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Una gomma Schwalbe su una Mtb, oggi, è vista come un piccolo valore aggiunto.
Ovviamente nella vasta gamma di coperture non tutte sono sul medesimo livello qualitativo (come vedremo più avanti), alcune sono più utilizzate come primo montaggio, altre sono destinate praticamente solo all’aftermarket. E le differenze ci sono, e sono anche piuttosto evidenti.
Chi conosce questo marchio ricorderà i primi modelli, come le Fat Albert: tassellatura efficiente, ma solidità strutturale a volte molto discutibile. In termini di credibilità il marchio è dovuto davvero partire da zero.
E adesso? Le Fat Albert sono ancora in catalogo, ampiamente riviste e con ancora un certo seguito di appassionati.
Ma appartengono, nonostante tutto, al passato perché in casa Schwalbe si è lavorato molto nel frattempo.

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Come? Sfornando le Nobby Nic, che hanno rappresentato da subito una categoria a parte: tasselli ben evidenti e abbastanza distanziati, scorrevolezza superiore alle aspettative e tanto grip, in curva e sul dritto. Sezioni di diverse misure per tutte le tipologie di utilizzatori.
Non hanno mai preso tantissimo piede nell’Xc agonistico (campo di battaglia semmai delle Racing Ralph), ma sulle prime bici da all mountain sì, e anche tanto. Sia come primo montaggio che, poi, in aftermarket dato che molti biker ne rimanevano entusiasti.
Adesso che l’all mountain è affermato e che si va pian piano diversificando per filosofia di utilizzo con il diametro delle ruote, Schwalbe ha deciso di creare una gomma nuova che si affiancasse alla Nobby Nic, ma senza pestarle i piedi.
Ed ecco le Hans Dampf, il cui nome, traducibile in “tuttofare” dal tedesco, la dice lunga sulla sua vocazione. Schwalbe dice di averle pensate per i sentieri americani, sassosi e polverosi, ma alla prova dei fatti se la cavano bene davvero in tante circostanze. Andiamo a conoscerle più da vicino.

Tasselli quadrati e ben spaziati. Da notare la forte tassellatura sui lati che aumenta tanto il grip in curva. Grazie anche alla mescola Trail Star, questa gomma ha un'aderenza notevole
Tasselli quadrati e ben spaziati. Da notare la forte tassellatura sui lati che aumenta tanto il grip in curva. Grazie anche alla mescola Trail Star, questa gomma ha un’aderenza notevole

SOLO DA 2,35 POLLICI
Una sola misura di sezione perché questa gomma è così, prendere o lasciare. Larga quanto basta per assorbire tutto ciò che le capita sotto, a qualunque velocità, massiccia e soprattutto con una tassellatura laterale che invita a sfidare la fisica in curva. E se cercate anche qualcosa di più estremo, c’è la versione Super Gravity con i fianchi rinforzati da uno strato di gomma più spesso e disponibili nelle tre tipologie di mescola, (dalla più dura alla più morbida) Pacestar, Trailstar e Vertstar.
Le Hans Dampf sono una rivelazione sui sentieri non solo rocciosi e polverosi, ma anche su quelli umidi e addirittura fangosi. I tasselli alti e di forma quadrata si infilano bene in profondità nel terreno. Certo, il fango rimane impigliato in maniera più evidente, ma senza impensierire più di tanto. Se c’è una gomma versatile ad alto grip questa è la Hans Dampf.
Lati negativi? La scorrevolezza non è proprio elevatissima e nella versione da noi provata, la Evolution Line Snake Skin con mescole Trailstar (più morbida) sull’anteriore e Pacestar (più dura) sul posteriore, questo aspetto si fa sentire, ma soprattutto nelle lunghe salite su asfalto. Il peso non è contenuto, 765 grammi, ma per avere una resistenza alle forature di così alto livello è questo il prezzo da pagare.
Noi le abbiamo provate senza camera d’aria (su ruote Mavic Crossmax St da 26”) e con l’opportuna dose di liquido sigillante. Solo la posteriore ha accusato una foratura per colpa, molto probabilmente, di una roccia molto appuntita. Va detto però che di chilometri ne sono stati percorsi svariati, ben oltre 450.

La serie Evo è la più raffinata. Tlr sta per tubeless ready. Snakeskin si riferisce alla protezione sui fianchi della copertura e Trail Star al tipo di mescola
La serie Evo è la più raffinata. Tlr sta per tubeless ready. Snakeskin si riferisce alla protezione sui fianchi della copertura e Trail Star al tipo di mescola

Fra l’altro va segnalato che il montaggio delle coperture è avvenuto senza l’utilizzo dell’aria compressa, espediente solitamente necessario per le coperture tubeless ready. Nel caso nostro hanno aiutato il profilo del cerchio Ust e la durezza del tallone delle gomme stesse.
E la durata? Non è eccezionale, ma del resto è una gomma ad alte prestazioni. L’usura c’è ed evidente in realtà soprattutto sulla posteriore, sottoposta a stress senza dubbio maggiori, mentre l’anteriore durante i nostri cinque mesi di test non ha dato segni particolarmente evidenti di logoramento. La differenza di morbidezza fra le due mescole fa sì che all’anteriore l’aderenza in curva risulti, soprattutto nelle prime uscite, davvero elevata. Nei tratti di sentieri in contropendenza la precisione di guida rimane molto apprezzabile. Gli spazi di frenata si accorciano grazie alla morbidezza della mescola, al disegno aggressivo del battistrada e alla larghezza di 2,35 pollici. A nostro avviso in campo all mountain è una delle gomme più performanti senza dubbio. Se fosse un po’ più leggera meriterebbe il massimo dei voti, ma se la “cava” con un 9,5 su 10.

LA SORELLONA NOBBY NIC
L’appellativo si riferisce alla misura maggiorata del diametro, 27,5 pollici, nel quale Schwalbe crede molto al punto che per il 2013 ha reso disponibili ben cinque modelli con questa misura, vale a dire Nobby Nic, Hans Dampf, Racing Ralph, Rocket Ron e Rapid Rob.
Le altre versioni da 26 e da 29 pollici sono state confermate.
Noi abbiamo voluto provare le Nobby Nic nella misura da 27,5 pollici, ovvero un diametro che, stando alle tendenze attuali, sembra candidato a diventare un riferimento per il mondo all mountain-enduro. Con un diametro maggiore (anche se di poco a conti fatti) il grip è proporzionalmente incrementato e le Nobby Nic guadagnano qualche altro punto nella nostra valutazione.
Viene spontaneo porle a confronto con le Hans Dampf avendo sia la stessa sezione che un campo di utilizzo quasi identico. Le Nobby Nic, infatti, mantengono qualche virtù valida anche nell’Xc. Diciamo che sono più versatili e meno spiccatamente all mountain.
Fatta questa premessa, rimangono comunque gomme molto valide nell’uso escursionistico, anche strizzando l’occhio ad utilizzo “fun”. L’aderenza in curva è molto buona, ma leggermente inferiore rispetto alle Hans Dampf per via del disegno del profilo. Guardando le Nobby Nic dall’alto si vede la fila centrale dei tasselli che, spostandosi verso i lati, subisce un’interruzione per poi ricomparire all’estremità del battistrada.

650B ovvero 27,5 pollici. Schwalbe crede molto in questo standard di gomma e offre cinque modelli di gomma con questo diametro
650B ovvero 27,5 pollici. Schwalbe crede molto in questo standard di gomma e offre cinque modelli di gomma con questo diametro

Questo particolare disegno comporta un grip in curva che dipende dal grado di inclinazione della bici. In pratica a piccoli angoli di piega le Nobby Nic infondono meno sicurezza delle Hans Dampf, le quali, invece, con un profilo del battistrada più rotondo riescono a garantire sempre un grip ottimale.
Il carico cui i tasselli centrali sono sottoposti genera un’usura più veloce sulle Nobby Nic, a fronte però di un’aderenza che è davvero rimarchevole, anche superiore a quella della Hans Dampf. Il merito è sia del diametro maggiorato sia del disegno fortemente squadrato dei tasselli centrali, caratterizzati da un intaglio trasversale per accentuare la flessione del tassello stesso e quindi il grip.
L’usura però, come detto, è inevitabilmente più rapida, ma non tale da rendere inutilizzabili le Nobby Nic.
A noi sono piaciute molto (8 su 10) e nel diametro da 27,5″ guadagnano ancora più trazione.
Il prezzo è sullo stesso livello della qualità di entrambe le gomme, ossia sulla fascia premium: 54,90 euro.
Volendo si può optare per la versione Performance invece della Evolution Line per risparmiare sul prezzo d’acquisto.

Simone Lanciotti

Salve, mi chiamo Simone Lanciotti... e sono un appassionato di mountain bike come voi. Mi piace talmente tanto raccontare la mia passione per la Mtb che circa 20 anni fa ne ho fatto una professione. MtbCult.it è la stata la prima rivista che ho creato; poi eBikeCult.it e infine BiciDaStrada.it. La bicicletta in generale è stata ed è ancora per me una scuola di vita. Quindi, il viaggio continua e grazie per il contributo che date al nostro lavoro. Di seguito potete trovare tutti gli articoli firmati dal sottoscritto. Simone Lanciotti