scritto da Simone Lanciotti in Biciclette,Test il 10 Ott 2016

SHORT TEST – Specialized Epic Ht Pro Carbon 29 Wc alla Roc d’Azur

SHORT TEST – Specialized Epic Ht Pro Carbon 29 Wc alla Roc d’Azur
        
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FREJUS – La Roc d’Azur è da decenni uno dei punti di riferimento per gli appassionati del cross country, del marathon e delle Granfondo per una lunga serie di motivi fra i quali spiccano il percorso, il momento della stagione (è da sempre l’ultimo grande evento dell’anno) e l’enorme partecipazione di biker da tutta Europa (ovviamente francesi in testa).

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Io, però, la Roc d’Azur l’ho sempre vissuta in modo indiretto, ovvero raccontando tramite le parole, le imprese e le fatiche di altri come fosse questa gara.
E soprattutto come fosse questo percorso che da tantissimi anni conquista il cuore degli appassionati.

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La breve presentazione pre-test

Bene, proprio quest’anno, finalmente, è capitata l’occasione, e che occasione, di farci un giro con una bici che abbiamo presentato lo scorso luglio e che per un attimo sembrava quasi essere passata in sordina.
Sto parlando della Specialized Epic Ht (qui le specifiche e i prezzi della gamma), ossia la nuova hardtail da cross country e marathon della casa di Morgan Hill, che rispetto alla Stumpjumper Ht rappresenta tutta un’altra storia.

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L’estetica, in realtà, dice poco perché è solo entrando nei dettagli che si capisce quanto affinamento sia stato fatto su questo telaio.
E’ stato rivisto lo spessore, la forma e il tipo di carbonio utilizzato in base alle taglie, ovvero facendo sì che ogni taglia avesse il giusto livello di rigidità in relazione alla statura e al peso medio del ciclista.

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Anche il tipo di carbonio utilizzato è stato cambiato e ora Specialized ne impiega un tipo di derivazione aerospaziale il cui utilizzo è stato per la prima volta concesso anche in ambito civile.
Questa fibra, unita a una profonda rivisitazione della sovrapposizione delle fibre e della quantità di materiale richiesto, ha permesso un traguardo notevole, nonostante Specialized non abbia perseguito la leggerezza come principale obiettivo: la Epic Ht, in base a quanto misurato da un laboratorio indipendente in Germania, è il miglior telaio hardtail in quanto a rapporto leggerezza/rigidità rispetto ai rivali più accreditati.
Guardate la tabella in basso:

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Il rapporto rigidità/leggerezza di vari telai hardtail in commercio.

Ma c’è anche un altro numero molto interessante ed è il peso del telaio S-Works (quello con la fibra di carbonio Fact 11m, cioè la più pregiata) in taglia M, comprensivo di verniciatura, finiture e hardware vario: 875 gr, cioè circa 200 gr in meno rispetto al modello precedente.
Specialized ha dichiarato, durante la breve presentazione prima del test, che il loro obiettivo primario non era la leggerezza assoluta, ma garantire un livello di prestazioni, piacere di guida ed efficienza di altissimo livello.
E’ stato Peter Denk, l’ingegnere tedesco che ha realizzato il progetto Epic Ht, a ottenere questi risultati curando soprattutto la rigidità e il suo rapporto con la leggerezza del telaio.
I numeri sono notevoli, ma intanto mi concentro su quello che sta per accadere, ovvero il test della Specialized Epic Ht Pro Carbon 29 World Cup su uno dei percorsi più iconici al mondo, quello della Roc d’Azur.
Quella che sarà la mia bici per un paio di ore mi attende da qualche parte non lontano qui…

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Mai come sulle versione 2017 delle forcelle RockShox troviamo specifiche tecniche di ogni sorta

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Battuta anteriore da 110×15 mm secondo lo standard Boost.


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Le prime regolazioni
Ci siamo, eccola qui.
Taglia L, con attacco manubrio da 100 mm.
Ne chiedo uno più corto, da 60 mm, che mi viene montato in men che non si dica da Silvio di Specialized Italia.
L’altezza della sella e il Sag della forcella sono già stati impostati sui miei valori e dopo una rapida verifica sono pronto per partire.
Ma dove si va?
Si va in griglia per partecipare, o meglio pedalare, nella Rando Roc Altitude.
Partiamo dalle retrovie, ma poco importa, pian piano ci facciamo strada risalendo il gruppo (e mangiando chili di polvere…) fino a trovare un’andatura più regolare.
L’obiettivo di questa pedalata, ci spiega Sean di Specialized Usa, non è fare la gara, anche perché non abbiamo un numero di gara, ma è provare la Epic Ht su un percorso che si addice particolarmente a questa bici.
Ed è vero.

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Pedivella in lega leggera Sram compatibile con corona senza spider da 32 denti. Di serie però troviamo quella da 34 denti, più che sufficiente per una vasta di situazioni in abbinamento al 12 velocità di Sram.

Tutti in coda al gruppo e si parte
Ora, devo essere onesto: è da molto che non pedalo su una Mtb hardtail ed è da molto che non mi ritrovo nel bel mezzo di una gara, ma le sensazioni che sento sono ottime.
La bici è davvero leggera e nonostante sia tanto più “granitica” di una full è ancora molto piacevole.

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Fa quello che le dici e lo fa subito.
In uscita di curva, se la velocità è sufficientemente alta, è facile farla derapare sentendo l’insieme telaio-ruota posteriore muoversi all’unisono.
La solidità è notevole.

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Ecco il sottoscritto (felicemente) in azione.

Stesso discorso davanti: qui c’è la forcella RockShox Sid di nuova generazione con dispositivo Brain, offset di 51 mm, corsa di 100 mm e battuta di 110 mm.
Ho parlato delle ruote e su questo dettaglio Specialized ha trovato un valido compromesso: le Roval Control Carbon 29 funzionano in modo ottimale e, pur non essendo blasonate, hanno le caratteristiche che servono (larghezza interna di 22 mm), cioè rigidità, leggerezza e reattività.

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Insomma, guidare la Specialized Epic Ht Pro Carbon 29 World Cup sugli sterrati della Roc d’Azur è decisamente appagante.
La prima parte di percorso è caratterizzata da sterrati larghi e piuttosto facili, con qualche salita che viene “mangiata” bene dalla Epic Ht.

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La forcella RockShox Sia prevede la regolazione del rebound tramite il pomello rosso.

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La trasmissione, fra l’altro, è composta da uno Sram X01 Eagle e pedivelle Sram non-series in lega leggera con corona da 32 denti.
Questo cambio funziona in modo assolutamente fantastico: come ho già avuto modo di dire in occasione dello Short Test della Remedy 9.9 Rsl, la velocità, la fluidità e la precisione hanno fatto un passo in avanti notevole.
Occorre attendere il risultato di un test di durata per capirne l’affidabilità.

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Arriva la discesa…
Mi ero scordato che eravamo in Francia.
Fin tanto che c’è da salire, la strada è piuttosto facile e larga, ma quando c’è da scendere le cose cambiano.
Pendenza ripida, rocce, ghiaia e sentiero più stretto.
Cioè, roba che con una hardtail capita di rado di fare in una Granfondo, ma qui è tutto un altro discorso.
Occorre aspettare per far sì che i biker davanti defluiscano un po’ e ci permettano di scendere a un passo un po’ più deciso.
Siamo in fondo al gruppo e la prima discesa (così come, purtroppo, anche le seguenti) ce lo ricorda in modo evidente: c’è coda per iniziare a scendere e sembra di essere all’inizio di una Speciale di enduro.
Pazienza, però, è l’occasione per fare un po’ di chiacchiere con gli altri tester convocati da Specialized e scambiare opinioni.
La forcella Sid con il Brain funziona in modo ottimale: l’unica cosa che occorre fare è impostare in modo corretto il Sag e di conseguenza il giusto livello di rebound (cioè la velocità di estensione più opportuna) e quindi valutare, in base al percorso e alle proprie necessità, il livello del Brain Fade.
Ma cos’è il Brain Fade?

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Questa Sid ha una particolarità unica: ha il dispositivo Brain al suo interno


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…mettiamo alla prova la RockShox Sid con il Brain
Il Brain ha fatto il suo debutto sulla Specialized Epic nel lontano 2002 e da allora è sempre rimasto a bordo di questa bici.
Il Brain è un dispositivo che, in presenza di sollecitazioni provenienti dal fondo stradale, attiva il funzionamento della sospensione e lo disattiva quando le sollecitazioni cessano.
Il Brain Fade, in pratica, è il registro tramite il quale è possibile decidere la soglia di intervento del Brain, ovvero è possibile decidere che la forcella sia sempre piuttosto rigida anche su terreni un po’ sconnessi oppure che la forcella entri in funzione anche in presenza di sollecitazioni minime.

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A ognuno il proprio setup.
Unico inconveniente è il posizionamento sull’estremità inferiore della forcella che obbliga il biker a fermarsi.
Sulla parte superiore della forcella, invece, c’è il registro del rebound e, onestamente, avrei gradito posizioni invertite per i due registri.
Ma tant’è.
In realtà non ho avuto la necessità di regolare il Brain Fade più di una volta durante questo breve test, per cui non è una pecca così drammatica.
Mi ha stupito comunque la solidità di questa forcella che, pur non avendo la struttura in carbonio della versione World Cup (qui il test), riesce a comunicare molto bene con chi guida.
La RockShox Sid beneficia di una vasta gamma di interventi, fra cui anche il valore di offset di 51 mm, che rende ancora più piacevole la guida.
Insomma, adesso inizia la discesa.

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Le hardtail da Xc sono definitivamente cambiate
Ebbene sì, questa bici si guida e infonde sicurezza anche sui sentieri più ripidi e impegnativi, quelli, cioè, che può capitare di incontrare in ambito Xc.
L’angolo di sterzo è sceso a 69,8° e questo è il principale fattore che ha portato la Epic Ht a diventare una bici più facile e divertente.
E’, chiaramente, impegnativa in discesa, ma non impedisce di guidare e di scegliere le traiettorie migliori.
Insomma, la Epic Fsr sarebbe stata senza dubbio ancora più facile, ma non ne ho sentito tantissimo la mancanza.

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I giornalisti e lo staff Specialized presenti all’evento

Semmai, a mancarmi di più, è stato il reggisella telescopico (il cui montaggio, volendo, è possibile), ma soprattutto sulla prima discesa.
Poi, le cose sono cambiate.
Definitivamente.
Sentire la bici che risponde con immediatezza sorprendente a ogni input sul pedale è vero piacere.
Alzarsi sui pedali, senza doversi impegnare a chiudere la forcella, significa una cosa, molto significativa: potersi concentrare solo sulla guida e sulla propria prestazione.
Inizio a entrare in ottica gara e a rispolverare sensazioni ed emozioni sopite da anni.
Il mio passato da granfondista-agonista riemerge e mi ritrovo in salita a spingere sui pedali, a guardare il cardio, a studiare la traiettoria e a chiedere strada.
Bellissimo!

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Regrupment

Peccato però che questo idillio duri poco, perché a un certo punto Sean di Specialized Usa mi chiede di fermarmi per aspettare gli altri.
Ok.
Vedo sfilare tutti quelli che avevo superato e la cosa un po’ mi brucia, ma poi ricordo a me stesso che non sono in gara, non ho un pettorale, ma solo un pass per essere lì in mezzo, quindi è meglio calmarsi.
Almeno per qualche istante.

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Le gomme Specialized Fast Track Control da 2,2″

Inizia l’ultima discesa
E’ qui che il piacere di guida diventa esaltazione pura.
Se avete avuto modo di pedalare sui sentieri intorno a Frejus o di partecipare alla Roc d’Azur sapete di cosa parlo.
Nulla di estremo, solo velocità a patto di metterci del proprio, sempre.
Ed è quello che la Specialized Epic Ht mi permette di fare: scendere a manetta.
Ho gomme da 2,2” (le Specialized Fast Trak Control) con una tassellatura tutt’altro che cattiva, ma non sento il bisogno di tasselli più alti: lascio scorrere la bici e uso tutta la tecnica di guida che ho.

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E vedo dopo due curve che è più che sufficiente.
Mi vengono naturali salti e bunny hop, anche con il reggisella non telescopico, e la velocità diventa pericolosamente alta.
Pericolosamente perché davanti a me ho centinaia se non migliaia di biker meno esperti e più rilassati di me.

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Io sono gasatissimo e dietro di me ho Bryan di Specialized Usa che si trova nel medesimo stato di visione alterata della realtà.
Andiamo giù come frecce e quando mi si para davanti una vista sulla Costa d’Azzura da strepito mi chiedo: forse dovrei fermarmi per fare una foto? Naaaaa…

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Una bella foto… scattata da qualcun altro.

E continuo a scendere.
Scendere.
Scendere, fino alla spiaggia, a Saint Aygulf, dove la Roc d’Azur affronta un tratto di percorso sulla scogliera e poi sulla sabbia.

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Un dettaglio interessante: il comando cambio Sram e la leva freno Shimano coesistono felicemente, grazie a un adattatore realizzato da Specialized.

Quella scogliera mitica
Ecco, questo punto a momenti mi commuove.
Sono stato alla Roc d’Azur svariate volte e tutte le volte, in un modo o nell’altro, finivo qui a fare delle foto, cioè a vedere i pro’ pedalare su questo spazio di terra risicatissimo sopra la scogliera, su scalinate, rocce e cemento.
E oggi tocca a me pedalare.
E mi sono chiesto: riuscirò ad affrontare quelle scalinate (che ricordavo essere molto ripide) con una hardtail?
Risposta facile: sì e senza indugi.
Io e Bryan ci ritroviamo sulla spiaggia in un attimo e fintanto che le ruote non poggiano sulla sabbia umida non c’è verso di pedalare veloci.
Rimangono gli ultimi chilometri di “gara”.
Nessuno ci ferma più ora e iniziamo a pedalare di brutto.
Prima io poi lui in testa.
30-35-40 all’ora.
Il 32-10 inizia a girare quasi a vuoto.


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Passiamo decine e decine di biker fino a che… qualcuno ci manda fuori percorso perché non abbiamo un numero di gara.
Ops, e ora?
Pazienza, ritorniamo sul percorso di gara accendendo in modo più o meno ortodosso.
Ormai mancano pochi km.
Torniamo dentro la Base Nature ed ecco l’arrivo.
Nessuna classifica ci dirà come siamo andati, anche perché ci siamo fermati decine e decine di volte per raggrupparci, ma poco importa.
Ho comunque tante emozioni da raccontare e la Specialized Epic Ht Pro Carbon 29 World Cup è una bici che farà la gioia di molti, perché ha tutto quello che serve per divertirsi (discese comprese) sui percorsi di marathon e cross country.

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In conclusione…
Al di là delle emozioni percepite, ci sono i fatti.
La Specialized Epic Ht è una hardtail che rispecchia il concetto moderno di bici da gara Xc e marathon.

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Volendo esiste la possibilità di montare un deragliatore tramite l’adattatore che vedete in foto. Sfrutta l’attacco del secondo portaborraccia senza sacrificarlo.

Specialized non ha puntato tutto sulla leggerezza, ma si è preoccupata che la bici fosse prima di tutto efficace e per farlo ha puntato sulla rigidità laddove realmente serve (su questo sentite le parole di Peter Denk, il progettista) e sulla geometria della bici.
Il resto è venuto da sé.

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Una corona da 32 denti, sullo Sram X01 Eagle, è ideale se si devono affrontare percorsi con molte salite. Qui alla Roc una corna da 34 sarebbe stata meglio.

Volendo l’allestimento Pro può diventare ancora più confortevole e leggero utilizzando un reggisella in fibra di carbonio (quello ad esempio previsto di serie sulla versione S-Works) da 27,2 mm di diametro, ma di fatto il livello di assorbimento degli impatti raggiunto su questa hardtail è notevole.

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Il reggisella è Specialized, ma in lega leggera e sempre da 27,2 mm.

Chiaro, non è una biammortizzata, ma il comfort, se avete un minimo di preparazione atletica e resistenza nelle gambe, è più sufficiente.
Le ruote Roval Control Carbon 29, inoltre, aggiungono quel pizzico di cattiveria che rende la guida molto entusiasmante: si cambia traiettoria con facilità e la guida risulta essere sempre molto piacevole.

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La forma del telaio ha tanti dettagli diversi rispetto al modello precedente. Il tubo superiore, ad esempio, non è più ultra sottile come quello della Stumpjumper Ht.

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La battuta è da 148 mm e il perno passante è di tipo bolt-on

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Anche su questa tematica, però, occorrono i requisiti di sopra: gambe allenate e predisposizione alle lunghe distanze, altrimenti la Specialized Epic Ht risulta impegnativa e meno piacevole, ad esempio, di una Epic Fsr.
Qui trovate il prezzo e le specifiche complete.

E il modello S-Works Epic Ht?
L’allestimento Pro è senza dubbio adeguato alle necessità di moltissimi appassionati, ma volendo ci sarebbe anche la S-Works.
O meglio, non ci sarà per un bel po’ di tempo.
Era stata annunciata (così come avevamo scritto a luglio) ma in realtà entrerà in commercio più avanti, secondo quanto dichiara Specialized stessa:

«A causa dei nostri sforzi per creare la hardtail più leggera, rigida e maneggevole, i telai S-Works stanno subendo un ritardo nella realizzazione. Ci scusiamo per questo ritardo; riteniamo però di non poter venir meno al nostro obiettivo. La produzione è stata spostata per consegnare i telai e le bici S-Works alla fine dell’inverno/inizio primavera. Agli atleti che sono già in attesa delle loro nuove S-Works Epic HT, preghiamo voler accettare le nostre scuse e li invitiamo a valutare il modello Pro se non possono aspettare la consegna della hardtail più leggera, rigida e maneggevole».

Ecco quanto.

Per informazioni Specialized.com

        
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