Fuori Sentiero #8: i grandi errori della Mtb (e cosa ci hanno insegnato)

Simone Lanciotti
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Fuori Sentiero #8: i grandi errori della Mtb (e cosa ci hanno insegnato)

Simone Lanciotti
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Anche l’evoluzione può sbagliare strada e senza questi errori non ci troveremmo dove siamo ora.
Di novità, in apparenza grandi ma nella sostanza poco significative, il nostro settore è pieno, come del resto tutti i settori lo sono, e in questa puntata di Fuori Sentiero, la 8ª, proverò ad elencare quelli più significativi.
La lista non è lunghissima e sono certo che ai più esperti ne verranno in mente anche altri, ma in ogni caso ciò che conta è considerare questi “passi falsi” come una parte del continuo miglioramento della bici, da 25 anni a questa parte.

Ma non solo: quali sono i passi falsi che oggi la bike industry sta facendo e di cui forse non si è ancora resa conto?
A fine puntata ne parliamo, ma intanto torniamo indietro di circa 23 anni.

Shimano Dual Control (circa 2003)

L’idea era semplice ma radicale: integrare freno e cambio nella stessa leva, un po’ come avviene sulle bici da strada.
Con il sistema Dual Control:
- si frenava tirando la leva;
- si cambiava spingendo la leva verso l’alto o verso il basso

In teoria i vantaggi erano diversi:
- meno comandi sul manubrio;
- cambiata possibile senza staccare le mani dalla leva del freno;
- ergonomia più pulita;

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Shimano ci credeva molto: il sistema debuttò sull’XTR e poi su Deore XT e Deore.
Nella pratica però molti biker non si sono mai trovati davvero bene.
I problemi principali erano cambiate involontarie in frenata su terreni sconnessi, ergonomia non proprio intuitiva, specie su fondi difficili, incompatibilità con molte leve freno aftermarket e infine preferenza crescente per i comandi cambio a pulsanti tradizionali.

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Proprio in quegli anni lì, a ripensarci bene, Sram presentò i trigger shifter, cioè la prima vera alternativa al loro celebre Grip Shift, conquistando l’attenzione di svariati “shimanisti” poco convinti dai comandi Dual Control.

Cosa ci ha insegnato questa cosa?
Che una soluzione che funziona benissimo su strada può non funzionare affatto in fuoristrada.
Mentre spesso è vero il contrario…

Truvativ Hammerschmidt (2009)

Quando Truvativ lo presentò, sembrava una piccola rivoluzione, perché in quegli anni si parlava di trasmissioni 3x9, 2x9 o 2x10 e, quindi, avere una sola corona davanti era, appunto, una rivoluzione.
Il sistema integrava un deragliatore dentro la guarnitura, usando un ingranaggio epicicloidale.
In sostanza, funzionava come una doppia corona ma aveva una sola corona esterna.

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L’idea era molto furba, perché:
- niente deragliatore anteriore;
- cambiata possibile anche sotto sforzo;
- minore usura della trasmissione;
- linea catena più costante.

In teoria era perfetto per le nascenti bici all-mountain ed enduro, ma presto si scontrò con la realtà.
I suoi limiti principali erano, infatti, peso elevato (circa 1 kg solo il sistema), attriti meccanici percepibili, compatibilità limitata con i telai e un costo non proprio abbordabile.

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Ma non solo.
Nel frattempo stava arrivando la vera rivoluzione, ossia le trasmissioni monocorona con cassette sempre più ampie.
Quando arrivò lo Sram XX1 nel 2012, l’Hammerschmidt diventò improvvisamente inutile.
Di fatto è scomparso nel giro di pochi anni.

Cosa ci ha insegnato questa cosa?
L’idea non era sbagliata, ma la soluzione giusta è arrivata da un’altra direzione, cioè ampliando la cassetta.
Ma non solo: questo concetto basato su ingranaggi epicicloidali è, oggi, usato da Classified che lo ha spostato nel mozzo posteriore.
Ne abbiamo parlato su BiciDaStrada:

Ruote 27,5 Plus (2015)

Introdotte intorno al 2015-2016, le ruote 27,5 Plus promettevano di cambiare il modo di guidare la mountain bike.
L’idea era semplice: combinare il diametro 27,5” con gomme molto larghe (2,8-3,0”) per ottenere più grip, più comfort e maggiore facilità di guida.
Le ruote 27,5 Plus, adottate soprattutto dalle nascenti e-Mtb, sono state descritte anche come la “quarta via” accanto a 26, 27,5 e 29 pollici.

Ma l’entusiasmo è durato poco.
Nella pratica le Mtb con gomme Plus risultavano poco precise in curva, più lente e poco scorrevoli.
Ma soprattutto nel frattempo la 29” si è evoluta molto, specialmente  con gomme 2,4-2,5”, diventando a tutti gli effetti il diametro standard.
Nel giro di pochi anni il formato 27,5 Plus è progressivamente scomparso dalle bici mainstream.

Cosa ci ha insegnato questa cosa?
Da un lato che il diametro 29” è stato un cambiamento enorme che ha richiesto molto tempo e addirittura misure intermedie.
Dall’altro che l’esigenza di maggiore comfort e confidenza nella guida è stato ottenuto coinvolgendo tanti altri componenti e ragionando di più sulla geometria del telaio. 

Fatbike (2013)

Intorno al 2013-2016 le fatbike hanno vissuto un momento di enorme visibilità.
Gomme da 4-5 pollici di larghezza, capacità di galleggiare su neve e sabbia e, soprattutto, un look radicale che attirava subito l’attenzione.
Molti marchi hanno inserito almeno un modello fatbike in catalogo e qualcuno immaginava che potessero diventare una nuova declinazione mainstream della Mtb.
E, ve lo confesso, per un attimo l'ho pensato anche io.

Fortunatamente le cose sono andate diversamente e le fatbike sono rimaste quello che erano all’inizio: uno strumento molto specifico, perfetto in alcuni contesti (neve non troppo profonda e sabbia), ma decisamente poco versatile nella maggior parte delle uscite.
I limiti sono evidenti:
- peso elevato;
- grande inerzia delle ruote;
- scorrevolezza ridotta sui terreni normali.

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Con l’arrivo delle e-Mtb, inoltre, una parte della loro funzione (facilitare l’avanzamento su terreni difficili) è stata in qualche modo assorbita da un’altra tecnologia.
Oggi le fatbike continuano a esistere, ma come nicchia, non come rivoluzione del mercato.

Cosa ci ha insegnato questa cosa?
La Fatbike è stato, spero, l’ultimo “fenomeno commerciale” collegato alla Mtb. Poi i biker (me compreso) hanno iniziato a guardare le cose con maggiore senso critico. Spero...

BB30 e PressFit

Sulla Mtb è progressivamente comparso grazie a Cannondale, sebbene BB30 e PressFit siano due cose un po’ diverse.
Di sicuro, oggi, in ambito Mtb se ne vedono sempre di meno.
Ma cosa cambia fra i due e perché sono quasi scomparsi sulle Mtb?

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Innanzitutto le differenze:
- BB30: i cuscinetti vengono pressati direttamente nel telaio
- PressFit (PF30, BB86, BB92, ecc.): i cuscinetti stanno dentro calotte pressate nel telaio.

L’idea alla base è sempre la stessa:
- asse maggiorato rispetto al classico 24 mm
- movimento centrale più largo e più rigido
- meno peso

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Sulla carta sembrava una grande evoluzione rispetto al classico BSA filettato, ma con il tempo molti utenti hanno riscontrato:
- scricchiolii
- tolleranze critiche nei telai
- manutenzione più delicata
- montaggi meno tolleranti

Per queste ragioni molti marchi stanno tornando al movimento centrale filettato, adottando lo standard Sram DUB (diametro asse di 28,9 mm) oppure Shimano Hollowtech II (24 mm).
Non perché il PressFit sia tecnicamente impossibile da far funzionare bene, ma perché il filettato è più robusto, più tollerante, più semplice per l’utente.

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Un movimento centrale di tipo filettato BSA con cuscinetti esterni

Cosa ci ha insegnato questa cosa?
Sugli standard del movimento centrale e del diametro dell’asse si è ragionato a lungo e per ora siamo ad un equilibrio: PressFit su strada e filettato su Mtb.
A mio avviso il beneficio maggiore del BB30, ossia la maggiore rigidità e solidità strutturale derivante da cuscinetti, asse e scatola movimento centrale maggiorati, non è ancora stata colta e tradotta in uno standard realmente condiviso da tutti. 
Forse è uno dei prossimi passi della bike industry?

E qual è l’errore che sta commettendo ora?

Ben sapendo che gli errori sono una parte del processo di crescita e sviluppo, ce un fatto che forse sta sfuggendo di mano, ossia la rincorsa a potenza di picco e coppia sempre maggiori in campo e-Mtb.
E qui abbiamo due attori principali, Avinox e Bosch, in ordine alfabetico.

Avinox spinge nella direzione di maggiore potenza di picco e di coppia sempre più esuberante.

Bosch risponde con adeguamenti più contenuti di potenza di picco e di coppia massima.

L’asiatico ha una visione molto “disruptive”, l’europeo più “conservative”.
Ma l’europeo deve vedersela anche con i ragionevoli limiti posti dal legislatore, con il quale, in realtà, anche l’asiatico deve fare i conti.
In questo momento siamo nella condizione di dire: troviamo un limite a questa escalation, prima che il limite ci venga imposto dalle norme di legge.
Perché in quel caso sarebbe uno degli errori più grandi che la bike industry abbia mai fatto.
Speriamo bene.

Qui le altre puntate di Fuori Sentiero

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Sull'autore
Simone Lanciotti

Sono il direttore e fondatore di MtbCult (nonché di eBikeCult.it e BiciDaStrada.it) e sono giornalista da oltre 20 anni nel settore delle ruote grasse e del ciclismo in generale. La mountain bike è uno strumento per conoscere la natura e se stessi ed è una fonte inesauribile di ispirazione e gioia. E di conseguenza MtbCult (oltre a video test, e-Mtb, approfondimenti e tutorial) parla anche di questo rapporto privilegiato uomo-Natura-macchina. Senza dimenticare il canale YouTube, che è un riferimento soprattutto per i test e gli approfondimenti.

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