

La bike industry europea chiede alla politica di intervenire contro le e-bike illegali e non conformi.
E’ il messaggio contenuto nel Manifesto della European Cycling Industries, l’associazione che riunisce i produttori di bici e componenti operanti in Europa, e si rivolge direttamente alla Commissione Europea e al Parlamento di Strasburgo.
In particolare, nel Manifesto sono contenute 4 richieste fondamentali per tutelare i consumatori, incrementare la sicurezza e allo stesso tempo evitare la concorrenza sleale:
1 - vietare la vendita di kit di sblocco per i motori di e-bike
2 - creare a livello europeo un sistema di raccolta e condivisione sulle e-bike non conformi e i kit di manomissione
3 - rafforzare la sorveglianza dei marketplace online e renderli direttamente responsabili della messa in vendita o della distribuzione di prodotti non conformi
4 - fornire a polizia e autorità competenti gli strumenti e la formazione per riconoscere e contrastare le e-bike alterate.

Da dove nasce l’esigenza di un Manifesto congiunto
Da anni le e-bike rappresentano un punto di forza e di crescita dell’industria ciclistica europea.
Secondo il magazine BikeBiz, in Germania, nel 2025, oltre la metà delle vendite totali di biciclette riguardava modelli elettrici, mentre nei Paesi Bassi, le e-bike rappresentano oltre il 70% del valore totale del mercato.
Ma c’è di più: la filiera ciclistica dell'UE - produzione, infrastrutture, cicloturismo, noleggio, logistica ciclistica e servizi correlati - sostiene 1,3 milioni di posti di lavoro (fonte: European Cyclists Federation) e contribuisce con circa 20 miliardi di euro al PIL dell'UE, coinvolgendo oltre 1.000 piccole e medie imprese.

Questo per dire che l’industria europea vuole giustamente difendersi da concorrenti sleali, prevalentemente con sede all’estero fuori dall’UE, che vendono soprattutto online prodotti non conformi alle normative europee.
Inoltre c’è anche una questione legata alla sicurezza degli utenti: le e-bike illegali e non conformi, che non soddisfano i requisiti tecnici e di sicurezza europei o che sono state modificate per funzionare al di fuori di tali requisiti, possono creare rischi per i ciclisti e gli altri utenti della strada.
Il Manifesto della European Cycling Industries, in definitiva, nasce dall’esigenza di tutelare la sicurezza degli utenti, salvaguardare gli investimenti e la competitività dei produttori europei e mantenere la fiducia dei consumatori.
Cosa prevede oggi la normativa
L'UE in realtà ha già previsto un quadro normativo completo per la conformità dei prodotti.
Il Regolamento generale sulla sicurezza dei prodotti (GPSR), il Regolamento sulla vigilanza del mercato (UE) 2019/1020, il Regolamento macchine, il Regolamento batterie, il Cyber Resilience Act, la Direttiva sulle apparecchiature radio, il Digital Services Act e il Regolamento 168/2013 sull'omologazione dei veicoli forniscono tutti gli strumenti necessari per garantire che le bici elettriche e i loro componenti immessi sul mercato europeo siano sicuri e conformi.
Tuttavia, l'efficacia di tali norme è messa a dura prova dalla crescente vendita di prodotti non conformi e dalla facilità di reperimento di kit di manomissione, soprattutto attraverso canali online che vendono e spediscono direttamente al consumatore e che, avendo sede fuori dall’UE, non hanno un soggetto responsabile identificabile nel caso in cui ci siano problemi di sicurezza o di conformità.
C’è poi da dire che l’applicazione effettiva delle norme e il controllo del loro rispetto sono piuttosto disomogenei tra i vari Stati membri dell’Unione e andrebbe invece incentivata una maggiore cooperazione.
Le proposte di European Cycling Industries
European Cycling Industries ha pubblicato anche un documento che definisce per la prima volta come dovrebbe essere un sistema anti-manomissione “allo stato dell’arte”.
Ad esempio, apportare modifiche al motore o ad altri parametri delle e-bike deve essere consentito solo al produttore o ai tecnici/rivenditori autorizzati e solo per necessità tecniche giustificate. Per questo, andrebbero adottati metodi crittografici per proteggere il sistema da eventuali manomissioni o modifiche non autorizzate.
I componenti (motore, centralina, batteria) si devono autenticare a vicenda per prevenire l'inserimento di componenti manipolati.
In caso di manomissione si deve attivare una risposta definita del sistema, come la generazione di un codice di errore diagnostico, la registrazione di un evento di sicurezza, la riduzione dell'assistenza, la richiesta di manutenzione.
Ad esempio, Shimano già qualche anno fa aveva introdotto una misura simile sui propri motori.

Queste proposte della bike industry giungono in un momento in cui la certificazione che definisce gli standard di sicurezza e conformità per le biciclette elettriche (EN 15194:2017+A1:2023 ) è oggetto di revisione, quindi potrebbe essere il contesto giusto per adottare misure più stringenti contro i kit di sblocco e le modifiche non autorizzate.
Per leggere il position paper ufficiale dell'European Cycling Industries, cliccate qui.
Qui tutti i nostri articoli, approfondimenti e test sulle e-Mtb
Condividi con
Tags
Sull'autore
Veronica Micozzi
Mi piace leggere, scrivere, ascoltare. Mi piacciono le storie. Mi piace lo sport. Mi piacciono le novità. E riconosco la sana follia che anima i seguaci della bici. Credo di aver capito perché vi (ci) piace tanto la Mtb, al di là della tecnica, delle capacità, dell’agonismo: è per quella libertà, o illusione, di poter andare ovunque, di poter raggiungere qualsiasi vetta, di poter superare i propri limiti che solo le due ruote sanno regalarti…
Altri Articoli
Per commentare devi essere registrato al sito. Accedi
Articoli Simili
Iscriviti alla nostra newsletter


