

Il Bike Festival 2026 è concluso e ci sono 3 punti sui quali vale la pena riflettere.
Sebbene l'edizione 2026 di questa rassegna sia stata caratterizzata più dalle assenze che dalle presenze dei marchi di spicco, il Bike Festival riesce sempre a far capire come sta il mondo della Mtb.
L'assenza stessa di tanti marchi, in fondo, ci dice molto.
Ma andiamo con ordine e cominciamo dal video che vi mostra le cose più interessanti, a mio avviso, viste al Bike Festival 2026.
Se avete già visto il video, passate al resto dell'articolo:
I 3 punti salienti del Bike Festival 2026
Oltre ai 3 punti che leggete in basso di certo il forfait che molti marchi hanno dato alla rassegna trentina è un indice chiaro di una situazione nebulosa.
E' prima di tutto un fatto economico (i metri quadri al Bike Festival come ad Eurobike o a IBF costano tanto), ma anche di nuove strategie di marketing (i negozi, alcuni, diventano sempre più rilevanti, ad esempio) oppure di strategie non ancora delineate.
Di sicuro la bike industry, come tutte le altre industry, è inserita in un contesto socio-politico davvero nebuloso (per usare un eufemismo).
Ma cosa ha colpito di più al Bike Festival 2026?

1 - Il rapporto qualità/prezzo conta più del resto
E i marchi emergenti lo sanno molto bene...
Ok la tecnologia e le sue raffinatezze, ma prima di tutto il prezzo deve essere commisurato alla qualità.
E oggi, onestamente, fare un prodotto bici di qualità media non è affatto difficile.
I marchi orientali lo sanno bene e se ne stanno accorgendo anche gli appassionati.
Quindi, se vuoi acquisire considerazione, bilancia bene prezzo e qualità, possibilmente prestando attenzione alle fasce di prezzo che identificano delle soglie psicologiche: 5000€, 4000€, 3000€, 2000€...
Perché a salire di prezzo si fa sempre in tempo.

2 - Le 32 pollici (e gli errori da evitare)
Possiamo considerarlo uno standard che è già qui, sebbene non sia ancora presente in maniera massiccia.
Vorrei puntualizzare, però, un aspetto, a mio avviso cruciale e rassicurante: qualunque marchio sa che non può sbagliare e che non è possibile ripetere gli "errori di gioventù" commessi quando dalle 26" si passò alle 29".
Perché gli utenti sono più preparati, attenti e consapevoli e perché oggi ci sono molti più strumenti e competenze per allestire bici valide anche con ruote da 32".
Si tratta solo di non avere fretta (sebbene sia una dote che storicamente manca alla bike industry...), perché in questo momento qui una bici o un un prodotto sbagliato pesano tantissimo sulle tasche di qualunque produttore.
Per noi appassionati questa è la garanzia che le 32" se verranno adottate è perché ci si è ragionato e studiato su per bene.

3 - La sfida Bosch-Avinox (e tutti gli altri)
"Se non ha l'Avinox non la compro".
E' il commento che sintetizza l'opinione dilagante del momento: ovvero l'Avinox M2S è l'unica drive unit degna di essere considerata e tutte le altre spariranno.
Più coppia, batterie più sottili, la ruota fonica che non fa slittare la ruota posteriore, più silenzioso...
Nei commenti sui social si trovano pareri basati sul "letto qua e sentito là" e pareri basati sulla competenza degli esperti, cioè uno scenario tipico dei social, che però si scontra con una realtà comunque non facile.
La frase iniziale, infatti, diventa:
"Anche se ha l'Avinox non è detto che ne compro una nuova".
Fra gli stand del Bike Festival 2026 ho visto curiosità intorno ai marchi emergenti con l'Avinox "addosso", ma meno rispetto a IBF dello scorso anno.
Perché il fattore sorpresa, per ora, è calato e perché di marchi ne stanno arrivando davvero tanti (Crussis, Steppenwolf, Teewing...), inflazionandosi fra di loro.
E poi perché fra i big, solo in pochi (Mondraker e Pivot) hanno scelto di adottare l'M2S.
E tutti gli altri quando arriveranno (se arriveranno)?

Sebbene io creda che la nuova M2S sia una drive unit molto valida ed evoluta e che le batterie da 700 e 800 Wh di Avinox permettano una snellezza senza pari a qualunque bici adotti questo motore, ritengo però che sperare che gli altri produttori spariscano, chiudano o falliscano mi sembra un atteggiamento da tifoseria violenta.
Ad Avinox va tributato un grande grazie, perché ha dato uno scossone veemente al nostro settore, costringendo tutti a reagire in tempi più rapidi e anche a rivedere il fattore prezzi.
In termini di fetta di mercato Bosch mantiene ancora una percentuale consistente di presenza sulle e-Mtb in catalogo (stimata nell'80-85%), ma Avinox sta avanzando.
Per ora questa avanzata è rallentata da volumi di produzione delle drive unit cinesi ben ponderati (per non dire contingentati), dalla priorità alla fornitura ad Amflow e dalla necessità di creare una rete di assistenza Avinox ben strutturata e super partes (cioè senza priorità alle richieste dei clienti Amflow).
Quindi, la sfida Bosch-Avinox è solo appena iniziata e non credo che sarà ancora a lungo una sfida solo a due.
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Sull'autore
Simone Lanciotti
Sono il direttore e fondatore di MtbCult (nonché di eBikeCult.it e BiciDaStrada.it) e sono giornalista da oltre 20 anni nel settore delle ruote grasse e del ciclismo in generale. La mountain bike è uno strumento per conoscere la natura e se stessi ed è una fonte inesauribile di ispirazione e gioia. E di conseguenza MtbCult (oltre a video test, e-Mtb, approfondimenti e tutorial) parla anche di questo rapporto privilegiato uomo-Natura-macchina. Senza dimenticare il canale YouTube, che è un riferimento soprattutto per i test e gli approfondimenti.
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