Quando Yeti iniziò a lavorare alla prima Yeti elettrica...

Simone Lanciotti
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Di recente sono riuscito a sistemare e a riorganizzare il mio sconfinato archivio fotografico (quasi 150.000 foto) e sono uscite fuori delle foto che... beh, pian piano ve lo mostrerò su MtbCult.it
Iniziamo da questa foto che è "solo" del 2016, ma sembra molto più lontana nel tempo.
E più avanti vi spiego perché...


La prima Yeti a pedalata assistita è nata nel 2016, almeno come progetto, sviluppato e custodito con grande segreto dalla casa americana.
La mattina del 27 ottobre di quell'anno mi trovo a Milano, nel negozio Pro-M, per incontrare i due proprietari di Yeti Cycles, Chris Conroy, il presidente, e il suo socio, Steve Hoogendoorn.
L'incontro è organizzato da Davide Bonadrini, da poco tornato a distribuire il marchio del Colorado in Italia.
Per chi come il sottoscritto ha un'infatuazione cronica e di lunga data con la mountain bike il solo sentir nominare Yeti scatena emozioni, ricordi e gioie difficili da spiegare.
Ma tant'è.
Quel giorno, a Milano, intervisto Chris Conroy, come potete leggere di seguito:

Porto con me la reflex e inizio a fare foto dentro al negozio di Gianni e Alberto Biffi.
Scatto delle foto con Davide Bonandrini (foto in basso) mentre tiene in mano un telaio Yeti e parla con i due Yeti's men.
Non mi faccio notare troppo e aspetto a chiedere ai due americani di posare per qualche scatto.

Mi piace l'atmosfera di rilassatezza che si sta creando e non voglio interromperla.
Ad un certo punto Conroy e Hoogendoorn si avvicinano a una bici.
E' una Specialized Turbo Levo in alluminio.
La guardano.
Bisbigliano qualcosa che non riesco a capire.
Ma capisco che è qualcosa di serio, perché il tono della loro voce è cambiato.
Mi avvicino e altrettanto fa Conroy verso la Turbo Levo.
La guarda e la tocca con molta attenzione e, di certo, né lui, né il suo amico la stanno guardando per la prima volta.
Sanno che in Italia, e in Europa in generale, questo modello di e-Mtb è molto popolare, anzi, il riferimento per questo segmento che da lì a poco sarebbe esploso.

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Il fatto che stiano indugiando così tanto su questa bici non Yeti mi spinge a scattare questa foto.
I due si parlano per qualche istante e sebbene nel negozio di Biffi ci siano decine di altre bici (molte sono Yeti) a loro sembra interessare solo questa.
A quel punto capisco di avere un'altra domanda da porre a Conroy nella mia intervista.
E la sua risposta fu precisa (come avrete letto nell'articolo linkato sopra), ma non del tutto veritiera, e, a smentirla, infatti, è stata proprio l'uscita della Yeti 160E.
Il cui progetto risale, appunto, al 2016 (vedi foto in basso).

Prima Yeti Elettrica
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Fra il 27 ottobre 2016 e oggi sono passati poco più di 5 anni, ma, onestamente, sembrano molti di più.
E non mi riferisco tanto al fattore Covid19, ma all'evoluzione che da lì a poco le e-Mtb avrebbero avuto.
E il modo in cui il mercato delle Mtb non-performance (cioè downcountry, trail ed enduro) sarebbe cambiato in modo definitivo.

L'arrivo della Yeti 160E ha fatto capire ai biker che, sì, Yeti sarà pure arrivata in grosso ritardo nel mondo elettrico, ma lo ha fatto cambiando il paradigma delle sospensioni posteriori.
Il test che insieme a Simone Lucchini sono riuscito a fare qualche mese fa me ne ha dato la conferma.

Ciò che Conroy e lo staff Yeti hanno compreso per bene è che se dovevano entrare nel settore e-Mtb avrebbero dovuto farlo in modo incisivo.
Cioè, non limitandosi a montare un motore elettrico e una batteria su un telaio a doppia sospensione che più o meno già esisteva, ma a pensare a qualcosa che cambiasse le regole di gioco.
E avevano due strade: progettare un loro motore e/o una sospensione ad hoc per una e-Mtb.
Hanno scelto la seconda soluzione.
Più facile?
Forse sì, ma con il risultato di essere comunque riusciti a rimanere unici ed identificabili.
Cioè, di essere ancora Yeti.

A presto con altre foto storiche!

Qui tutti i nostri articoli, test e approfondimenti sulle bici Yeti

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Sull'autore
Simone Lanciotti

Sono il direttore e fondatore di MtbCult (nonché di eBikeCult.it e BiciDaStrada.it) e sono giornalista da oltre 20 anni nel settore delle ruote grasse e del ciclismo in generale. La mountain bike è uno strumento per conoscere la natura e se stessi ed è una fonte inesauribile di ispirazione e gioia. E di conseguenza MtbCult (oltre a video test, e-Mtb, approfondimenti e tutorial) parla anche di questo rapporto privilegiato uomo-Natura-macchina. Senza dimenticare il canale YouTube, che è un riferimento soprattutto per i test e gli approfondimenti.

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