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Raggi tradizionali vs testa dritta.
Quale tipo di costruzione è da preferire sulle ruote da Mtb?
Come queste due tecnologie cambiano il comportamento della ruota?
E perché le scelte aziendali sono spesso contrapposte?
Domande lecite, queste appena elencate, che ci siamo posti spesso anche noi…
Per fare chiarezza ed approfondire un argomento interessante, abbiamo ascoltato il parere di quattro diversi costruttori di ruote, delle realtà molto diverse tra loro che possono fornire dei feedback molto utili.
Iniziamo subito…

Raggi tradizionali vs testa dritta



MAVIC
Lo storico marchio francese ha le idee ben chiare da anni: su quasi tutte le ruote da Mtb, soprattutto quelle di fascia alta, utilizza i raggi Straight Pull (a testa dritta), mentre mantiene la costruzione a J solo per alcuni modelli.
Secondo Mavic i vantaggi dei raggi Straight Pull sono: peso, installazione e sostituzione raggi più facile, montaggio radiale perfetto, misure e materiali vengono studiate avendo in mente un “approccio globale” dell’intero sistema ruota e non dei singoli componenti, possibilità di lavorare i mozzi al CNC mantenendo la giusta rigidità e resistenza, design più moderno, nessun contatto tra i raggi, maggiore rigidità frontale.

Tra gli svantaggi, il brand transalpino evidenzia i costi più elevati per la produzione, la necessità di un mozzo specifico per il fissaggio dei raggi e di un design di fissaggio proprietario.
Parlando dei raggi tradizionali (testa a J), invece, Mavic afferma che questa tecnologia offre una grande resistenza, anche nelle specialità Gravity, ma anche dei costi di produzione minori e una scelta ampia per quanto riguarda la lunghezza, lo spessore, l’anodizzazione e così via…
Per contro, i raggi a J possono essere più deboli (per via della curva che compiono in prossimità del mozzo) e necessitano di flangie maggiorate e/o di un numero maggiore di raggi, quindi è più difficile contenere i pesi. Infine, il montaggio preciso dei raggi tradizionali è più complicato e necessità di robot sofisticati per la produzione di massa, oltre a un controllo manuale obbligatorio a fine processo.

Raggi tradizionali vs testa dritta

DT SWISS
L’opinione di DT Swiss è in linea con quella di Mavic.
Anche il marchio svizzero, infatti, utilizza quasi esclusivamente mozzi e raggi a tiraggio dritto sulle ruote pre-assemblate.
Di seguito i motivi:
– Per ottenere un design più moderno, pulito ed uniforme della ruota.
– Per la possibilità di creare forme del mozzo diverse e quindi adattarle alla perfezione con il resto della ruota.
– Per ottenere una ruota completa più leggera.

– Perché la possibilità di creare ruote con un proprio design e quindi differenziarsi sul mercato è maggiore.
– Perché si utilizzano tensioni meno elevate dei raggi per ottenere una ruota molto rigida e stabile. Tensione minore significa anche minore stress per tutti i punti che compongono la ruota.
– La minore tensione sul mozzo evita, sul lungo periodo, la possibilità di movimento tra il corpo del mozzo ed i cuscinetti.
– Per favorire l’aerodinamica (in particolar modo sulla strada)
– La sostituzione dei raggi è facilitata.

Raggi tradizionali vs testa dritta

I mozzi con raggi classici (J Bend) venivano utilizzati maggiormente in passato, da DT Swiss, quando l’aerodinamica non era molto importante, non esistevano macchinari e test per controllare la giusta tensione dei raggi ed altri parametri che oggi sono quasi indispensabili per la costruzione di una ruota con tecnologia SP. Il mozzo con flangia classica permette di ottenere una ruota con la giusta centratura anche se la tensione sui raggi non è perfettamente uguale su entrambi i lati.
Il risultato ottenuto, però, è una ruota poco stabile.

DT Swiss, tuttavia, continua a produrre anche mozzi con flangia classica per gli amanti di questa soluzione…

MICHE
L’azienda italiana investe molto sulla produzione e sull’assemblaggio di ruote performanti, sia strada che Mtb. Anche se in passato molte ruote Miche da Mtb presentavano una costruzione a J, ultimamente i prodotti Miche si stanno allineando a quelli dei grossi marchi, partendo dai modelli di fascia alta o medio-alta.
Perché…
– Perché per Miche, ogni ruota è un progetto completo e il tiraggio dritto permette di ottenere un pacchetto più leggero e performante. Ovviamente, questo presuppone una produzione interna di tutti i componenti (mozzi, raggi e cerchi) in grado di lavorare in simbiosi tra loro.
– Il raggio SP “lavora meno”, ossia è sottoposto a meno stress meccanico. Questo presuppone, oltre ad una resistenza maggiore, anche una necessità di manutenzione minore nel tempo.

Raggi tradizionali vs testa dritta
Il mozzo delle Miche K1 da Xc e Marathon (qui il nostro test).

– Miche afferma che, a parità di tensione, il raggio SP offre una ruota più reattiva (non per forza più rigida).
– Per ottenere la giusta solidità e reattività con mozzi a J, c’è bisogno di una flangia molto più grande, quindi anche più pesante. In questo modo è più difficile ottenere delle ruote leggere.
– Il design è più pulito, moderno ed esteticamente gradevole. Un fattore anch’esso importante per l’utente finale.
Parlando dei raggi a J, Miche li impiega sui modelli di fascia medio bassa, in cui il fattore peso e reattività sono meno importanti, quindi si possono utilizzare materiali più solidi ed una costruzione specifica per i vari segmenti.

TSUNAMI CARBON PROJECT
Il punto di vista delle piccole aziende artigianali è diverso e Tsunami Carbon Project è una di queste.
La mole di lavoro ed i metodi di assemblaggio di questa piccola realtà, sempre più celebre soprattutto nel segmento Xc e Marathon, sono molto diversi da quelle dei grossi brand, per questo motivo Tsunami ha deciso di puntare principalmente su mozzi (anche di produzione propria) con raggi tradizionali, che permettono un controllo più facile del prodotto e su un sopraffino assemblaggio a mano.
Insomma, roba d’altri tempi ma che ha sempre il suo fascino…

Raggi tradizionali vs testa dritta
Tsunami lavora sulla personalizzazione di ogni componente (cerchio, mozzo e raggi) su richiesta del cliente. Un servizio che solo una piccola azienda può offrire…

I pro e i contro di tale scelta?
Li elenchiamo di seguito:
– Spessore flangia: i mozzi a J di solito hanno spessori che possono raggiungere i 3,0/3,7 mm, difficilmente si va oltre, perché dovremmo fare i conti con le curve del raggio e sarebbe necessario avere dei componenti custom.
– Diametro flangia: i raggi a J hanno sezioni maggiori, ergo raggi più corti. I mozzi SP hanno configurazioni diverse, di solito il punto di partenza della coppia di raggi contrapposti è lo stesso, oppure si discosta di pochi millimetri, questo comporta che per resistere alle sollecitazioni e alle tensioni in gioco il materiale ci deve essere, pena la rottura del componente. Quindi, per guadagnare spazio, l’unica scelta è quella di rientrate verso il centro del mozzo e tutto ciò ci porta ad avere un restringimento della campata di raggiatura.
– Sostituzione raggi: in questo caso i mozzi SP sono agevolati, in quanto quasi sempre il componente si sostituisce senza rimuovere disco e cassetta, ma semplicemente sfilandolo.
– Incrocio raggi: con i raggi a J possiamo scegliere che tipo di incrocio fare, questo è molto importante in quanto è un dato che influenza risposta e comfort della ruota, con i mozzi SP non abbiamo scelta, lo decide il produttore per noi.

Nella figura 1 un mozzo tradizionale, nella figura 2 un mozzo Straight Pull. Nella figura 3 i due mozzi contrapposti: si nota una flangia tradizionale più sottile, ma più alta. Immagini fornite da Tsunami Carbon Project.

– Campanatura raggi: il mozzo a J, avendo una campata dei raggi più larga dà maggiore stabilità alla ruota, soprattutto dove le forze in gioco non sono sempre perpendicolari alla direzione di rotazione (contro pendenze, curve…). Questo incide anche sul comfort, perché una campatura raggi più larga ti dà la possibilità impiegare delle tensioni dei raggi leggermente più basse, senza avere la sensazione di un componente “floscio”. Questo però non deve essere letto come una verità assoluta, in quanto ci sono mozzi che pur essendo a J hanno si delle grandi flange, ma la distanza è molto ravvicinata tra loro, per questo motivo non lavorano assolutamente come abbiamo descritto fino ad ora, minore distanza = maggiori flessioni/torsioni.

Raggi tradizionali vs testa dritta
Immagine fornita da Tsunami Carbon Project.

Tsunami Carbon Project conclude dicendo che…
«Prima di scegliere una ruota da Mtb bisogna vedere cosa cerchiamo del prodotto e l’utilizzo che ne facciamo, ma bisogna essere onesti anche con noi stessi, cercando in maniera obiettiva di ammettere quale è il nostro livello di guida. Si possono realizzare ruote rigide e reattive, oppure confortevoli con entrambe le configurazioni, ricordandoci che i mozzi sono solo uno dei componenti che compongono la ruota. Raggi, shape e materiale del cerchio non sono da meno. Purtroppo, chi è convinto che il fattore più importante sia il peso, rimarrà sicuramente deluso».

Per individuare il tipo di ruota, il tiraggio dei raggi e tutto il resto, bisogna partire dai propri obiettivi, dalla specialità praticata e dal proprio livello tecnico…

In conclusione…
Raggi tradizionali vs testa dritta: al termine di questo dibattito tra le varie aziende, abbiamo un quadro della situazione più chiaro, cerchiamo di tirare le somme.
I raggi a testa dritta sono quelli più richiesti sul mercato, esteticamente più moderni, funzionalmente validi e più pratici per quanto riguarda la manutenzione. A patto, però, di poter contare su metodi di produzione certosini, su macchinari e catene di montaggio che permettono di “costruire a casa propria” tutto il pacchetto ruota (cerchio, raggi e mozzo).
Non a caso, a sposare questa filosofia sono soprattutto le grandi aziende…

Raggi tradizionali vs testa dritta

Per contro, le realtà artigianali come Tsunami Carbon Project, ma anche altre aziende simili, che purtroppo non siamo riusciti a coinvolgere nel nostro dibattito, quando possibile preferiscono i raggi tradizionali, che sebbene richiedano molte accortezze e una fase di montaggio più lunga e delicata, se ben impiegati fanno ottenere degli ottimi risultati. Non a caso, molti rider di Coppa e specialisti delle Marathon usano con soddisfazione delle ruote costruite in questo modo.
In poche parole non esiste una verità assoluta, un metodo giusto o uno sbagliato, entrambi possono essere validi o meno, dipende dal modo in cui si lavora, dall’esperienza e dall’onestà del tecnico in questione. In ogni caso, è fondamentale avere un approccio globale, nel quale si pensi alla ruota nel suo complesso e non ai singoli componenti.

Chiudiamo con un consiglio più generico: se dovete scegliere una ruota da Mtb, vi consigliamo di prendere in esame tutti gli aspetti che la compongono, senza soffermarvi solo su peso e scorrevolezza (come accade spesso).
Pensandoci bene, infatti, le ruote (e le gomme) sono il “filtro” principale tra suolo e mezzo tecnico, quindi vale la pena perdere un po’ di tempo e scegliere il prodotto più adatto per le proprie necessità.

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Daniele Concordia

Ciao, mi chiamo Daniele Concordia e sono nato nel fuoristrada! La Mtb e il motocross sono le mie passioni più grandi, amo l'adrenalina, la fatica e le sensazioni che regala lo sterrato in tutte le sue forme. Ho corso tanti anni in mountain bike, tra Xc e Granfondo nelle categorie agonistiche, ma prima di tutto sono un amante del mezzo e della tecnica in generale. Dal 2012, dopo aver ottenuto la Laurea in Scienze Motorie allo IUSM di Roma, ho avuto la fortuna di fare della mia passione il mio lavoro, non solo come biker, ma anche come intermediario tra aziende, atleti e lettori. Seguitemi su Mtb Cult, qui sotto potete trovare tutti gli articoli firmati dal sottoscritto. Daniele Concordia