Quello visto a Tokyo è ancora cross country?

Simone Lanciotti
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La caduta di Van Der Poel ha fatto molto parlare di sé.
Alimentando una discussione che è sempre più viva fra gli appassionati delle gare in circuito di Mtb.
Molti commenti sui social e via posta elettronica sono di questo tipo:

“Troppo difficili questi percorsi!”

“Questo non è più cross country, ma enduro”

“Servono ben altre bici per fare queste cose”

E via discorrendo.
Ed è vero: il livello tecnico dei percorsi di cross country sta diventando sempre più elevato, a testimonianza di una metamorfosi radicale che la disciplina continua ad avere.
Dal 1990, anno dei primi mondiali di Mtb, fino ad oggi.

Nino Schurter a Les Gets quest'anno - Foto RedBull Content Pool

Una personalità in costante mutamento

E’ sempre lei, ma non è più lei.
La Mtb è in costante mutamento, anzi, di più: è lei che guida lo sviluppo e l’evoluzione della bici.
Di tutte le bici.
In pratica, al contrario di quanto avviene nel ciclismo canonico (leggi ciclismo su strada), la Mtb non accetta di buon grado formule, rituali e tradizioni.

Sì, ci sono gli appuntamenti della Coppa del mondo e i Mondiali, ma se guardate bene c’è un sottobosco di eventi e di proposte di eventi agonistici e/o aggregativi che non ha eguali nel ciclismo.

Ciò che conta è trovare nuove formule.
Esplorare (tenete bene a mente questa parola).
E quindi cambiare.

Aaron Gwin in Coppa del mondo a Leogang quest'anno - Foto RedBull Content Pool



Sì, le Mtb da Xc stanno cambiando 

E alcuni commenterebbero ispirandosi alle bici da enduro.
Cioè una categoria agonistica che per diverse ragioni ha perso il seguito che aveva qualche anno fa.
Ma non invano: ciò che le Mtb da enduro hanno “insegnato” a quelle da Xc lo si apprezza in discesa.
Angolo di sterzo più aperto, reach maggiorato, movimento centrale più basso, BB drop maggiore e (da ultimo) il reggisella telescopico e, insomma, tutte quelle caratteristiche che oggi rendono una Mtb da Xc così efficace, facile e piacevole da guidare in discesa.

Su ogni discesa.

O quasi, almeno per noi comuni mortali. 
E questo ha portato i top rider a diventare più veloci con più facilità.
Tecnica di guida e spettacolarità: due fattori cruciali.
Per vincere nel cross country ad altissimo livello non basta più avere solo il “motore”.
Non basta essere preparati solo con gambe, polmoni e cuore, ma occorre essere anche molto capaci nella guida.
Cioè, se hai una bici così tanto capace devi essere in grado di sfruttarla a dovere.

Ed ecco che il livello tecnico dei tracciati aumenta (perché le bici sono meccanicamente più adeguate) e ne beneficia anche la spettacolarità e la velocità dei tracciati.
Se avete visto il percorso Mtb di Tokyo 2020 c’erano discese di vario tipo: veloci, tortuose e ripide (con gradoni e drop). Cioè, tutto. ciò che serve per mettere alla prova i biker ed emozionare gli spettatori.

La disciplina regina è proprio l’XC

Questa affermazione farà tremare gli appassionati della downhill, ma il cross country moderno si è avvicinato molto alla DH negli ultimi anni.
La sola differenza è la velocità in discesa.
In Dh si va molto più veloce e per molto più tempo.

Ma l’XC merita di diventare la disciplina regina della Mtb, perché queste bici sono più versatili e più facilmente utilizzabili di una bici da Dh (non occorrono impianti di risalita) e sono quanto di più simile esista alle Mtb usate nelle prime gare di Mtb.
Cioè bici capaci di gestire la salita, la discesa e la guida in generale.
Perciò, cosa aspettarsi dalle prossime Mtb da Xc?

Quello visto a Tokyo è ancora cross country?
Uno splendido collage dei 7 campioni olimpici della Mtb, dal 1996 (Bart Brentjens in alto a sinistra) al 2020 (Tom Pidcock a destra), realizzato da Uci Mtb

Oggi si chiama downcountry, ma in futuro…

Siamo onesti: quante specialità, segmenti, tipologie di Mtb abbiamo visto comparire, bearsi (a volte di più, a volte di meno) della popolarità e poi eclissarsi o trasformarsi in qualcosa d’altro?
E’ possibile che quello che oggi si chiama downcountry è solo un modo per iniziare a farci digerire delle bici che un giorno saranno quelle da Xc.
A ben guardare l’andazzo è proprio questo.
Nulla di scandaloso: basta esserne consapevoli.

In conclusione…

Quindi, se continuerete a vedere la Mtb cambiare, mutare e ridisegnare la sua forma, sappiate che è nel suo DNA.
Sì, ok, il marketing e la propaganda commerciale, ma questa bici è fatta così.
E’ nata per esplorare.

La Natura (quella con la N maiuscola) e la sua natura in quanto bici.

A lei spetta il compito di guidare l’evoluzione della bicicletta.
Potete ignorare queste parole e restare ancorati a convinzioni più concrete, ma ne riparleremo fra 10 anni.
Se non anche prima.
Chi vivrà, vedrà.
Dite la vostra commentando in questo post

PS: nell'immagine di copertina, che vi riproponiamo di seguito, potete vedere diversi dettagli e curiosità tecniche.

Quello visto a Tokyo è ancora cross country?

A sinistra, John Tomac durante il primo campionato del mondo di Mtb sotto l'egida dell'UCI, a Durango nel 1990.
Tomac è stato uno dei primi ad usare la forcella ammortizzata e siccome in quegli anni gareggiava anche su strada a livello professionistico, corse con un manubrio da strada.
L'anno successivo avrebbe abbandonato le strade asfaltate in favore di quelle sterrate.
E adottato un manubrio flat.
A destra, invece, Thomas Pidcock impegnato nella gara olimpica dell'altro ieri.
Anche Pidcock proviene dal mondo della strada (e del ciclocross), ma il suo talento nella guida lo rende un biker davvero formidabile.
Le due foto hanno in comune l'audacia della guida della Mtb, ognuna per la sua epoca: nel 1990 i percorsi Xc non prevedevano salti (e se c'erano, erano comunque più facili) e si cercavano grandi velocità in discesa per lo più su strade sterrate.
Nel 2021, invece, si salta, le velocità in discesa sono aumentate e per di più in single track.

PS 2: quanto ne sapete di storia della mountain bike?
Mettetevi alla prova partecipando a questo quiz...

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Sull'autore
Simone Lanciotti

Sono il direttore e fondatore di MtbCult (nonché di eBikeCult.it e BiciDaStrada.it) e sono giornalista da 20 anni nel settore delle ruote grasse e del ciclismo in generale. Siamo molto focalizzati sui video e il canale YouTube MtbCult è un riferimento in Italia soprattutto per quanto riguarda i test.

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