scritto da Simone Lanciotti in Storie il 05 Ago 2013

Scappo dall’ufficio e me ne vado in montagna

Scappo dall’ufficio e me ne vado in montagna
        
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Quanto sia verosimile questa storia decidetelo voi, ma, oggi, un lunedì di agosto, una settimana prima di ferragosto, il desiderio di prendere la Mtb e scappare lontano è forte.
Ed è questo che rende la storia che state per leggere dannatamente vera o verosimile, fate voi, a prescindere che viviate a Milano, Torino, Verona, Firenze, Palermo o Lecce.
Siamo a Roma: sono le 14,00, fa caldo, le strade non sono proprio deserte (chiamatela crisi se preferite), ma la città è rovente…

E io sono qui che ribollo di caldo, non riesco a concentrarmi, vorrei tornare proprio dove ero stato qualche tempo fa, magari provare a percorrere quel sentiero che avevo adocchiato.
Sono sicuro che scende e porta giù, verso Fiumata, Filettino, verso il Simbrivio e su rotte che ormai conosco bene.
Vado su Google Earth e vedo di capire se è come dico io.
E’ proprio come dico io.
Non posso più stare qui. Chiamo Antonio.
– Se scappo dall’ufficio ci torni su in montagna con me?
– Intanto buongiorno, poi… boh, quando? Adesso?
– Adesso, sì. Che fai vieni?
– Fra quanto?
– Dammi un’oretta e si parte.
– Al solito posto?
– Sì, ci vediamo lì, portati un bel po’ d’acqua.

Non è (quasi) mai difficile organizzare un’uscita in Mtb. Se tutti i lavori del mondo fossero così facili non esisterebbero problemi e la vita sarebbe più bella. L’obiettivo di oggi è fuggire dalla città, dall’ufficio e prendersi un giorno di ferie mentali (visto che le ferie canoniche quest’anno non ci saranno), pedalare e chiacchierare.
Il percorso non è facile, è un vero tracciato all mountain.
Siamo sui Monti Simbruini, una delle mete più gettonate dal popolo dei biker romani perché distano poco più di un’ora di macchina dalla Capitale e offrono scenari da montagna vera. Insomma, un terreno sul quale non si può improvvisare.
Saliamo su in macchina, parcheggiamo a Campo dell’Osso e andiamo verso Le Vedute. C’è una differenza abissale di temperatura fra il bosco e la città.
E’ così che dev’essere il paradiso, vero?
Ci siamo, inizia la discesa verso Campo della Pietra. Single track, solo single track, rocce, pendenze e tanto divertimento. Poi bosco, salti, rami piazzati in traiettoria piena (maledetti…) e velocità.
Il ricordo dell’ufficio non c’è già più, penso solo a guidare e a stare a ruota di Antonio. Niente di più.
Poi mi chiedono perché la Mtb libera la mente: provate voi a guidare in discesa pensando alle cose che non vanno, al lavoro e a tutte le complicazioni della vita moderna.
Io in questo momento vedo solo una Yeti Sb66 Carbon da inseguire.

Lungo la strada che sale verso Campo Ceraso un cippo risalente allo Stato Pontificio: chissà come ci venivano fin quassù all'epoca?

Lungo la strada che sale verso Campo Ceraso un cippo risalente allo Stato Pontificio: chissà come ci venivano fin quassù all’epoca?

Direzione Monna della Forcina
Finisce questa prima parte di godimento e adesso arriva il bello: una lunga strada sterrata che esce ed entra nel bosco di continuo, solitaria, polverosa, in leggera salita, perfetta per pedalare e chiacchierare.
Adesso si pedala senza pensare a dove mettere le ruote, ogni tanto ci vuole anche questo.
Ho una rotta, ma ancora incerta. Ci fermiamo, controllo la mappa e per l’occasione si mangia un boccone. Seduti sul prato, lontani dalla civiltà e con un segnale Gsm quasi assente.
No, nulla di spaventoso, anzi, semplicemente fantastico: nessuno ci chiama, nessuno ci raggiunge.
Avere una rotta è quasi un peccato, sarebbe meglio avventurarsi, provare sentieri non segnati, ma con la montagna, anche se la conosci, meglio non scherzare.
Si riparte, direzione Monna della Forcina, ovvero l’inizio dell’ultima discesa, ovvero la meta della nostra uscita.
Tutti ne parlano bene, ma io, l’ammetto, non ci sono mai stato. Mai fatto quella discesa.
Si torna a salire perché il nostro Gpm è a quota 1600 metri e qui siamo intorno a 1450.

La meta è quasi raggiunta: l'inizio della discesa per Fiumata è ormai prossima.

La meta è quasi raggiunta: l’inizio della discesa per Fiumata è ormai prossima.

Che bello, si sale
Quello che sta succedendo oggi è meraviglioso: sono scappato (più o meno responsabilmente) dagli impegni di lavoro, sto pedalando con un amico su sterrate mai fatte prima, la salita non è troppo impegnativa e fra poco ci lanceremo in discesa. A dire il vero un po’ di caldo comunque si sente, ma abbiamo già deciso che il primo bar raggiungibile lungo la discesa è nostro.
E intanto si sale.
Potrà sembrare strano, ma la Mtb è nata anche per salire. Per un attimo è meglio scordarsi dell’angolo di sterzo e di tutti gli accorgimenti tecnici per la discesa.
Poche storie: in Mtb si va anche in salita.
Sono anni che mi dico che un’uscita è davvero impegnativa se coinvolge tutti i pignoni posteriori. E una volta tornati a casa è facile accorgersene, specie se il percorso era polveroso.
Oggi è una di quelle uscite.
Più che impegnativa, però, la definirei ricca. Epica.
Ammortizzatore e forcella in posizione intermedia e la salita passa via che è una meraviglia. E’ bello avere 150 mm di travel che funzionano bene anche in salita.

Sospensioni Fox da discesa, ma in salita funzionano altrettanto bene (a breve il test completo).

Sospensioni Fox da discesa, ma in salita funzionano altrettanto bene (a breve il test completo).

Ma stiamo andando nella direzione giusta?
La mappa dice di sì, ma le mie sensazioni non lo confermano.
E nel bel mezzo del nulla, compaiono due ragazze scout e poco più avanti un accampamento. Sì, ci confermano che la direzione è giusta.
Mi sento meno solo e meno privilegiato dopo aver notato questo assembramento, ma la montagna è di tutti.
La strada continua a salire, a tratti con strappi molto severi, ma alla fine ecco il cartello che aspettavamo. Inizia la discesa da Monna della Forcina: siamo arrivati alla meta.

Siamo a Monna della Forcina: inizia la discesa.

Siamo a Monna della Forcina: inizia la discesa.

La prima volta su un sentiero
Ognuno questa esperienza la vive a modo suo: c’è chi con un po’ di apprensione in più, chi con disinvoltura e qualcun altro con esaltazione vera.
Ecco, io appartengo a questa categoria, ma non sempre me ne faccio un vanto…
La prima volta su un sentiero è magnifica perché non lo conosci e lo devi interpretare. Devi capire se cerca di fregarti con passaggi difficili oppure se cerca di essere ospitale e divertente.
Ecco, questo qui sembra piuttosto indeciso: c’è di tutto, tornanti stretti e ripidi su roccia, tratti veloci e battuti, salti (copiabili oppure no, fate voi), torrenti, rocce bagnate (e quindi scivolose), qualche dirupo (piccolo), ma soprattutto è una discesa lunga che se l’affronti senza soste ti “cucina” per bene braccia e freni.
E quando sei dentro questo vortice di emozioni e di complicazioni naturali chiamate single track allora pensi solo a volerne di più. Ti prometti che qui ci tornerai ogni domenica o ogni volta che il tempo libero te lo permetterà.

Fermi tutti, ecco il bar. Coca fresca e si riparte. L'uscita è quasi finita.

Fermi tutti, ecco il bar. Coca fresca e si riparte. L’uscita è quasi finita.

La discesa è finita
Si torna sull’asfalto, una decina di km di bitume e poi di nuovo sterrato, ma il bello ormai è passato.
Un bar, un bar, fermi tutti.
Qui facciamo la sosta che ci eravamo promessi 1000 e rotti metri più in alto.
La giornata è quasi finita. Riaccendo il telefono? No, meglio di no. Lo tengo spento almeno fino al ritorno a casa.
La polvere sulla forcella dice tanto: 160 mm usati quasi tutti, ma usati bene. Non importa se la forcella va a pacco, importa che ci siamo divertiti.
Importa soprattutto che la Mtb sia stata usata per ciò per cui è stata concepita: alzare polvere e divertirsi.
Si torna a casa e, sembrerà strano, ma mi è tornata voglia di andare al lavoro.

Il sole è ormai basso e la strada è tutta sterrata. Velocità più tranquille, ma è stata un'uscita meravigliosa. Da rifare...

Il sole è ormai basso e la strada è tutta sterrata. Velocità più tranquille, ma è stata un’uscita meravigliosa. Da rifare…

        
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