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Ovvero: elettronica vs meccanica per ottenere lo stesso risultato: una sospensione che sia in grado autonomamente di variare la propria risposta in base al tipo di sollecitazione che riceve dalla ruota.
Il Brain di Specialized ha un vantaggio temporale avendo fatto il suo debutto nel 2002 con la prima Epic a doppia sospensione. Nel corso degli anni si è evoluto sempre di più fino a raggiungere il comportamento quasi perfetto che lo contraddistingue oggi.
Il sistema Ei Shock, invece, rappresenta un ulteriore passo in avanti nella direzione dell’utilizzo di chip e di componenti elettronici sulla Mtb. Tecnologicamente è più avanzato e anche più complesso.
Entrambi sono due sistemi di controllo automatico della sospensione. L’obiettivo è capire i pregi e i difetti di ognuno ed immaginare possibile scenari futuri per entrambi.

Il Brain, un cervello meccanico
Innanzitutto come funziona il Brain. Di fatto è una valvola inerziale, ossia un dispositivo che si attiva grazie ad una sollecitazione che proviene, nel caso del Brain, da una direzione ben precisa, ossia dal basso e quindi dalla ruota.
Questa valvola è composta da un cilindro di ottone che, in condizione di riposo, è tenuta in posizione da una molla.
Questa posizione fa sì che il circuito idraulico che gestisce il funzionamento dell’ammortizzatore (in particolare la fase di compressione dell’ammortizzatore) sia chiuso e quindi che l’ammortizzatore sia bloccato (o quasi, come vedremo più avanti).
Il movimento del cilindro di ottone e quindi l’entrata in funzione dell’ammortizzatore è possibile solo se la sollecitazione che proviene dal terreno supera la forza della molla che tiene in posizione il cilindro di ottone.

Il dispositivo Brain è collocato sul fodero basso.
Il dispositivo Brain è collocato sul fodero basso.

Se l’input è di intensità sufficiente il cilindro si sposta e si apre il circuito idraulico della compressione.
In assenza di un successivo input, il cilindro di ottone torna nella posizione di riposo e la sospensione ritorna ad essere bloccata.

Un Brain di qualche stagione fa sezionato per mostrare i componenti interni.
Un Brain di qualche stagione fa sezionato per mostrare i componenti interni.

E’ possibile però variare il precarico della molla che tiene in posizione il cilindro di ottone e quindi avere un Brain più sensibile alle piccole asperità e una sospensione posteriore meno rigida.
Il registro del Brain Fade serve proprio a questo.

Il pomello blu del Brain Fade posto sulla sommità del Brain stesso. Le posizioni sono indicizzate.
Il pomello blu del Brain Fade posto sulla sommità del Brain stesso. Le posizioni sono indicizzate.

Il biker quindi può variare la sensibilità della sospensione posteriore a proprio piacimento a seconda del tipo di terreno o delle proprie preferenze.

Il comportamento del Brain
Rispetto alle prime versioni, il sistema studiato da Specialized vanta oggi una fluidità di funzionamento che fa scordare a chi guida la presenza del Brain (come è stato evidenziato in questo test).

Un "cervello" che lavora per il biker: niente comandi al manubrio e niente registri o pomelli da azionare una volta in sella per modificare il setup della sospensione posteriore.
Un “cervello” che lavora per il biker: niente comandi al manubrio e niente registri o pomelli da azionare una volta in sella per modificare il setup della sospensione posteriore.

La transizione fra sospensione attiva e sospensione non attiva è inavvertibile.
Ed è un grosso passo in avanti rispetto alla prima versione del Brain sulla quale si poteva notare invece un certo ritardo, seppur minimo.
Trovato il Sag (magari con l’aiuto del’Autosag), sistemato il rebound e decisa la soglia del Brain Fade, ci si scorda della sospensione posteriore. Niente levette o pomelli da azionare una volta in sella. Il Brain è stato il primo esempio efficiente di sospensione automatica e conserva ancora una posizione di assoluta validità.

Arriva l’elettronica con l’Ei Shock
Sviluppato da Rock Shox su richiesta dei marchi Lapierre, Haibike e Ghost, questo sistema rispetto all’iCD di Fox (che annovera componenti elettroniche), vanta un funzionamento realmente automatico.

I componenti principali dell'Ei Shock.
I componenti principali dell’Ei Shock.

Di cosa è composto?
Un accelerometro sulla forcella e uno sul manubrio e un sensore di cadenza, più un display sul manubrio e da una batteria.
L’ammortizzatore utilizzato è dotato di un servomotore elettrico in grado di variare il suo setup della compressione in tempi velocissimi. Si parla di un tempo di 0,1 secondi per registrare l’input dell’accelerometro e regolare di conseguenza la taratura dell’ammortizzatore.
Se si viaggia a 36 km all’ora, 0,1 secondi è la distanza fra la ruota anteriore e quella posteriore.
Ovvero ad una velocità abbastanza sostenuta per l’offroad chi sta in sella non si accorge del lavoro dell’Ei Shock e di suoi eventuali ritardi.

Il display mostra la posizione Open dell'Ei Shock.
Il display mostra la posizione Open dell’Ei Shock.
Posizione Medium
Posizione Medium
Posizione Locked
Posizione Locked
Posizione Auto con sensibilità sul livello 2 (su 5).
Posizione Auto con sensibilità sul livello 2 (su 5).

Le 4 condizioni possibili di funzionamento di questo sistema sono le seguenti:
1 – Il biker pedala ma non ci sono sollecitazioni dal terreno= ammortizzatore bloccato
2 – Il biker pedala e ci sono sollecitazioni di piccola intensità= freno in compressione di media intensità
3 – Il biker pedal e ci sono sollecitazioni di grande intensità= ammortizzatore completamente sbloccato
4 – Il biker non pedala= ammortizzatore completamente sbloccato.

Le frecce di colore marrone evidenziano le forze in campo, ossia la pedalata e gli input dalla ruota anteriore. I componenti di colore arancio sono invece le parti elettroniche dell'Ei Shock, mentre in verde sono evidenziati i sensori (pedalata e accelerometro).
Le frecce di colore marrone evidenziano le forze in campo, ossia la pedalata e gli input dalla ruota anteriore. I componenti di colore arancio sono invece le parti elettroniche dell’Ei Shock, mentre in verde sono evidenziati i sensori (pedalata e accelerometro).

Il comportamento dell’Ei Shock
Grazie alla velocità dell’elettronica e del servomotore nell’ammortizzatore, l’Ei Shock è in grado di analizzare le reazioni provenienti dalla ruota anteriore con elevata frequenza e di adeguare di conseguenza la taratura dell’ammortizzatore fra le 20 e le 30 volte al minuto, ossia molto più di quanto un biker normalmente riesce a fare.
Il display mostra sempre con chiarezza la modalità adottata dall’Ei Shock in automatico, ma con il comando sul manubrio è possibile imporre al computer le proprie preferenze.
La modalità automatica offre 5 livelli di sensibilità: tanto più alto è il valore di sensibilità e tanto più frequentemente viene variato il setup dell’ammortizzatore.
Il sottoscritto ha avuto modo di provare l’Ei Shock in occasione della presentazione Lapierre 2014.
Il funzionamento automatico è davvero ben studiato e molto apprezzabile, tanto che si fa subito l’abitudine ad affidare all’elettronica il controllo del damping. Ciò che si avverte è il rumore del servomotore elettrico nell’ammortizzatore: zzzzztt.

Il servomotore elettrico dell'Ei Shock è montato su un Rock Shox Monarch appositamente modificato.
Il servomotore elettrico dell’Ei Shock è montato su un Rock Shox Monarch appositamente modificato.

Le transizioni fra i 3 livelli di smorzamento della compressione (le condizioni 3 e 4 elencate sopra sono identiche) sono fluide e avvertibili solo se si sta pedalando: in quel momento si sente l’irrigidimento della sospensione posteriore e ci si compiace del lavoro svolto dalla centralina.
In discesa, se il sensore non registra alcuna pedalata, l’ammortizzatore è sbloccato e si va come si andrebbe su una qualunque altra biammortizzata Mtb. Appena si torna a pedalare la centralina valuta le condizioni del terreno “lette” dalla forcella e varia eventualmente il setup dell’ammortizzatore.

Il comportamento dell'Ei Shock appare subito di alto livello. Lo si apprezza tanto in discesa quanto in salita.
Il comportamento dell’Ei Shock appare subito di alto livello. Lo si apprezza tanto in discesa quanto in salita.

Il comportamento di questo sistema è davvero molto evoluto ed è ragionevolmente probabile che in futuro venga affinato ancora di più a livello di software. L’hardware ha già dimostrato di cavarsela in maniera più che egregia.
Fra gli svantaggi, al momento, vanno segnalati l’aggravio di peso di 350 grammi (soprattutto a causa della batteria) e la non disponibilità in aftermarket. L’Ei Shock infatti è per ora un’esclusiva di Lapierre, Haibike e Ghost.
Per quanto riguarda la durata della batteria, Jeremiah Boobar, il tecnico di Rock Shox a capo del progetto (che vediamo nel video in basso alla presentazione ufficiale dello scorso anno), non ha mai lamentato problemi di consumo più rapido del previsto e si attesta intorno alle 25 ore di utilizzo.

Il confronto fra Brain ed Ei Shock
Si tratta di un confronto più che altro concettuale, ossia fra due sistemi di sospensione entrambi automatici e gestiti uno dalla meccanica e l’altro dall’elettronica.
Così come l’Ei Shock, anche il Brain è un dispositivo che non si trova in aftermarket ed è uno degli emblemi di casa Specialized.
Quali sono le differenze fra i due?

Pro del Brain
– Il Brain è più semplice e richiede meno componenti.
– Funzionamento di alto livello e affinato da oltre un decennio di utilizzo.
Contro del Brain
– L’unica regolazione possibile è quella del Brain Fade e può essere effettuata solo a bici ferma.
– Il registro del Brain Fade è solo su posizioni indicizzate: personalizzazione ridotta.
– Disponibilità limitata alla piattaforma Specialized.

Pro dell’Ei Shock
– L’Ei Shock può essere gestito sia in modalità automatica che manuale con un comando sul manubrio.
– Personalizzazione della taratura più ampia e veloce.
– Sistema innovativo e con grandi potenzialità future.
Contro dell’Ei Shock
– L’Ei Shock aumenta la quantità di cavi e sensori sulla bici.
– Disponibilità limitata alla piattaforma Lapierre, Haibike e Ghost.
– Aggravio di peso di 350 grammi.

Quali sviluppi futuri?
Entrambi i sistemi rappresentano lo stato dell’arte ed è ragionevole pensare che su entrambi ci saranno sviluppi in futuro. Il Brain potrebbe acquisire qualche beneficio dall’elettronica e l’Ei Shock potrebbe proseguire il suo cammino di affinamento del software di gestione. I margini ci sono per entrambi ed è probabile che questi due non rimarranno ancora a lungo gli unici attori sulla scena Mtb. Marzocchi, grazie allo know how acquisito in campo moto con Tenneco, potrebbe essere uno dei prossimi.
Quello che è cruciale per il successo (e l’utilità) dei sistemi elettronici è fornire al biker delle funzioni e dei controlli che la sola meccanica non è in grado di fornire.
In fondo è quello che ha iniziato a fare il Brain oltre 10 anni fa, pur senza l’elettronica: aggiungere un cervello a bordo per aiutare chi pedala a divertirsi di più e a pedalare più a lungo.

Simone Lanciotti

Salve, mi chiamo Simone Lanciotti... e sono un appassionato di mountain bike come voi. Mi piace talmente tanto raccontare la mia passione per la Mtb che circa 20 anni fa ne ho fatto una professione. MtbCult.it è la stata la prima rivista che ho creato; poi eBikeCult.it e infine BiciDaStrada.it. La bicicletta in generale è stata ed è ancora per me una scuola di vita. Quindi, il viaggio continua e grazie per il contributo che date al nostro lavoro. Di seguito potete trovare tutti gli articoli firmati dal sottoscritto. Simone Lanciotti