Quando qualche mese fa ho provato brevemente la Pedroni Race Charger GT per la prima volta, (qui l'articolo della presentazione), questa e-Mtb mi aveva colpito per la qualità costruttiva, la cura artigianale e la scelta di puntare sul motore Mahle M40, una soluzione diversa rispetto ai sistemi più diffusi nel mondo e-Mtb.

Un paio di mesi dopo mi è arrivata in redazione per un test più approfondito e dopo diverse settimane di utilizzo sui percorsi da enduro che frequento abitualmente, tra lunghe salite, discese alpine e trail ricchi di rocce e radici, è arrivato il momento di capire se quelle prime impressioni di guida hanno trovato riscontro in questo test di durata.
Ma prima di entrare nei dettagli tecnici, cliccate sul video che ho preparato per voi:
Dettagli tecnici
- I dati principali
Di seguito le principali caratteristiche della Pedroni Race Charger GT in test:
- - escursione sospensione: 165 mm
- - escursione forcella: 170 mm
- - schema sospensivo: monocross assistito da leveraggi
- - SAG consigliato: 30 %
- - diametro ruote: 29"
- - drive unit: Mahle M40
- - potenza di picco e coppia max: 850 W e 105 Nm
- - batteria: 800 Wh
- - range extender: al momento non disponibile
- - angolo di sterzo: 64,5°
- - angolo piantone: 76°
- - reach (tg M): 451 mm
- - stack (tg M): 627 mm
- - lunghezza carro: 451 mm
- - corsa reggisella telescopico: 170 mm
- - lunghezza pedivelle: 165 mm



La Charger GT prende vita dal laboratorio sui compositi di Pedroni Race a Reggio Emilia. Ogni telaio è laminato, preparato e compattato in autoclave. Parlando del "frame" rigorosamente in carbonio, abbiamo tre taglie disponibili: M, L ed XL; la S non è al momento disponibile, ma in Pedroni ci hanno assicurato che, se la richiesta per la taglia più piccola dovesse essere "importante", si potrebbe pensare di commercializzarla in poco tempo.

E poi lo si può personalizzare a piacimento. Il cliente può scegliere non solo le grafiche e le colorazioni, ma addirittura la finitura del carbonio (lucida o opaca) e persino il tipo di trama. Degno di nota il carro in alluminio (foto in basso). Non si tratta del solito schema di sospensione a quadrilatero articolato, bensì di un single pivot assistito da leveraggi che, come vi spiegherò dopo, è il punto di forza di questa endurona. Si chiama XP Suspension System e deriva da quello brevettato sulla sorella da DH.

- Allestimento
La Pedroni Race Charger GT è allestita con quanto di meglio offra attualmente il mercato per le e-Mtb da enduro. Parlando del reparto sospensioni, interamente gestito dall'americana Fox, all'anteriore troviamo una forcella 38 Grip X2 Factory Kashima da 170 mm di escursione, accoppiata a un ammortizzatore Float-X2 Factory che assicura alla ruota un'escursione di 165 mm.


Tutta giapponese invece la trasmissione, affidata al gruppo Shimano XT Di2 wireless a 12 velocità. E sempre della Shimano l'impianto frenante, con gli ultra collaudati Shimano XT con pinze a quattro pistoncini e rotori Galfer da 203 mm.




- Interazione con la drive unit
E nel segno della filosofia indipendente dell’azienda, arriva la scelta del motore Mahle M40 da 105 Nm e un picco di potenza massima di 850 W. Si tratta di un’unità performante, dotata di ruota fonica, accelerometro e giroscopio in grado di erogare la potenza in modo lineare: più è la spinta che esercitate sui pedali e maggiore è la risposta del motore.

Tre le mappature L1, L2 ed L3 (paragonabili alle classiche Eco, Trail e Turbo) e una quarta (la L4) che seleziona l’assistenza più opportuna in base al tipo di cadenza e di percorso affrontato. La mappatura selezionata è visualizzabile sul display Head Unit+ con schermo a colori da 1,9" (foto in basso, a sinistra) e si seleziona tramite l'unità di controllo senza fili a manubrio Trio Remote (in basso a destra).


Tramite l'applicazione dedicata My SmartBike APP è possibile personalizzare le mappature del motore.

Facilmente si può intervenire su diversi parametri come la Potenza massima (definisce il limite di energia erogabile dal motore per ciascun livello), il Rapporto di assistenza (regola il moltiplicatore rispetto alla forza impressa dal ciclista sui pedali), l'Accelerazione (modifica la prontezza e la rapidità con cui il motore risponde alla pressione), l'Overrun (la distanza per cui la bici continua a fornire assistenza dopo ce si smette di pedalare) e la Velocità (gestisce il comportamento del motore al raggiungimento della velocità massima e i tetti limite).


- Peso
Il peso da noi rilevato rispecchia il valore dichiarato dalla casa. Per la Charger GT, la Pedroni Race dichiara 24,5 Kg in taglia M senza pedali e con gomme tubeless; noi abbiamo rilevato 24,9 Kg, sempre in taglia M e con gomme tubeless, ma con i pedali Flat installati (400 grammi la coppia). Un peso non proprio contenuto, ma che, come vedremo dopo, grazie al buon bilanciamento generale, sembra svanire sui trail.

- Rapporto qualità/prezzo
La proposta commerciale della Pedroni Race Charger GT si articola su tre livelli distinti:
1. La versione "Elite", quella in prova, si caratterizzata da una configurazione tecnica ottimizzata per le massime prestazioni e allestita con componenti selezionati tra il meglio che il mercato offra. Costa 12.499 euro.
2. La versione "Custom", che offre un livello di personalizzazione estremo. È l’espressione più completa della filosofia Pedroni. Un progetto costruito attorno al cliente, dove ogni elemento può essere personalizzato: dalla colorazione agli allestimenti, fino alla configurazione tecnica più avanzata. Un percorso guidato dai tecnici, pensato per trasformare esigenze e visione personale in un prodotto unico.
3. Il solo "frame kit" (telaio, motore e batteria), dedicata a chi desidera partire dal cuore del progetto Pedroni e sviluppare in autonomia la propria configurazione, mantenendo la massima libertà di interpretazione. Il kit costa 6.999 euro.

Assetto in sella
Nonostante l'aspetto da endurona "cattiva", e non potrebbe essere diversamente vista l'escursione generosa di 170 mm all'anteriore e di 165 mm al posteriore, la Charger GT è una bici che mette subito a proprio agio, tanto il principiante quanto il pilota più "smaliziato". È una di quelle e-bike che ti stupiscono da subito, per via di una facilità di guida notevole. Lei ti conquista uscita dopo uscita, quando si inizia ad apprezzare il suo equilibrio generale e la naturalezza con cui affronta qualsiasi situazione. Entrando nel dettaglio, con un angolo sterzo bello aperto di 64,5°, un piantone seduta con un anglo di 76° bello dritto e un reach di 451 mm in taglia M, lei mi ha fatto subito sentire "a casa".

Come va in salita?
In salita la Charger GT convince sotto ogni punto di vista. Il carro Monocross, con la levetta dell'ammortizzatore in posizione di blocco, rimane sorprendentemente fermo e trasmette un'ottima sensazione di efficienza nella pedalata. Dove la bici fa davvero la differenza, però, è nella trazione: la ruota posteriore copia il terreno con grande efficacia e, abbinata all'erogazione lineare e corposa del Mahle M40, consente di superare anche le salite più tecniche senza perdite di aderenza.

Merito anche del sofisticato sistema di rilevamento della velocità, basato su ruota fonica (foto in basso) e sensore ad alta precisione, che aggiorna continuamente i dati al motore permettendo un'erogazione estremamente fluida e riducendo al minimo i pattinamenti sui fondi più insidiosi.

L'autonomia della batteria
Il motore è alimentato da una capiente batteria da 800 Wh e per il momento non è disponibile un Range Extender
Edoardo Ferraresi, coordinatore commerciale di Mahle, ci ha assicurato che dovrebbe arrivare entro l’anno. Nonostante gli 800 Wh di capacità, la batteria è più compatta rispetto a molte soluzioni concorrenti, con vantaggi in termini di integrazione nel telaio e distribuzione delle masse.

- USCITA CORTA
- - Durata: 2h:04'
- - Km totali: 17,58
- - Dislivello: 520 m
- - Tipologia di terreno e pendenza media: prevalentemente asfalto e qualche breve tratto su sterrato
- - Livelli di assistenza utilizzati: 80% in L2, 20% in L3
- - Carica residua della batteria: 72%


- USCITA LUNGA
- - Durata: 2h:57'
- - Km totali: 29,56
- - Dislivello: 1.455
- - Tipologia di terreno e pendenza media: asfalto
- - Livelli di assistenza utilizzati: 100% in L2
- - Carica residua della batteria: 33%


I consumi dell'accoppiata batteria/motore non sono male, ma li ho trovati leggermente più alti rispetto all'unità della Bosch di ultima generazione, tanto per citare una drive unit di riferimento. Entrando nello specifico, con la mia Mondraker Crafty RR, anche lei in taglia M, con un peso di circa 24,4 kg coi pedali e il motore aggiornato a 100 Nm (quindi assolutamente comparabile), col 60% di batteria, in mappa Tour (l'equivalente della L2), faccio 1.600 metri di dislivello, contro i 1.300 metri di dislivello fatti con la Pedroni Race Charger GT.
Questo per dirvi che se avete in mente di fare giri oltre i 1.800 metri di dislivello, avete due alternative: o spingete sui pedali e utilizzate la mappa L1 (equiparabile alle Eco dell'unità Bosch), oppure aspettate l'arrivo del Range Extender. Vi ricordo, per la cronaca, che tutto vestito, con zaino e casco, peso circa 80 Kg.

Come va in discesa?
Uno degli aspetti che mi ha convinto maggiormente durante queste settimane di utilizzo, riguarda la guidabilità. Sulla carta i numeri potrebbero far pensare a una e-Mtb impegnativa: i ruotoni da 29", la batteria da 800 Wh e un peso che sfiora i 25 kg, non sono certo ingredienti da bici "giocosa".
Eppure, una volta sui sentieri, la Charger GT riesce quasi a nascondere la propria massa.

Nei continui cambi di direzione, nei tornanti stretti e nelle sezioni più guidate, la bici si lascia accompagnare con naturalezza. Non richiede forza particolare sul manubrio e restituisce sempre una piacevole sensazione di controllo. È una caratteristica che emerge soprattutto dopo diverse uscite, quando si acquisisce confidenza con il telaio e si inizia a sfruttarne appieno le potenzialità.
Dove la Charger GT dà il meglio di sé è però sui percorsi tecnici. I trail naturali sui quali l'ho portata, con i loro continui passaggi tra rocce affioranti, gradoni naturali e radici, rappresentano un banco di prova severo per qualsiasi endurona o trail bike agressiva. In queste condizioni le ruote da 29" diventano un autentico valore aggiunto. La capacità di "galleggiare" sugli ostacoli è evidente fin dai primi metri: la bici mantiene la traiettoria con facilità, assorbe bene le asperità e permette di affrontare i tratti più sconnessi con una velocità superiore rispetto a quanto si farebbe normalmente.

Merito anche del carro posteriore, un single pivot assistito da leveraggi che, è il punto di forza di questa endurona. Si chiama XP Suspension System e deriva da quello brevettato sulla sorella da DH. È incredibile la trazione che riesce a trasmettere alla ruota posteriore, mantenendola incollata al terreno e aumentando la confidenza anche nei percorsi più tecnici e ripidi.
Questa sensazione di stabilità non penalizza però la maneggevolezza nella guida. L'avantreno rimane sempre comunicativo e invita a lasciar correre la bici anche quando il sentiero aumenta di difficoltà. Merito non solo del baricentro basso, ma di una geometria ben studiata, con un telaio che trasmette solidità senza risultare eccessivamente rigido

Cosa convince meno?
Se proprio dovessi indicare un aspetto migliorabile, punterei sul peso. Durante la guida i chili di troppo riescono sorprendentemente a passare in secondo piano grazie all'ottima distribuzione delle masse, ma quando si è costretti a sollevare la bici per superare un ostacolo, i chilogrammi in più si fanno inevitabilmente sentire. Alleggerire il progetto renderebbe la Charger GT ancora più efficace, senza snaturarne il carattere.
E poi qualche volta mi è capitato di toccare coi pedali sugli ostacoli più pronunciati. Infine migliorerei il tappino in gomma (foto in basso) messo a protezione della presa di ricarica, non sempre precisissimo nell'accoppiamento col telaio.

Pedroni Race Charger GT: a chi la consiglio
Dopo diverse settimane di utilizzo, il giudizio resta decisamente positivo.
La Pedroni Race Charger GT è una e-bike che convince non solo con l'estetica ricercata e i particolari curati, ma con i fatti. È stabile, intuitiva, estremamente sincera nella guida e capace di affrontare con disinvoltura anche i sentieri più impegnativi.
Una bici che mette al centro il piacere di guida e che, uscita dopo uscita, riesce a creare quel rapporto di fiducia che distingue i prodotti davvero ben progettati.

In definitiva, la Pedroni Race Charger GT è una bici destinata a chi mette al primo posto prestazioni e qualità costruttiva, apprezzando il valore aggiunto di un prodotto sviluppato e assemblato artigianalmente in Italia. Non è una bici per tutti, ma proprio questa identità così marcata rappresenta uno dei suoi punti di forza.

Per informazioni ulteriori sulla Pedroni Race Charger GT oggetto di questo test: Pedronirace.com
Qui tutti i nostri articoli, test e approfondimenti su Pedroni Race.
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Sull'autore
Francesco Savona
Mi affascina il mondo delle e-bike, soprattutto quello legato alle bici da trail e da enduro, specialità nella quale ho corso per qualche anno, quando ancora l'elettrico non esisteva. Ma sono anche un amante dei lunghissimi giri alpini, per intenderci quelli epici, da bici in spalla... Ho anche un trascorso professionale ventennale nell'ambito editoriale delle moto
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