergia che ha saputo trovare con Guala e gli organizzatori degli altri Paesi. L’aspetto più coinvolgente di questa specialità è che nasce dai rider e da una loro concezione di agonismo.
Abbiamo menzionato Fred Glo e lui, al pari di Monchiero, ha creato il format di gara enduro perché era quello nel quale sognava di cimentarsi. Quindi, dai rider per i rider. E in senso ancora più esteso, dagli appassionati all’industria della Mtb stessa. Forse nessuna disciplina della Mtb ha avuto la possibilità di crescere e svilupparsi dal basso, dal ventre della passione degli utenti come è successo per l’enduro. E quello che vedremo a Punta Ala sarà solo l’inizio dell’enduro come disciplina planetaria.

Simone Lanciotti

Salve, mi chiamo Simone Lanciotti... e sono un appassionato di mountain bike come voi. Mi piace talmente tanto raccontare la mia passione per la Mtb che circa 20 anni fa ne ho fatto una professione. MtbCult.it è la stata la prima rivista che ho creato; poi eBikeCult.it e infine BiciDaStrada.it. La bicicletta in generale è stata ed è ancora per me una scuola di vita. Quindi, il viaggio continua e grazie per il contributo che date al nostro lavoro. Di seguito potete trovare tutti gli articoli firmati dal sottoscritto. Simone Lanciotti