

Il mondo dell'enduro in mountain bike non è fatto solo di sentieri e discese: dietro ogni gara, come si può immaginare, si cela un'intensa attività di preparazione, strategia, e ricerca.
Insieme agli organizzatori del circuito All-Enduro, vi proponiamo, a partire da oggi, una serie di interviste ai manager di alcuni team che ci raccontano il loro lavoro dietro le quinte: dall'organizzazione del team alla pianificazione della stagione agonistica, passando per lo sviluppo e l'ottimizzazione dell'attrezzatura, fino alla visione sull’evoluzione del movimento Enduro.
Insieme a loro scopriremo cosa significa gestire una squadra ai massimi livelli.
Iniziamo con una figura storica del movimento mountain bike nazionale, Bruno Zanchi di Fristads Merida iXS.

- Puoi presentarci brevemente il tuo team?
- Quest’anno il nostro team si chiama Fristads Merida iXS. E' già il terzo anno che siamo con Merida, siamo contenti e soddisfatti del prodotto, e dell'aiuto che ci viene dato da parte della distribuzione italiana.
Il progetto era partito con il buon Dario Acquaroli e con Luca Bonanomi, miei amici fraterni di quando si gareggiava in Bianchi.
Oltre a Merida, tra i partner più importanti c'è Fristads, che è l'azienda con la quale io lavoro da vent'anni, un marchio svedese di abbigliamento tecnico da lavoro e tempo libero, dopodiché ci sono tutti gli altri partner, da iXS a Formula, Schwalbe, ecc.
La nostra organizzazione è composta da un presidente che si chiama Giovanni Russotto, il nostro direttore sportivo, Guido Borsetto, e da 23 atleti, 5 dei quali fanno esclusivamente e-bike mentre gli altri 17 corrono con la cosiddetta "muscolare". Io entrambe le discipline...
Gli atleti vanno dal più piccolo che si chiama Mirko Rubis, che ha 14 anni, fino al buon Roberto Ciambrone che di anni ne avrà una sessantina scarsi, che è anche il nostro fulcro per la parte organizzativa.
Abbiamo anche una marketing manager, Elisa Dalle, supportata da Mirko, un ragazzo che gareggiava con noi qualche anno fa ed è rimasto legato al team.
Devo dire che un grosso aiuto ci viene da parte di tanti genitori degli atleti. Abbiamo anche un cuoco di altissimo livello, che oltretutto è il formatore per la rete di assistenza di Bosch Italia, che si chiama Francesco Marzari.

-Come si costruisce una squadra competitiva di Enduro? Quali sono gli aspetti chiave nella gestione degli atleti?
- In linea di massima nel team cerchiamo di avere degli atleti con un buon potenziale per poter migliorare.
Nell'arco di questi anni, abbiamo avuto atleti di altissimo livello, da Francesco Colombo a Lorenzo Suding, a Nicola Casadei, Matteo Berta, Marcello Pesenti, Louise Paulin. Abbiamo anche fatto crescere dei nuovi atleti, come Martino Lani, Matteo Mandras, Elia Castelli.
Io sicuramente non sono una persona "morbida" sul campo gara, pretendo da parte degli atleti il 110% della professionalità e dell'impegno. Forse questa cosa nasce dal fatto che facciamo tanti sacrifici per tenere in piedi il team, e voglio che i ragazzi sappiano che quando sei in un team come il nostro e hai la nostra maglia, devi avere una marcia in più.

-Quali strategie adottate per preparare la stagione? Come bilanciate allenamenti, test sui percorsi e gare per garantire la massima performance durante gli eventi più importanti?
- Purtroppo, o per fortuna, i nostri ragazzi arrivano da varie zone d’Italia.
Cerchiamo di fare qualche meeting a inizio anno, soprattutto per far sì che i ragazzi si conoscano tra di loro. Questa è la cosa principale, creare sintonia, creare un buon rapporto, che tutti si diano una mano, e siano collaborativi.
Durante la stagione abbiamo un preparatore tecnico che si chiama Roberto Lazzarini. La parte atletica e di preparazione sul campo ovviamente la curo io.
Abbiamo poi tre technical support, che sono dislocati un po’ su tutto il territorio nazionale. Abbiamo Pietro che parte da Porlezza e ci segue per il TES (Toscano Enduro Series), abbiamo Lorenzo Tenti che ci segue tendenzialmente quando siamo in Toscana e in qualche data di Coppa del mondo, e abbiamo Claudio Belotti che risiede a Zogno, dove siamo proprietari di un negozio, e si occupa di sistemare le biciclette dopo la gara.
Direi che è anche importantissimo avere delle regole. Le regole vanno rispettate, ognuno ha i suoi ruoli, ognuno sa quello che deve fare.
Devo essere sincero, non ricordo nella nostra squadra di gente che sia andata via perché alla fine non si è trovata bene, o ha avuto qualcosa da dire. Ma anzi, ritengo che il nostro team abbia veramente regalato dei bellissimi momenti a tutti gli atleti che sono transitati nell'arco di questi vent'anni.

- Come scegliete i materiali? Quali sono gli elementi fondamentali per avere un setup vincente?
- La scelta dei materiali la faccio personalmente io, tendenzialmente a fine stagione mi guardo attorno, verifico se c'è qualcosa di interessante da poter provare e testare, per poi eventualmente inserirlo l'anno dopo nell'organizzazione del team.
Cerco, però, di creare accordi che possano essere duraturi, che possano essere veramente vincenti con il tempo. Ad esempio, è una vita che siamo con Northwave, Formula, e Ohlins.
Fondamentali per me sono sicuramente le gomme, ritengo che sia la parte più importante della mia scelta tecnica e strategica.
Cerco di insegnare ai ragazzi cosa significa la taratura di una sospensione e di una bicicletta, perché è fondamentale che riescano a darci i giusti feedback mentre scendono da un tracciato.
Sono abbastanza maniaco nei confronti dei ragazzi per la preparazione atletica. E forse sono meno attento alla parte tecnica, perciò lascio questo aspetto agli atleti più forti della mia squadra,
Altra cosa fondamentale che facciamo, di solito il sabato sera terminate le prove o dopo cena, è studiarci i video nei quali guardiamo insieme dove passano i ragazzi, e diamo le indicazioni sugli errori che vengono fatti e come correggerli.
Ritengo che i ragazzi debbano girare, e girare tanto, per migliorare le proprie prestazioni. Negli ultimi anni le regolamentazioni adottate sono state invece molto penalizzanti. Capita che un ragazzo arrivi il venerdì e purtroppo non può girare sul campo gara perché può fare solo un giro a piedi, e il sabato prima della gara viene obbligato a fare solo un giro di pista. Bisognerebbe pensare a soluzioni diverse per aiutare e stimolare i più giovani.



- Come è cambiato l'Enduro MTB negli ultimi anni, sia dal punto di vista agonistico sia culturale? Quali tendenze stanno emergendo, e in che modo influenzano la preparazione degli atleti, la scelta e lo sviluppo dei materiali?
- Non è una risposta semplice..
Potrei dirti che è cambiato tutto, ma alla fine non è cambiato nulla.
Serve sempre una bicicletta da enduro che ti permetta di salire e poi abbia l’escursione per scendere. Sicuramente i materiali sono più all'avanguardia per quanto riguarda leggerezza o scorrevolezza ma c'è sempre da pedalare, da risalire.
Forse qualche anno fa trovavo le gare di enduro più dure con più dislivello e con più chilometraggio, e qualche prova speciale in più.
Per quello che riguarda la ricerca della qualità, ho sempre sostenuto che gli atleti, sia in DH sia in Enduro, devono andare a fare le gare a livello internazionale e mondiale, perché solo lì si trova un livello più alto e quindi si cresce.
Grandi tendenze non mi sembra di vederne, direi soprattutto la ricerca di mezzi leggerissimi che scorrano e che siano molto rapidi in discesa. Secondo me questo può incidere sulla sicurezza, si può limare peso finché si vuole, ma alla fine una bicicletta deve restare attaccata a terra per l’incolumità dell’atleta. Se ci sono tutti questi infortuni penso che sia anche dovuto al fatto che si sta esasperando il mezzo in maniera estrema.
Io cerco sempre di stimolare i ragazzi a coprirsi e usare le protezioni, soprattutto nelle prove, perché solo così si può pensare di osare qualcosa in più.

Se volete seguire le attività del team Merida Fristads iXS, qui il profilo Instagram.
Qui potete leggere i nostri articoli in cui si parla di Bruno Zanchi.
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Redazione MtbCult
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