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Ci sono un paio di dettagli sulla Sb66 Carbon che ti fanno capire che non si tratta di una bici qualsiasi. Prima ancora di entrare nel merito della sospensione Switch, è il caso di dare un’occhiata al triangolo anteriore. Della forma triangolare è rimasto ben poco, visto che è estremamente compatto: il tubo superiore e il tubo obliquo corrono quasi paralleli, generando quindi una struttura dalle dimensioni contenute e dal centro di gravità molto abbassato. Questa compattezza si ripercuote poi sulla qualità della guida: la Sb66 nasce per essere guidata in tanti modi, ma fra tutti predilige la guida disinvolta-aggressiva, sopportando molto bene quasi tutti i maltrattamenti.
Del resto con un angolo di sterzo di 67 gradi (e un piantone da 72) viene abbastanza facile anche pensare ad usi gravity oriented. Ovviamente con qualche cautela in più…
La Sb66 Carbon (sorella minore della Yeti Sb95C) ha molte cose da dire e iniziamo subito con il video test.

VIDEO TEST Yeti SB66 Carbon from Mountainbike Culture Magazine on Vimeo.

La sospensione Switch
Si chiama così perché è dotata di un eccentrico posto poco sopra il movimento centrale che ruota in varie direzioni.
Appena il biker si siede in sella (ovvero settato il Sag in maniera opportuna) lo Switch ruota verso il basso e all’indietro, aumentando la lunghezza del carro e quindi la tensione della catena. Questo permette alla sospensione di opporre una resistenza maggiore alla compressione dovuta ad esempio all’azione della pedalata. Insieme alla taratura ottimale del Fox Float Ctd con Trail Adjust questo consente un’efficienza di pedalata in salita davvero notevole evitando compressioni, anche minime, dell’ammortizzatore. Ciò che abbiamo notato è che la sospensione posteriore, anche alzandosi sui pedali, in salita rimane molto più neutrale di tanti altri schemi presenti sul mercato. Ovviamente con la levetta del Ctd posta sulla posizione Climb.
Quando invece il terreno diventa più sconnesso e si richiedono più millimetri di affondamento, lo Switch cambia direzione: verso la fine del travel ruota verso il basso e in avanti consentendo al biker di sfruttare tutto il travel a disposizione. La sensazione in questo caso è di avere una sospensione con ben più di 152 mm di travel.
Quando Yeti ha pensato al nome di questo modello ha pensato proprio ad una superbike: ecco infatti spiegata la sigla Sb.

Triangolo anteriore compatto e interasse da 114,8 cm: non proprio contenuto, ma comunque capace di una maneggevolezza notevole
Triangolo anteriore compatto e interasse da 114,8 cm: non proprio contenuto, ma comunque capace di una maneggevolezza notevole

In salita: l’efficienza che non ti aspetti
Nonostante i 152 millimetri di corsa disponibili, il comportamento della Sb66 Carbon è molto vicino a quello di una bici da Xc. Ciò che la differenzia veramente è il peso: in questo caso parliamo di 2,72 kg per il solo telaio (con ammortizzatore compreso). Il comportamento però è davvero sorprendente e rende la Sb66 Carbon una bici di grande versatilità.
A seconda del montaggio che uno prevede, con questa bici si possono affrontare uscite molto lunghe e con tratti di pedalata impegnativi, come uscite brevi e con discese molto tecniche.
E’ una bici camaleontica.
Tutti i cuscinetti della sospensione sono Enduro Max capaci di grandi performance di durata e scorrevolezza.

Di fatto ha un solo pivot, ma il comportamento del carro è come quello di una sospensione multilink. I cuscinetti sono Enduro Max di grande scorrevolezza e durata
Di fatto ha un solo pivot, ma il comportamento del carro è come quello di una sospensione multilink. I cuscinetti sono Enduro Max di grande scorrevolezza e durata

In discesa: lineare e prevedibile
L’allestimento che abbiamo scelto per questa bici è decisamente endureggiante. Lo Sram XX1, le ruote Mavic Crossmax Sx, la forcella Rock Shox Revelation, le gomme Schwalbe Hans Dampf e altri componenti di pregio sono il completamento di un quadro che già solo con il telaio parte da livelli di eccellenza.
Come va quindi questa bici in discesa?
E’ esattamente ciò che ti aspetti.
Se si hanno la percezione e la sensibilità di immaginare di cosa sia capace un telaio così compatto e solido e con un angolo di sterzo da 67 gradi, una volta sul sentiero tutto diventa reale. E anche meglio della realtà, perché a quel punto entra in azione la sospensione posteriore, capace di filtrare ogni asperità con grande rapidità.
Merito della finitura Kashima Coating, ma anche del tuning corretto scelto dalla Yeti (in particolare: BoostValve Tune: 225; Velocity Tune: L; Rebound Tune: L).
I finecorsa sono rari, a meno di non esagerare volutamente, e i cambi di direzione sono molto più rapidi di quanto si possa immaginare. Qui entrano in ballo diversi fattori: il baricentro basso (ma non bassissimo da far toccare spesso i pedali a terra) che caratterizza la sospensione Switch, la compattezza del triangolo anteriore (e il suo forte sviluppo verso il basso), l’angolo di sterzo da 67°, un manubrio da 72,5 cm e non ultime le ruote da 26″.
La maneggevolezza, quindi, è superlativa.
Nella taglia M l’interasse è di 114,8 cm, non contenutissimo, ma ben bilanciato con le altre caratteristiche del telaio.

La Sb66 Carbon invita a fare i numeri. Non c'è sentiero che non sia adatto ai suoi 152 mm di travel
La Sb66 Carbon invita a fare i numeri. Non c’è sentiero che non sia adatto ai suoi 152 mm di travel

L’effetto “soft” del carbonio
Lo scorso anno avevamo avuto modo di provare la versione in lega della Sb66 e ovviamente le differenze sono avvertibili. Quella in carbonio che abbiamo avuto modo di strapazzare a lungo è molto più confortevole, non meno precisa, e più divertente. La guida diventa meno impegnativa e inoltre Yeti, rispetto alla prima serie in lega leggera, con la versione in carbonio ha corretto anche alcuni piccoli difetti di gioventù.

Finiture belle da impazzire
Se guardate i dettagli del telaio c’è da restare a bocca aperta. Nel video vi mostriamo il passaggio interno del cavo del cambio nel forcellone e le protezioni in gomma perfettamente sagomate sul telaio per evitare che la catena sbattendo faccia danni e anche solo rumore. La stessa protezione gommosa è stata prevista sulla parte inferiore del tubo obliquo.
Manca il passaggio interno del cavo per il reggisella telescopico (un must su una bici del genere) cosa che la geometria della sospensione lo ha reso impossibile da realizzare: un peccato.
Manca anche l’attacco per il portaborraccia: difficile definirlo in assoluto come un difetto, piuttosto come un dettaglio fortemente caratterizzante dell’uso per cui questa bici è stata concepita: all mountain ed enduro.

Le finiture, i fregi e le scritte sono realizzate ad arte. Nulla rimane a portata di tatto, tutto è rivestito da uno strato di protettivo opaco. Da notare lo storico simbolo della casa: lo yeti in Mtb
Le finiture, i fregi e le scritte sono realizzate ad arte. Nulla rimane a portata di tatto, tutto è rivestito da uno strato di protettivo opaco. Da notare lo storico simbolo della casa: lo yeti in Mtb
Con le Hans Dampf da 2,35" e una forcella con steli "solo" da 32 mm, la Sb66 Carbon rimane molto precisa su sentieri rocciosi e impegnativi.
Con le Hans Dampf da 2,35″ e una forcella con steli “solo” da 32 mm, la Sb66 Carbon rimane molto precisa su sentieri rocciosi e impegnativi.

Per chi è pensata questa bici?
L’utente tipo di questo mezzo è un biker capace di apprezzare a fondo le peculiarità e le prestazioni della Sb66 Carbon, non solo in discesa, ma anche in salita, scoprendo una versatilità inattesa.
In discesa risponde alle sollecitazioni con una curva di compressione piuttosto lineare e prevedibile, davvero emozionante.
Non costa poco, 3499€ con due anni di garanzia, e probabilmente per ricavarne il meglio in termini di prestazioni sarebbe opportuno montare dei componenti (in particolare ruote, sospensioni e freni) di livello pari a quello del telaio. Ma è chiaro che questo è un discorso strettamente legato al budget di cui si dispone.
Il prezzo è alto, di fascia premium, ma stiamo parlando di un marchio che ha fatto la storia della Mtb e che adesso si propone ai biker con un nuovo oggetto che sposta un po’ più in alto l’asticella per le Mtb da all mountain ed enduro.

In curva grazie al movimento centrale piuttosto basso, la rapidità d'azione è garantita. Con la giusta tecnica, la Sb66 Carbon "gira" in spazi molto stretti
In curva grazie al movimento centrale piuttosto basso, la rapidità d’azione è garantita. Con la giusta tecnica, la Sb66 Carbon “gira” in spazi molto stretti

Ed ecco che cosa ci si può fare
Lasciamo la parola alle immagini. Ecco come i tecnici di Yeti, impegnati ogni giorno sia nel testare che nel progettare i prodotti della casa, intendono la Sb66.

Peak Season – Fall in Colorado from Yeti Cycles on Vimeo.

The Pacific Northwest from Yeti Cycles on Vimeo.

Per informazioni r11.it oppure YetiCycles.com

Simone Lanciotti

Salve, mi chiamo Simone Lanciotti... e sono un appassionato di mountain bike come voi. Mi piace talmente tanto raccontare la mia passione per la Mtb che circa 20 anni fa ne ho fatto una professione. MtbCult.it è la stata la prima rivista che ho creato; poi eBikeCult.it e infine BiciDaStrada.it. La bicicletta in generale è stata ed è ancora per me una scuola di vita. Quindi, il viaggio continua e grazie per il contributo che date al nostro lavoro. Di seguito potete trovare tutti gli articoli firmati dal sottoscritto. Simone Lanciotti