Stesso giro, 18 anni dopo: quant'è cambiata la Mtb! (E quanto lei ha cambiato me)

Simone Lanciotti
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Stesso giro, 18 anni dopo.
4 ore in sella, in mountain bike, in solitaria, in montagna, uscita appena conclusa.
Sono a casa, entusiasta, apro la porta e mia moglie mi saluta.
Lei, ovviamente, è abituata alle mie considerazioni tecniche su un’uscita o su una bici, quindi, la conversazione che state per leggere non è frutto di fantasia:

- Dove sei stato?
- Sono tornato al Santuario della Santissima Trinità in Mtb!
- E com’è stato?
- E’ stato come fare un tuffo nel passato. Pensa che l’ultima volta che ho fatto esattamente il percorso di oggi era 18 anni fa.
- 18 anni fa?
- Sì, e avevo ben altra bici. Una hardtail in alluminio da gara che quel giorno mi sembrava un oggetto magnifico. E magari lo era pure, ma non su un percorso del genere.
- Perché?

- Beh, diciamo che 18 anni fa non ti facevi troppi problemi ad usare una Mtb hardtail (pensa, aveva i primi freni a disco Xtr…) su sentieri che oggi faresti solo con una full bella cattiva. Ma una volta era così.
La discesa del Santuario, invece, l'ultima volta l'ho fatta 10 anni fa. Ho ancora foto di quell'uscita, ma il giro fu diverso quella volta.
- E com’è andata oggi?
- Alla grande!
Guarda, forse anche in salita sarò andato meglio, ma in discesa, mentre andavo giù, mi chiedevo come diavolo avessi fatto quel giorno a farla tutta in bici…
O quali passaggi, 18 anni fa, avessi rinunciato a farli in sella. Mi è venuto da sorridere. Oh, sono passati 18 anni…
- E quante cose sono cambiate sulla tua bici?
- Tutte!
Ci pensavo proprio oggi: non c’è più un componente sulla mia bici di oggi che avrei potuto avere su quella bici del 2003. Niente proprio!
Forse la sella o le manopole, ma quali manopole e quali selle da Mtb avrebbero resistito 18 anni?

Immagini dall'archivio: la discesa dal Santuario della Santissima Trinità, nel cuore dei Monti Simbruini, durante un'uscita di 10 anni fa.

- Ti sei divertito, quindi?
- Certo!
- E’ quello che conta…
- La cosa assurda e meravigliosa allo stesso tempo è stata la solitudine: appena ho lasciato Subiaco non ho visto più anima viva.
Avrò incontrato sì e no 10 auto in 3 ore.
E mentre salivo verso il Santuario ho proprio avuto la sensazione di essere solo, una sensazione dalla quale oggi non sarei riuscito a fuggire.
Però stavo bene, perché, in fondo, me la sono andata a cercare proprio. Ma anche strano, perché, lo sai, il Santuario è un luogo che di solito è affollato all’inverosimile, ma vederlo oggi completamente deserto mi ha fatto impressione.
Forse tristezza, solitudine appunto, ma anche un fortissimo desiderio di sfida.
- Sfida?

- Sfida con me stesso.
- Cioè?
- Ci pensavo proprio mentre ero in sella: mettere alla prova la capacità di restare lucido alla guida e il lasciarmi travolgere dalle emozioni.
Beh, magari non travolgere, ma coinvolgere.
E’ qualcosa che vorrei raccontare, ma allo stesso tempo mi rendo conto che sono emozioni solo mie. C’è questo amarcord di 18 anni fa e poco più.
- Lascialo sedimentare un po’ e poi vedi cosa riesci a tirarne fuori…
- Un’altra cosa che mi ha colpito è stato il modo in cui lo sguardo riesce a spaziare quando sei in sella alla Mtb o alla bici da strada: sono due cose completamente diverse.
- Cioè?

- Con quella da strada guardo avanti e in basso, verso il Garmin o le gambe, quindi penso ai numeri, alle prestazioni e ai tempi.
Con la Mtb, siccome vado più piano, mi guardo lontano, osservo, ammiro la forma delle montagne e osservo il paesaggio, le strade e i sentieri intorno.
A volte mi fermo proprio, faccio una foto e lascio andare i pensieri.
Come ho sempre fatto, sin da ragazzino.
E me la prendo comoda.
Sì, il bello di oggi è stato proprio questo: prenditela comoda, mi sono detto.

Io, 10 anni fa, sullo stesso sentiero - Foto Andrea Sabbadin

- Comunque, ho fatto il cous-cous, ne è rimasto un po’ se vuoi...
- Ah, grazie, grandioso! Ho mangiato solo due barrette e il Garmin dice che ho bruciato 2400 kcal. Non dovrei dirlo, ma non sono più abituato a fare questi giri con la Mtb.
- Sei cotto?
- No, stanco, ma non cotto. Ho braccia e spalle un po’ indolenzite perché la Mtb la sto usando poco in questo periodo.
- Infatti!
- Da quando c’è neve su in montagna.
Il giro di oggi l’ho fatto sapendo che non avrei incontrato neve. E mentre salivo ho visto che, ahimè, i sentieri in quota sono ancora inaccessibili: c’è ancora neve. E ce ne sarà ancora per qualche settimana.

Do uno sguardo a Strava e mi accorgo che la discesa dal Santuario è la prima che faccio da quando sono registrato su Strava.
Cioè dal 2012.
L’ultima volta che l’ho fatta ero con Andrea Sabbadin, febbraio 2011, e facemmo un sacco di foto, quelle in bianco e nero in questo articolo.
Pazzesco!
E pensare che prima del 2012 era un sentiero che battevo spesso.
Poi ho cambiato rotte, concezioni e abitudini.
Troppi sassi, troppo lento, troppo trialistico.
E ho preferito farne altri.

Oggi ci sono tornato un po’ perché i miei preferiti sono ancora coperti di neve e un po’ per vedere come sarebbe cambiata questa discesa con una bici più moderna e più adatta al percorso.
E la differenza è stata enorme.
A dir poco.
E’ vero, sono cambiati tantissimo il mio stile di guida e la mia percezione del limite, ma alcuni passaggi di quel sentiero erano ancora lì’, immutati, sempiterni e immobili.
E quando me li sono trovati davanti si sono attivati degli automatismi nella guida.
Qualche volta sbagliati, perché condizionati dai limiti tecnici delle bici di 10 anni fa, altre volte corretti.
Alcuni gradoni di roccia, infatti, sono ancora lì e rifarli oggi con una full da 29” è stato facilissimo.
Quasi scontato.
Quando una volta, invece, dovevo pensarci un po’.
Però l’ultima volta che sono venuto qui (10 anni fa appunto) avevo questa bici: ruote 26 pollici e 120 mm di escursione al posteriore.

La Cannondale Rize, con montaggio personalizzato, di oltre 10 anni fa: ruote 26", escursione di 120 mm al posteriore e 130 all'anteriore e geometria... "compressa"

Oggi avevo quest’altra: 29 pollici e 120 mm dietro e 140 davanti.

La Evil The Following MB utilizzata oggi: ruote 29", 120 mm al posteriore, 140 all'anteriore e geometria regolabile su due posizioni. Nel mio caso la posizione meno aperta.

Un altro pianeta.
E se avessi avuto anche i pedali flat la differenza sarebbe stata ancora maggiore.

Oggi è stato un evento più unico che raro: un giro in bici che è riuscito a collegare due momenti della mia vita di biker così lontani fra loro, ma ancora così vivi nella mia memoria.
Emozioni personali a parte, in 18 anni sono cambiate così tante cose nella mountain bike che è quasi insensato fare paragoni.
Una sola cosa è rimasta e, ne sono certo, rimarrà sempre: la voglia di osare e di spingersi oltre i propri limiti.
Uscire dalla zona di comfort.
Cosa che, mai come in questo periodo emotivamente (e lavorativamente) difficile per tutti, può diventare un’esperienza curativa.
Vivo a ridosso delle montagne con le quali esiste un dialogo sin da quando ho iniziato ad amare la mountain bike.
Il dialogo non si è mai interrotto.

Il sottoscritto insieme ad Andrea Sabbadin, oggi giornalista di Pianetamountainbike.it, durante quell'uscita del febbraio 2011.

Oggi, a distanza di molti anni, mi hanno mostrato un volto un po’ cambiato, più eroso, più invecchiato e comunque diverso.
Perché soggetto ad un lentissimo inesorabile mutamento.
Anche loro, le montagne, l’oggetto immanente per definizione, mutano.
Nulla rimane com’è e mai come in questo periodo sento che devo essere pronto al cambiamento.
Prima per sopravvivere e poi per imparare un nuovo modo di vita.
Qualunque essa sia, voglio che sia ancora in sella.

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Sull'autore
Simone Lanciotti

Sono il direttore e fondatore di MtbCult (nonché di eBikeCult.it e BiciDaStrada.it) e sono giornalista da 20 anni nel settore delle ruote grasse e del ciclismo in generale. Siamo molto focalizzati sui video e il canale YouTube MtbCult è un riferimento in Italia soprattutto per quanto riguarda i test.

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