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Per suggellare il dipinto di una carriera che sin qui le ha regalato tante soddisfazioni mancano ancora le ultime due pennellate: un oro mondiale individuale, dopo i tre vinti con la staffetta. E una medaglia olimpica.
Per Rio 2016 bisogna attendere due anni. L’iride invece è di nuovo a vista, tra sei mesi, ad Hafjell (Norvegia), la località che spesso ha fatto da cornice alle gesta degli azzurri degli sport invernali.

Eccola sul podio insieme a Bertolini, Fontana e Kerschbaumer al mondiale Team Relay in Sudafrica 2013.
Eccola sul podio insieme a Bertolini, Fontana e Kerschbaumer al mondiale Team Relay in Sudafrica 2013.

Con i mondiali, Eva Lechner ha un conto aperto: troppe volte la gara elite, tra un errore e un intervento della malasorte, le ha lasciato l’amaro in bocca. Ecco perché la bolzanina di Appiano, 29 anni da compiere il prossimo 1° luglio, punta tutto sull’edizione 2014. Anche perché ha raggiunto finalmente la piena maturità agonistica.
Il 2013 parla chiaro. Nelle sei prove di Coppa del mondo è stata impressionante per continuità: ha vinto la gara inaugurale di Albstadt, poi è salita altre due volte sul podio, seconda ad Hafjell, terza a Vallnord. Risultati che le sono valsi il secondo posto nella generale vinta dalla slovena Zakelj e addirittura il primato nel ranking Uci.

Eva Lechner in azione ad Albstadt dove lo scorso anno ha riportato un'importante vittoria.
Eva Lechner in azione ad Albstadt dove lo scorso anno ha riportato un’importante vittoria.

Di pedalare, Eva, non ha mai smesso per tutto l’inverno. Ed è andata ancora più forte. Tanto da vincere, lo scorso 1 febbraio, un argento storico nel mondiale ciclocross di Hoogerheide, la prima medaglia di una donna italiana nella rassegna. Se queste sono le premesse, quale migliore stagione per chiudere quel conto e portare la sua Colnago C29 al trionfo più atteso?

Oltre al secondo posto ai mondiali di ciclocross, Eva Lechner ha riportato anche un terzo posto nella prova di Coppa a Roma. Eccola con la sua Colnago ancora infangata.
Oltre al secondo posto ai mondiali di ciclocross, Eva Lechner ha riportato anche un terzo posto nella prova di Coppa a Roma. Eccola con la sua Colnago ancora infangata.

– Eva, poche settimane fa eri ancora alle prese con il fango del ciclocross.
– L’argento al mondiale è stato un grandissimo risultato e il livello raggiunto nel ciclocross quest’anno mi consente di iniziare la stagione di Mtb con un’ottima condizione e un buon ritmo. Dopo la prova iridata mi sono fermata per due settimane, dedicandomi in Val Martello agli sport della neve: sci di fondo, ciaspole e biathlon. Negli ultimi giorni sono risalita in bici e ho svolto buoni allenamenti, anche grazie al sole che ha illuminato Bolzano e dintorni.

– Qual è il tuo programma?
– Mi allenerò ancora per due settimane, poi le prime gare a Buchs, in Svizzera, il 23 marzo, e in Italia, a Nalles, tra i sentieri di casa per gli Internazionali d’Italia. Prima di tuffarmi in clima Coppa del Mondo, con l’occhio puntato sul mondiale…

– Il tuo palmares è invidiabile. Ma sin qui l’oro iridato ti è sempre sfuggito. Riuscirai a sfatare il tabù?
– Hafjell è il mio grande obiettivo della stagione. Certo è che per la vittoria serve anche un pizzico di fortuna che non ho avuto nelle edizioni precedenti. Cadute e forature mi hanno condizionata non poco in passato, anche a Pietermaritzburg. Quest’anno sono molto fiduciosa, sono maturata anche a livello mentale e penso di saper reggere la pressione. Il modo in cui è arrivato l’argento nel ciclocross me ne ha dato la conferma.

Lo scorso anno a Nemi si è riconfermata campionessa italiana Xc nella categoria elite. Eccola mente si avvia verso le premiazioni.
Lo scorso anno a Nemi si è riconfermata campionessa italiana Xc nella categoria elite. Eccola mente si avvia verso le premiazioni.

– Quest’anno è arrivata in squadra quelli che in molti considerano una tua possibile erede, Emilie Collomb.
– Serviva un’altra italiana, dal momento che fino all’anno scorso, oltre a me, c’erano due svizzere, Nathalie Schneitter e Andrea Waldis. Così siamo pari e per me sarà importante avere al fianco per tutte le trasferte stagionali una compagna di nazionale e di stanza. Emilie è molto forte e vuole imparare. In più è simpatica, fa ridere, scherza. Ha portato freschezza nel team e il divertimento in questo sport è una componente importante. Certo, deve ancora risolvere un problemino.

Il team altoatesino al completo: da sinistra Waldis, Collomb, Lechner e Schneitter.
Il team altoatesino al completo: da sinistra Waldis, Collomb, Lechner e Schneitter.

– Quale?
– Abbiamo dovuto trovare un compromesso per comunicare tutte e quattro. Lei e le due svizzere conoscono il francese, ma io no. Io e le due svizzere conosciamo il tedesco, ma lei non lo parla. E quindi abbiamo optato per l’inglese. E devo dire che Emilie sta pian piano migliorando.

– A quasi ventinove anni, sei nel pieno della maturità agonistica. Molte giovani incombono alle tue spalle, ma resistono anche le ultratrentenni. Che fotografia scatti al cross country femminile di oggi?
– L’età media si sta abbassando e va di pari passo con i percorsi sempre più veloci, richiedono esplosività e freschezza muscolare. Le atlete sopra i 35 anni ogni anno che passa fanno più fatica. La fascia di età giusta per rendere al meglio va dai 25 ai 33 anni.

– Quindi ti restano altri quattro-cinque anni per farci divertire.
– Dopo i Giochi di Londra avevo detto che avrei continuato fino a Rio de Janeiro. Nel 2016 ne avrò 31, quindi è probabile che vada avanti per poi decidere magari di concludere a Tokyo 2020.

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Da diversi anni, Eva Lechner è il cross country di casa nostra. Nessuna biker elite ha saputo raggiungere il suo livello nel cross country e solo adesso il vivaio comincia a far intravedere qualcosa di positivo per il futuro. Per gli eventi internazionali del 2014, l’Italia non può che aggrapparsi ancora al suo talento e alla sua esperienza.