scritto da Redazione MtbCult in Storie il 14 Giu 2014

Le ricognizioni e l’enduro: 6 punti su cui riflettere

Le ricognizioni e l’enduro: 6 punti su cui riflettere
        
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Dove sta andando l’enduro?
Domanda difficile questa, alla quale avevamo provato a dare una risposta con Chris Ball diversi mesi fa.
Salvo che Ball, essendo coinvolto a livello mondiale sul fronte enduro, non ha delineato un quadro che riguardava solo l’ambito italiano.
E allora proviamo a farlo noi, condividendo con tutti i lettori qualche riflessione sull’argomento, cominciando da un concetto:

L’enduro italiano è quello delle ricognizioni.

Non che gli stranieri non le facciano, ma da noi è una realtà da tempo consolidata.
Una caratteristica che rischia di diventare un limite per questa disciplina (ricordate che cosa disse a riguardo Anne Caroline Chausson?).
Vediamo i perché.

Una delle grandi capacità di Jerome Clementz è riuscire a interpretare il percorso nel modo migliore. Anche il francese fa le ricognizioni, ma l'abilità nello scegliere le traiettorie più veloci rimane la sua risorsa più importante.

Una delle grandi capacità di Jerome Clementz è riuscire a interpretare il percorso nel modo migliore. Anche il francese fa le ricognizioni, ma l’abilità nello scegliere le traiettorie più veloci rimane la sua risorsa più importante.

1 – Più si fanno ricognizioni e meno si improvvisa
L’improvvisazione o, se volete, la capacità di interpretare il tracciato senza conoscerlo, è una delle doti di base di chi fa enduro.
Troppe ricognizioni fanno perdere questa capacità che, invece, va allenata di continuo.
Le gare di enduro, specialmente da quando questa specialità è diventata un fenomeno mondiale, hanno iniziato pian piano a cambiare volto.
Le Speciali si allungano in termini di durata e in alcuni casi si avvicinano di più al format francese che prevede risalite meccanizzate e Speciali lunghissime, difficili da memorizzare completamente.

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2 – La necessità delle ricognizioni cela una carenza tecnica?
Sembra che gli italiani per essere competitivi debbano avere la possibilità di provare e spesso anche più dei loro rivali stranieri. Nonostante ciò, i risultati nell’Enduro World Series non sono ancora molto lusinghieri. Questo pone una domanda: si tratta di una carenza in termini di tecnica di guida?
Allora, vale la pena di insistere con le ricognizioni oppure sarebbe più opportuno allenare la tecnica di guida?
Oppure si tratta solo di cambiare mentalità e di non sentirsi inferiori a nessuno (ammesso che questo succeda) prima ancora di gareggiare.
Come ha detto Roberto Vernassa in questa intervista riferendosi alla Dh, “Servirebbe qualcuno vincente che trascinasse il resto della truppa”.
E’ il caso anche dell’enduro?

Le risalite meccanizzate, in molti casi, sono inevitabili e fanno parte oggi del format enduro a livello mondiale. Hanno il vantaggio di raggiungere altezze notevoli in pochi minuti e di allungare tantissimo il percorso di gara. Da questo punto di vista sono una risorsa.

Le risalite meccanizzate, in molti casi, sono inevitabili e fanno parte oggi del format enduro a livello mondiale. Hanno il vantaggio di portare i concorrenti ad altezze notevoli in pochi minuti e di allungare tantissimo il percorso di gara. Da questo punto di vista sono una risorsa.

3 – Le ricognizioni costano
Una gara di enduro raggiunge in alcuni casi costi molto elevati per le tasche dei partecipanti. La trasferta (che include almeno 2 notti in albergo, pasti e viaggio), l’iscrizione, gli eventuali danni-usura della bici e non dimentichiamo le ricognizioni. Ovvero il servizio di risalita che di rado è gratuito.
Conti alla mano un enduro così diventa per pochi.
Cosa fare allora?
Correre dietro casa, su percorsi relativamente più facili e che non richiedano troppe ricognizioni, una o più notti in albergo e costi generali più contenuti.
E’ questo il vero enduro?
Difficile dirlo, ma di sicuro sta avendo un certo seguito e, come è successo anche per altre specialità della Mtb, sta portando a una frammentazione dell’attività agonistica.
Da un lato è un bene (ci sono più eventi che richiedono trasferte meno impegnative e si aumenta il numero di praticanti), ma dall’altro è un male perché le gare di enduro mal tollerano l’improvvisazione degli organizzatori (in tanti si stanno cimentando in questo settore negli ultimi tempi) e perché le occasioni di confronto con i big della disciplina diminuiscono.
Al momento il Superenduro è il circuito più qualificato a livello nazionale ed è l’unico al quale partecipano tutti i più forti.

I percorsi di gara sono molto vari, anche nell'ambito della stessa gara. Sapersi adattare e saper leggere il terreno restano le doti principali di chi fa enduro.

I percorsi di gara sono molto vari, anche nell’ambito della stessa gara. Sapersi adattare e saper leggere il terreno restano le doti principali di chi fa enduro.

4 – Le ricognizioni non rendono un percorso più sicuro
Secondo alcuni top rider l’enduro è più pericoloso della Dh perché è impossibile memorizzare tutto il tracciato, perché non sempre i tratti più a rischio sono ben protetti (come accade invece nella Dh) e perché, comunque, in gara si va davvero forte.
Non potendo escludere la fatalità, nelle gare di enduro si è più esposti a cadute e incidenti e le ricognizioni non possono ridurre la probabilità di questi inconvenienti.
Cosa fare allora?
Una possibilità è cambiare il modo di gestire la propria gara: una gara di enduro è composta da diverse Speciali, più o meno lunghe, e l’obiettivo è, sì essere veloci, ma soprattutto fare meno errori possibile.
Provate a correre o anche solo ad allenarvi in questo modo e vedrete che essere precisi nella guida paga sempre e, con l’allenamento, vi farà diventare anche più veloci.
Ne avevamo parlato anche qui.

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5 – Ma le ricognizioni creano un indotto
Le gare di enduro dal momento che si ispezionano i percorsi più volte creano anche un certo indotto per le località ospitanti: le risalite in furgone, pranzi, spuntini, cene, pernottamenti e ricambi delle bici.
Da questo punto di vista le ricognizioni sono da intendere come una risorsa per gli organizzatori che, comunque, devono far quadrare il bilancio economico del proprio evento.

6 – Cambiare il volto delle gare di enduro?
Forse questa è la cosa più difficile, però provate a seguire il nostro ragionamento.
In questo momento le Speciali di enduro hanno grossa percentuale di tratti in discesa, facendo somigliare l’enduro sempre più a delle piccole gare di Dh. O “soft Dh”.
Il risultato è che a emergere in queste circostanze sono i rider con maggiori attitudini alla guida veloce (o chiamiamoli discesisti) e l’enduro somiglia troppo a una gara di Dh.
Cosa fare, allora?
Riequilibrare i valori in campo aggiungendo più tratti pedalati nelle Speciali.

Il campionato italiano a Rocca di Papa, per quanto discusso, prevedeva diversi tratti pedalati. Anche questo è enduro.

Il campionato italiano a Rocca di Papa, per quanto discusso, prevedeva diversi tratti pedalati. Anche questo è enduro.

In questo modo si potrebbero livellare le differenze fra chi viene dalla Dh e chi viene dall’Xc, senza dimenticare che così facendo l’enduro acquisterebbe un volto meno estremo e, quindi, almeno potenzialmente, più abbordabile per altri utenti.
Questa è solo una delle possibili vie da seguire.

Il tema delle ricognizioni, quindi, è tutt’altro che banale.
L’obiettivo di questo articolo è dare il nostro punto di vista sull’argomento e saremo ben lieti di conoscere il vostro per alimentare il dibattito.

Simone Lanciotti e Giuseppe Scordo

        
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