Ho riprovato le pedivelle da 165 mm. E mi sono piaciute, perché...

Daniele Concordia
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Ho riprovato le pedivelle da 165 mm. E mi sono piaciute, perché...

Daniele Concordia
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Ho riprovato le pedivelle da 165 mm sulla Mtb.
Sì, perché in realtà le avevo già provate nel 2020 e in quella occasione realizzai anche un articolo in cui spiegai bene le sensazioni.
Prima di proseguire, vi consiglio di leggervelo:

Ora, dopo quasi cinque anni, ho avuto la possibilità di riprovare le pedivelle da 165 mm (al posto delle 170 mm che uso di solito) su un nuovo gruppo del quale non posso ancora parlarvi in modo dettagliato, ma che sarà presentato a breve.

Chi mi conosce e mi legge sa bene che sono da sempre un sostenitore delle pedivelle corte, non solo per un mio gusto personale, ma anche perché i vantaggi che possono apportare sono parecchi, ne parlammo in questo contenuto realizzato insieme a quattro bike-fitter:

Ma torniamo a noi: in quella prima esperienza del 2020, le pedivelle da 165 mm mi erano piaciute, ma non mi avevano convinto del tutto. Stavolta, invece, mi sono piaciute di più.
Eppure sono sempre io, la bici è molto simile (sempre un RDR Deus, ma nell'ultima versione), l'assetto pure e in fondo non è passato tanto tempo...
Quindi, perché le sensazioni sono cambiate?

Dopo averci ragionato un po' ed essermi confrontato con Massimo Iafisco di IMFIT Biomeccanica, credo di aver capito perché stavolta mi sono trovato meglio con le pedivelle da 165 mm.



I motivi principali sono tre...

1) Ho più forza

Quando provai per la prima volta le pedivelle da 165 mm mi accorsi che invitavano a “buttare giù il rapporto”, o meglio, a far girare in modo più agevole i rapporti duri. In sostanza, la percezione è quella di pedalare e cambiare ritmo con più facilità, soprattutto quando si procede da seduti.
La fisica, però, dice che “una leva più corta è più sfavorevole”. Ovvero, a parità di resistenza, con una leva più corta serve più forza per compiere lo stesso movimento. E anche se la percezione iniziale potrebbe ingannare, la fisica non mente.

Cinque anni fa notai che le pedivelle da 165 mm favorivano il cambio di ritmo da seduto, ad esempio, quando finiva una salita e dovevo buttare giù il rapporto, la leva più corta mi aiutava.
Ma poi per mantenere quel passo c'era bisogno di più forza e anche di un sistema aerobico in grado di resistere ad una cadenza elevata, delle doti che in quel momento non avevo.

Col passare degli anni sono cresciuto muscolarmente (anche grazie alla palestra), in generale mi sento più forte e i dati sulla potenza lo confermano. Questa mia maggior propensione a spingere più duro, mantenendo comunque una cadenza medio-alta (80-85 rpm medie), si adatta benissimo all'utilizzo delle pedivelle più corte, nel mio caso da 165 mm.
La percezione di maggior facilità nel cambio di ritmo resta sempre, perché il tragitto che deve compiere la gamba durante la rotazione è minore, ma al contempo riesco anche a mantenere quel ritmo alto nei minuti successivi, perché ho più forza nelle gambe.

2) Ho arretrato le tacchette

Negli ultimi anni, sulle scarpe da Mtb ho cambiato la posizione delle tacchette, arretrandole leggermente (parliamo di pochi millimetri, che però si avvertono).
L'ho fatto perché di solito tendo ad essere poco stabile al livello della caviglia e dei polpacci. In effetti, così facendo sento di avere una spinta migliore, ma anche una posizione più efficiente in discesa, perché sto più centrale con il piede ed affatico meno la zona dell'arco plantare.

A mio avviso, questa modifica che ho fatto favorisce l'utilizzo delle pedivelle da 165 mm.
Mi spiego meglio: con le tacchette più arretrate, il piede avanza rispetto al pedale. Durante la pedalata, nel punto morto inferiore (gamba tutta estesa) si avrà un angolo più aperto, quindi bisognerà abbassare leggermente la sella per mantenere l'assetto giusto. Allo stesso tempo, con la pedivella parallela al terreno si avrà un angolo di attacco più favorevole, perché la forza esercitata sul pedale è più diretta, si disperde meno energia e inoltre si stabilizza la caviglia.
Le pedivelle da 165 mm danno un ulteriore vantaggio, perché non è necessario abbassare la sella, anzi, bisogna alzarla di 5 mm. Quindi si mantiene il vantaggio di una spinta migliore, ma si ottimizza anche la posizione generale: alzando la sella, l'angolo tra busto e ginocchio si apre, con ripercussioni positive sull'economia del gesto e sulla respirazione.


In generale, quindi, con le tacchette arretrate e le pedivelle da 165 ho avvertito una pedalata più “piena”, ma allo stesso tempo più “economica”, sia da seduto che in piedi sui pedali.
Inoltre, avendo più spazio tra ginocchio e manubrio durante i rilanci sui pedali, si evitano o si riducono quegli impatti che a volte capitano nei momenti più concitati, soprattutto sulle Mtb moderne che richiedono un assetto molto compatto.

3) La schiena soffre di meno

Complice l'età che avanza, anche io soffro un po' con la schiena, saltuariamente.
Le pedivelle da 170 mm mi sono sempre piaciute perché stressano meno le articolazioni rispetto a quelle da 175 mm e di conseguenza anche la schiena: quando non arrivano le gambe si scarica tutto sulla catena muscolare posteriore, con possibili dolori o infiammazioni.

Le pedivelle da 165 mm, da questo punto di vista mi piacciono ancora di più, perché aprendo l'angolo tra busto e ginocchio permettono all'ileo-psoas, ai muscoli della schiena, dei glutei e a quelli posteriori della gamba di affaticarsi meno.

Nelle distanze brevi, questo aspetto potrebbe passare in secondo piano, ma quando i chilometraggi e i dislivelli salgono è fondamentale per essere più economici ed efficienti possibile.

Pedivelle da 165 mm: le lascio oppure no?

Devo ammettere che la tentazione di lasciare le pedivelle da 165 mm c'è stata e in parte c'è ancora, ma probabilmente, dopo aver concluso il test di questo nuovo e misterioso gruppo, rimonterò quelle da 170 mm, con le quali tutto sommato mi trovo ancora benone.

Il motivo è semplice: credo che quando si decide di cambiare, bisogna farlo su tutte le bici (strada e Mtb), non solo su una. Sia perché bisogna adattarsi per trarne i massimi benefici e sia perché è facile incappare in scompensi a livello muscolare o articolare quando si cambia assetto continuamente.
Io ho tre bici personali, tutte con il misuratore di potenza sulla guarnitura, capite bene che la spesa non sarebbe banale...
Pensando ai motivi “tecnici” e alle sensazioni, però, non avrei molti dubbi e sarei pronto a fare questo passo in modo definitivo.

Qualche consiglio per i più curiosi

Se volete montare le pedivelle da 165 mm o comunque delle pedivelle più corte di quelle che avete già, vi consiglio innanzitutto di provarle prima di acquistarle, sfruttando magari l'aiuto di un negoziante che ha una guarnitura usata da prestarvi, oppure di un amico che le monta già sulla sua bici.
Purtroppo, la teoria conta fino a un certo punto, poi entrano in ballo le sensazioni e le necessità personali: c'è anche chi le ha provate e non si è trovato per niente bene.

Wilier Ritiro Liguria 484

In ogni caso, se decidete di provare una pedivella più corta andate per gradi, accorciando 5 mm per volta, dando tempo al fisico di capire bene la modifica che state facendo e adattando l'altezza sella alla variazione della leva.
Di base, però, credo che una pedivella più corta sia la scelta ideale per la maggior parte dei ciclisti e dei bikers (amatori e non), perché rende la pedalata e l'assetto più efficienti, ma anche più economici, non solo a livello di gambe, ma anche di schiena e articolazioni.

pedivelle da 165 mm

Qui gli altri articoli sulle pedivelle da Mtb.

Qui gli altri articoli sull'assetto in sella.

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Sull'autore
Daniele Concordia

Mi piacciono il cross country e le marathon, specialità per le quali ho un'esperienza decennale. Ho avuto un passato agonistico sin da giovanissimo, ho una laurea in scienze motorie e altri trascorsi professionali nell’ambito editoriale della bici.

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