

Quello del prezzo delle bici è un tema che ricorre ciclicamente, perché le condizioni al contorno (capacità di spesa e tenore di vita) non cambiano.
In questo articolo proviamo a capire se è possibile riportare il prezzo delle bici (soprattutto quelle di media gamma) su cifre più accessibili ed eventualmente come.
Partiamo da questa domanda:
E' davvero inevitabile che il prezzo delle bici sia alto?
Forse sì, a meno di non attuare un cambio di modello economico e culturale che richiede tempo e rischi finanziari.
Ma di quale cambiamento sto parlando?
Provo a spiegarvelo di seguito.
Il casino del Covid e previsioni sbagliate
Devo tornare indietro di 5 anni e parlare del fenomeno bici che è esploso dopo il Covid.
In quel periodo c’è stato un generale spostamento verso l’alta gamma da parte di quasi tutti i marchi di bici, componenti e accessori.
Nel post-Covid sono entrati tanti nuovi utenti, alcuni danarosi (la bici era diventata uno sport status symbol), e questo ha spinto molti brand a spostarsi verso l’alto di gamma.
Allo stesso tempo, si è verificato anche un forte squilibrio fra domanda e offerta che ha fatto lievitare i prezzi.
Vista la grande richiesta del mercato i volumi di produzione di bici e componenti sono aumentati in modo consistente (solo Shimano ha saputo calmierare questa furia produttiva) fino a che nel 2022-2023 la domanda si è spenta, i magazzini erano pieni di merce da vendere a prezzi che nel frattempo erano saliti di un 20%-30%.
E qui è iniziata la crisi dei prezzi e la guerra degli sconti è diventata ancora più aspra.
Rieccoci ai giorni nostri: i prezzi, rispetto al 2022-2023, sono scesi (e continueranno a scendere?), la produzione si è tarata su volumi più ragionati e gli allestimenti sono sempre più intelligenti e accattivanti.
Eppure, ancora non ci siamo del tutto.
Perché la media gamma continua a costare tanto e/o non offre allestimenti interessanti.
E qui iniziano le proposte.

1 - Progettare per il valore reale
Negli ultimi anni la corsa all’innovazione (o presunta tale) ha spinto i brand ad estremizzare ogni dettaglio: telai sempre più complessi, integrazioni totali, carbonio ad altissimo modulo e ricerca estrema su aerodinamica e prestazioni (specie nel mondo road).
Risultato?
Costi di produzione (e di listino) alle stelle.
Questa è la fascia altissima, quella che attira tutti, ma che pochi possono permettersi.
Per ora lasciamola lì, perché l’obiettivo è rendere più intriganti bici di fascia più bassa.
Ma quale marchio è disposto a farlo?
Quale marchio è disposto a mettere nelle vetrine dei social modelli di bici equipaggiate con lo Shimano Deore o lo Shimano 105 con ciclisti allenati e in forma anziché sprovveduti o principianti?


I pro' usano XTR e Dura-Ace e la loro immagine è legata a questi prodotti, ma non esistono solo i pro'.
Anzi...
Quando inizierà quel cambiamento culturale secondo il quale una bici più semplice, meno raffinata, ma comunque efficace ed utilizzata da un ciclista vero è comunque un binomio figo?
Quando parlo di "bici più semplice" ne intendo una con telaio in carbonio “base” o in alluminio (ad eccezione dell’ambito racing) ben progettato e che possa offrire rigidità e comfort più che sufficienti per il 90% dei ciclisti.
Togliamo il passaggio interno dei cavi oppure semplifichiamolo il più possibile, accettando che alcuni cavi siano a vista.
L’obiettivo dev’essere il valore reale, non il feticismo tecnologico.
2 - Standard comuni e componenti universali
Da questo punto di vista la bike industry ha dimostrato di essere abbastanza disciplinata, limitando il numero di standard in modo concreto nel corso degli ultimi 10 anni.
Un esempio?
Lo standard UDH per l’attacco del cambio o i movimenti centrali filettati che hanno ormai soppiantato pressfit e quant’altro.

Si può ancora fare molto (vedi il passaggio interno dei cavi nel tubo di sterzo oppure unificare lo standard per la ricarica delle bici elettriche), limitando la produzione di reggisella o manubri proprietari (mi riferisco al mondo road) e di componenti che chiudono la porta ad una standardizzazione.
Ogni deviazione da uno standard comune ha un costo, per chi produce e per chi compra.
3 - e-Bike più razionali, non più esasperate
Com'è fatta una e-Mtb più razionale ed economica?
Vi faccio un esempio e vi invito a rifletterci su: telaio in alluminio, escursione di 140-150 mm, sospensione 4 Bar, motore da 70-85 Nm, batteria da 600 Wh non estraibile (per contenere peso e costo) ma estendibile e allestimento con sospensioni Fox Performance, freni e trasmissione Shimano Deore Xt 12v a cavo, gomme Maxxis (MaxxGrip dietro) e ruote con cerchi in alluminio: economica, ma non povera.
Peso: 22-23 Kg
Prezzo: 5000€ 4000€
Trovate il prezzo corretto perché ad una prima stesura dell'articolo sono stato più cauto, ma riflettendoci bene e analizzando anche i commenti di alcuni lettori, il prezzo dovrebbe essere ben sotto la soglia dei 5000€.
Ecco in basso un esempio creato con l’IA di ciò che sto dicendo:


A questo punto una domanda: ammesso che una bici del genere qualche marchio riesca (o voglia) davvero produrla, nel momento in cui si inizia a spingerla con il marketing e a costruirne valore e identità, quanto si rischierebbe di togliere interesse e appeal alle bici premium?
Risposta: dipende da quanto sei razionale nella scelta della tua bici.
E pochi di noi lo sono davvero.
4 - Il solo telaio ad un prezzo valido
Perché non offrire più spesso il solo telaio (e-Mtb comprese) ad un prezzo davvero interessante?
Vendere la bici intera non dovrebbe più essere l’unica strategia di vendita.
Molti biker hanno già ottimi componenti e vogliono solo un telaio più recente: rinnovare senza spendere una fortuna.

5 - Allungare la vita della bici
Nuovi modelli ogni anno con piccoli aggiornamenti frequenti = svalutazione rapida dell’usato.
Ma una bici ben progettata può durare, e tenere una bici più a lungo è già di per sé una forma di risparmio.
Serve però un cambio di mentalità su entrambi i fronti:
- - i produttori devono garantire ricambi e standard per almeno 10 anni;
- - chi produce deve rinnovare ogni 4-5 anni;
- - chi compra può intendere la bici come un investimento più duraturo, non come un oggetto da sostituire di continuo.
6 - Ripensare la vendita
Il modello direct-to-consumer (alla Canyon o Rose, per intenderci) ha fatto vedere alternative valide al sistema classico, ma un modello ibrido (che esiste da tempo, fra l'altro) potrebbe essere finalmente adottato: acquisti online, ma ritiri e chiedi assistenza presso un negozio convenzionato.
Meno costi di rete, più efficienza, e un prezzo finale più onesto e controllato.
Vi chiederete: perché questo sistema non è già realtà?
Perché i marchi di bici ci credono poco.
7 - Ridurre i margini di guadagno
Questo punto parla da sé.
Molti marchi hanno iniziato nel 2024 attuando dei ribassi dei prezzi di listino.
Alcuni brand hanno proseguito anche nel 2025 e nel 2026.
Prezzi più bassi a parità di allestimento delle bici significa margini di guadagno ridotti (talvolta, ahimè, anche per i rivenditori).

Significa rendersi conto che la concorrenza dei marchi piccoli e dei marchi nuovi (specie cinesi) richiede cambiamenti più efficaci.
Ma sono sufficienti?
E quanto a lungo?
Io credo (e spero) che la bike industry si stia calibrando su nuovi target di produzione e soprattutto di costo, mettendo la capacità di spesa dei ciclisti come fattore cruciale in sede di progettazione di nuovi modelli di bici.

Il rapporto qualità/prezzo che propongono è valido (ma non mirabolante), ma senza uno storico alle spalle quanto diventano realmente appetibili?
In conclusione…
Le due facce della medaglia, inevitabilmente antitetiche, sono queste:
- - tutti gli appassionati sentono che il ciclismo ha bisogno di tornare ad essere accessibile. Che non significa fare bici peggiori o rinunciare al progresso, ma rimettere al centro il rapporto fra costo e valore reale.
- - la bike industry è, appunto, un'industria con le regole del profitto e del contenimento dei costi che guidano le scelte.
Come si fa a far convivere queste due facce?
Anzi, direi, come si fa a far sì che si tocchino, in modo che gli appassionati capiscano i limiti e le problematiche dell'industria e l'industria si accorga, davvero, delle necessità di chi le bici e i componenti li compra?
Di fatto questa è la sfida che tutti abbiamo davanti, perché noi con i nostri acquisti (o i nostri non-acquisti) diamo indicazioni chiare alla bike industry.
Ognuno di noi conta.
E voi come avete deciso di contare?
Qui tutti i nostri articoli e approfondimenti sulla bike industry
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Sull'autore
Simone Lanciotti
Sono il direttore e fondatore di MtbCult (nonché di eBikeCult.it e BiciDaStrada.it) e sono giornalista da oltre 20 anni nel settore delle ruote grasse e del ciclismo in generale. La mountain bike è uno strumento per conoscere la natura e se stessi ed è una fonte inesauribile di ispirazione e gioia. E di conseguenza MtbCult (oltre a video test, e-Mtb, approfondimenti e tutorial) parla anche di questo rapporto privilegiato uomo-Natura-macchina. Senza dimenticare il canale YouTube, che è un riferimento soprattutto per i test e gli approfondimenti.
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