

Negli ultimi anni il binomio pedivelle corte e piantone verticale ha preso sempre più piede, caratterizzando in modo evidente la geometria e la guida delle Mtb e delle e-Mtb.
Si tratta di un’evoluzione radicale che ha portato la lunghezza delle pedivelle dai 175 mm di 10 anni fa a scendere progressivamente a 170 mm, poi 165 e addirittura a 155 mm negli ultimi tempi.
Stesso discorso per il tubo piantone, che da circa 5-6 anni si attesta su valori di rado inferiori a 75°, arrivando oggi anche a 78° e rotti.
Ma perché questo cambiamento?
Gli obiettivi sono molteplici:
- una posizione di guida più centrale fra le due ruote;
- un baricentro più basso;
- maggiore luce a terra nei passaggi tecnici;
- in generale, una bici più facile da controllare, specialmente nei tratti ripidi e tecnici.

Questi aspetti diventano ancora più evidenti nelle e-Mtb, sulle quali l’assistenza alla pedalata permette di osare con soluzioni che una volta sarebbero state biomeccanicamente penalizzanti.
Tuttavia, se da un lato questi accorgimenti migliorano la guida e l’efficacia nei tratti più impegnativi, dall’altro aprono un dibattito importante dal punto di vista biomeccanico.
Le pedivelle corte, infatti, modificano l’attivazione muscolare, l’efficienza nella trasmissione della potenza e il comfort nelle lunghe salite.
E l’angolo piantone così verticale può alterare l’allineamento ottimale tra anca, ginocchio e pedale.

Quindi, in questo articolo parlo dei benefici dinamici e delle implicazioni di natura biomeccanica, cercando di capire dove sta il vero equilibrio tra prestazione e funzionalità fisiologica.
Prima, però, vi invito a guardare il video:
Le nuove geometrie e l’effetto sulla posizione in sella
L’angolo del tubo piantone è uno dei parametri che più influenzano la posizione del ciclista in sella.
Con l’evoluzione delle geometrie moderne, questo angolo è diventato sempre più verticale (cioè più vicino alla perpendicolare rispetto al terreno), passando dai classici 73–74° delle geometrie tradizionali di 10-15 anni fa a valori superiori a 77°, e in alcuni casi anche oltre i 78°.


Il motivo principale di questo cambiamento è spostare il peso del rider in avanti, portando il bacino più sopra il movimento centrale piuttosto che dietro il movimento centrale.
Questo ha diversi effetti pratici:
- Migliore centralità del corpo sulla bici, che si traduce in un miglior bilanciamento dei pesi tra ruota anteriore e posteriore, soprattutto in salita.
- Maggiore trazione sulla ruota anteriore, anche su pendenze accentuate, dove prima si tendeva a perdere aderenza o a dover avanzare sulla punta della sella.
- Posizione più efficace per la pedalata assistita, dove si sfrutta meglio la coppia del motore con una spinta più diretta verso il basso.
- BB drop più accentuato (cioè il dislivello fra mozzi e movimento centrale): l’uso di pedivelle più corte consente di abbassare il movimento centrale senza aumentare il rischio di contatto con il terreno, grazie alla minore escursione verticale della pedivella stessa. Questo si traduce in un abbassamento del baricentro, che rende la bici più stabile e incollata al terreno, soprattutto nelle curve e nei passaggi tecnici.

In combinazione con angoli piantone più verticali, questo assetto compatto e ribassato migliora la posizione attiva del rider: più centrale, più vicino al terreno e più pronto a reagire.
L’insieme di queste scelte rende la Mtb moderna un vero strumento di precisione in discesa e molto efficace anche nelle salite tecniche.
Tuttavia, questo assetto non è esente da compromessi: il carico sulle articolazioni cambia, e anche la distribuzione dello sforzo muscolare subisce un’evoluzione rispetto alla biomeccanica classica.
Le pedivelle corte: i vantaggi in sella
La tendenza a utilizzare pedivelle più corte, anche da 155 o 160 mm, va di pari passo con l’evoluzione delle geometrie moderne.
Un tempo riservate a rider di bassa statura, oggi le pedivelle corte si trovano sempre più spesso su bici da trail, enduro e soprattutto su e-Mtb, indipendentemente dalla taglia del telaio.
Il primo vantaggio, già accennato, riguarda la luce a terra: una pedivella più corta riduce il rischio di urtare rocce o radici durante la pedalata in tratti tecnici, abbassando anche il movimento centrale.
Il risultato è un baricentro più vicino al suolo, che si traduce in migliore stabilità e controllo in curva, sui pendii ripidi e in frenata.

Inoltre, accorciando il raggio di rotazione della gamba, la pedalata diventa più compatta e rotonda, con minori escursioni verticali.
Questo porta a una posizione più raccolta, meno dispersiva nei movimenti, e rende più facile passare dalla posizione seduto a quella in piedi, favorendo una guida più dinamica e aggressiva.

In combinazione con un tubo piantone verticale, le pedivelle corte permettono al rider di restare più centrato sopra la bici, evitando di scivolare troppo all’indietro quando la pendenza aumenta. Il tutto risulta particolarmente efficace nelle salite tecniche, dove serve massima trazione, bilanciamento e prontezza nei movimenti.
Pedivelle più corte: quale corona scegliere?
Un aspetto spesso trascurato riguarda la dimensione della corona: alcuni produttori, nell’intento di compensare la leva ridotta offerta dalle pedivelle corte, adottano corone da 34-36 denti al posto delle più comuni da 32-34.
In teoria, questa scelta aiuta a mantenere velocità e spinta nei tratti veloci, ma aumenta anche il carico muscolare necessario per far girare le gambe, specialmente su salite lunghe e a bassa cadenza.
In molte situazioni, una corona più grande abbinata a pedivelle corte peggiora il rendimento muscolare, riducendo l’efficienza e affaticando precocemente chi sta in sella.


Infine, nel caso delle e-MTB, la riduzione della leva meccanica offerta dalle pedivelle corte non è un limite significativo, grazie all’assistenza del motore. In questi casi, i benefici dinamici superano di gran lunga gli svantaggi in termini di trasmissione della forza.
Per esperienza personale, però, preferisco l'utilizzo di corone da 34 denti anche in presenza di pedivelle molto corte, per evitare di complicare l'adattamento ad un'impostazione in sella diversa.
Gli effetti sulla pedalata e sulla guida
Le pedivelle corte influenzano la pedalata in diversi modi.
Riducendo l’escursione del piede in ogni rotazione (fra punto morto superiore, PMS, e punto morto inferiore, PMI), si ottiene una pedalata più rotonda e fluida, che può portare vantaggi in termini di cadenza e affaticamento, soprattutto su lunghe salite.

Tuttavia, dal punto di vista biomeccanico, la leva più corta riduce il braccio di forza a disposizione, il che può risultare meno efficiente nella generazione di coppia, in particolare a basse cadenze o su rapporti lunghi. Questo aspetto è spesso sottovalutato, ma può incidere nella guida in salita tecnica o quando si sfrutta meno l’assistenza di un motore (nelle e-Mtb).

Un altro effetto importante è la distanza tra il punto morto superiore e quello inferiore della pedalata: con pedivelle corte, questo range si riduce e porta a una minore escursione articolare.
In molti casi, ciò si traduce in minore stress su anca e ginocchio, ma anche in un gesto meno potente, soprattutto per chi ha una biomeccanica “naturale” che lavora meglio con angoli articolari ampi.
Questi effetti meno positivi, però, diventano di solito più avvertibili soprattutto nelle uscite molto lunghe, diciamo sopra le 2 ore e mezza-3 ore.

Dal punto di vista della guida in discesa, le pedivelle corte offrono vantaggi spesso poco discussi ma significativi.
Quando il biker si trova in piedi sui pedali con le pedivelle parallele al terreno, una pedivella più corta riduce la distanza orizzontale tra i due punti d’appoggio (i piedi), portando a una posizione più compatta e centrale.
Cioè, a una posizione più simile a quella che si ha su una moto.
Questo migliora la sensazione di connessione con il telaio, in modo simile a ciò che accade sulle moto da enduro, dove le pedane sono vicine al motore per ottimizzare il controllo e la stabilità.

In situazioni veloci, sconnesse o in presenza di drop e salti, questa posizione raccolta consente reazioni più rapide del corpo, una maggiore fluidità nella gestione dei movimenti e una minore esposizione a torsioni articolari.
In più, la minor lunghezza delle pedivelle riduce il rischio di contatti accidentali con rocce o sporgenze, aumentando la sicurezza nei passaggi tecnici.
Il lato oscuro: biomeccanica e potenza
Se dal punto di vista della guida e della dinamica del mezzo le pedivelle corte portano diversi vantaggi, sotto il profilo biomeccanico la questione è più delicata.
La pedalata è, in sostanza, un sistema di leve: accorciare la lunghezza della pedivella significa ridurre la leva a disposizione per generare coppia, quindi, a parità di potenza, il ciclista deve esercitare una forza maggiore sul pedale.
Questo effetto è in parte compensabile con una cadenza più alta o rapporti più agili, ma in condizioni reali – come salite lunghe, sforzi prolungati o pedalate in posizione seduta – la maggiore forza necessaria può tradursi in un affaticamento più rapido, specialmente a carico dei muscoli delle cosce e dei quadricipiti.

Inoltre, una pedivella più corta limita l’escursione articolare dell’anca e del ginocchio, costringendo il ciclista a lavorare in un arco di movimento più ridotto. Questo può compromettere la naturale estensione della gamba, portando a una posizione più “chiusa” e, nel tempo, a sovraccarichi articolari, soprattutto in soggetti non perfettamente adattati a queste configurazioni.
Cambia anche il pattern di attivazione muscolare: con pedivelle corte, i glutei - principali generatori di forza nella fase di spinta - vengono coinvolti in misura leggermente inferiore, mentre aumentano le richieste su quadricipite e muscoli anteriori della coscia. Questo squilibrio può ridurre l’efficienza complessiva della pedalata nei tratti più lunghi o meno assistiti, come accade spesso sulle bici tradizionali.
Arretramento e altezza della sella
L’accoppiata tra pedivelle corte e tubo piantone molto verticale comporta un avanzamento naturale della posizione del ginocchio rispetto al pedale. Per compensare e riportare il corpo in un assetto più neutro, può essere utile arretrare leggermente la sella rispetto a quanto si farebbe con geometrie tradizionali. Questo aiuta a mantenere un angolo femore-tibiale più favorevole, riduce il carico sul ginocchio e favorisce una distribuzione più equilibrata dello sforzo muscolare.

Tuttavia, l’arretramento non va spinto troppo oltre: uno spostamento eccessivo potrebbe annullare i benefici ottenuti dall’angolo piantone verticale in salita, peggiorando la trazione e la stabilità. Come spesso accade, l’equilibrio va trovato su base individuale, e un assetto corretto richiede una valutazione attenta del gesto pedalato.
Altro fattore cruciale è l’altezza della sella, che va aumentata: accorciando la pedivella, si riduce la distanza verticale massima tra bacino e asse del pedale quando si trova nel PMI (punto morto inferiore). Per mantenere la stessa estensione della gamba, è necessario sollevare la sella di un valore pari alla differenza di lunghezza tra le vecchie e le nuove pedivelle (es. circa 20 mm se si passa da 175 a 155 mm).
Non farlo può portare a una pedalata “compressa”, meno efficiente e più stressante per le ginocchia.

Chi pedala molto in salita o su percorsi lunghi dovrebbe anche considerare l’adattamento muscolare.
I glutei, coinvolti in modo differente, possono richiedere esercizi mirati di attivazione per rimanere efficaci nel gesto atletico. Allo stesso modo, i quadricipiti lavorano in modo più intenso e concentrato, quindi il rischio di affaticamento o dolori anteriori al ginocchio aumenta in assenza di un’adeguata preparazione.

Un altro punto chiave è l’abitudine all'alta cadenza di pedalata.
Con pedivelle corte, una pedalata più agile è spesso la strategia migliore per mantenere efficienza e fluidità. Tuttavia, molti biker sono abituati ad usare rapporti lunghi a bassa cadenza, specialmente su e-Mtb, sulle quali il supporto del motore rende tutto più facile.
L’abbinamento pedivelle corte-cadenza bassa-corona grande può creare una combinazione biomeccanicamente svantaggiosa.
Serve quindi una certa "ri-educazione della pedalata", che può includere anche modifiche alla rapportatura.
In sintesi, le pedivelle corte offrono vantaggi tecnici evidenti, ma vanno adottate con attenzione, considerando la tipologia di utilizzo, la biomeccanica individuale e, se possibile, con l’assistenza di un bike fit professionale.
In conclusione...
Parlando di Mtb tradizionali, l’adozione di pedivelle corte e piantone verticale non è più una tendenza marginale, ma una vera e propria evoluzione progettuale.
Nata per rispondere alle esigenze delle bici a pedalata assistita, questa configurazione si sta rapidamente affermando anche sulle Mtb, grazie ai benefici che apporta alla guida tecnica e alla centralizzazione delle masse.
I benefici, come detto, sono evidenti nella guida e nella pedalata, al netto di adattamenti e aggiustamenti alla posizione in sella.


Guardando al futuro, possiamo aspettarci che le Mtb continuino a evolversi verso telai progettati intorno a pedivelle corte, con quote geometriche sempre più affinate.
E' probabile che vedremo sempre più attenzione alla personalizzazione, con taglie e componenti adattati non solo all’altezza del rider, ma anche al suo stile di guida.
Le pedivelle corte, insomma, non sono più un’esclusiva delle e-bike o delle taglie XS, ma un’opzione concreta per migliorare la prestazione anche nella Mtb tradizionale, soprattutto per chi cerca precisione e fluidità nella guida tecnica.
Qui tutti i nostri articoli, approfondimenti e video sulla biomeccanica
In particolare agli appassionati della Mtb non elettrica segnalo questo articolo di Daniele Concordia:
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Sull'autore
Simone Lanciotti
Sono il direttore e fondatore di MtbCult (nonché di eBikeCult.it e BiciDaStrada.it) e sono giornalista da oltre 20 anni nel settore delle ruote grasse e del ciclismo in generale. La mountain bike è uno strumento per conoscere la natura e se stessi ed è una fonte inesauribile di ispirazione e gioia. E di conseguenza MtbCult (oltre a video test, e-Mtb, approfondimenti e tutorial) parla anche di questo rapporto privilegiato uomo-Natura-macchina. Senza dimenticare il canale YouTube, che è un riferimento soprattutto per i test e gli approfondimenti.
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