scritto da Manuel Ducci in Storie il 30 Giu 2014

Ducci torna in gara: «Felice di aver bruciato le tappe»

Ducci torna in gara: «Felice di aver bruciato le tappe»
        
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E’ passato appena un mese da quando Manuel Ducci, durante la ricognizione del round di Enduro World Series in Scozia, si è fratturato la caviglia.
Il sanremese di Life Cycle, in piena degenza, non è riuscito a stare lontano dalle gare. E a Madesimo, per la terza Pro del Superenduro, tra lo stupore generale, si è presentato al cancelletto di partenza. Ecco come è maturato il rientro anticipato.
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“C’è una forza motrice più forte del vapore, dell’elettricità e dell’energia atomica: la volontà”.
Albert Einstein.

Con questa frase nella mente ho sempre affrontato ogni sfida della mia vita. Esattamente un mese fa durante il secondo round scozzese, mi sono rotto una caviglia durante le prove del percorso. Non un infortunio che si possa definire grave e decisamente uno dei meno importanti che abbia subito, ma è un articolazione decisamente importante per un biker ed è uno dei peggiori che mi siano capitati per cattivo tempismo.

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Solo un mese fa, Manuel Ducci subiva la frattura della caviglia.

Proprio quando il calendario che ho appeso in casa evidenziava che ogni weekend sarebbe stato impegnato fino a settembre con gare di altissimo livello – un sogno per uno che ha passato 5 ore al giorno ad allenarsi in modo estenuante durante l’inverno e che non vede l’ora di iniziare a competere nella classe regina – mi sono trovato con un bello stivale di gesso al piede e dottori che si raccomandavano di non muoverlo assolutamente per sei settimane data la violenza dell’impatto subito.
Mi ritengo una persona incapace a non fare niente, ancor di più se si tratta di qualcosa che mi riguarda direttamente.

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A Madesimo si è presentato per accompagnare Valentina Macheda, come aveva fatto a Valloire.

Grazie ad un amico fisioterapista ho iniziato a lavorare alla riabilitazione già dopo una settimana dall’infortunio, stringendo i denti e soffrendo trattamenti dolorosissimi. Così quando dopo tre settimane gli esiti dei controlli medici e risonanza magnetica hanno dato esito positivo, ho iniziato a fare dei giri lunghi sulla bici da corsa a ritmo basso/medio per poter rinforzare la caviglia.

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Ma il sanremese non ha resistito dalla voglia di buttarsi sui sentieri.

Nel frattempo ho dato il mio contributo supportando Valentina (Macheda, ndr) alle gare come meglio potevo, le settimane passavano e le gare continuavano a presentarsi ogni week end.
La frustrazione di guardare da fuori, sentire i commenti dei rider all’arrivo di ogni Speciale sapendo che potresti essere lì a combattere insieme a loro, era troppo forte, causandomi più dolore e frustrazione di quanto non potesse farmi l’infortunio in sé.

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Come da calendario arriva anche la volta di Madesimo, raggiungo la località ed ancora una volta so che sarò spettatore di uno spettacolo che potrebbe vedermi attore. So che sono passati solo 25 giorni, che sono ancora zoppicante e pieno di antinfiammatori e che è già un lusso essere tornato in bici da corsa per iniziare la riabilitazione ma qualcosa nella mia testa mi dice che è il momento di iniziare a forzare ancora di più il rientro.

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La gara di Ews a La Thuile, a cui tengo molto, è troppo vicina, appnea due settimane da Madesimo. Se penso a quanto tempo ho per rientrare, i calcoli non sono per niente favorevoli. Giovedì decido di fare un giro di ricognizione del percorso di gara con Vale per fare un tentativo, così armato di tutore la accompagno sui trail ma dopo una sola run rientro al furgone demoralizzato perché non riesco neanche a scendere da seduto sulla sella. La posizione che i pedali con aggancio mi impone è insostenibile nelle mie condizioni, il dolore è lancinante e lo sconforto è tanto perché in quel momento realizzo che il ritorno alle competizioni sarà più lento del previsto.

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Così dico a Vale di tornare a girare e di non perdere tempo dietro ai miei tentativi, proprio quando vedo lei ed altri amici ripartire, decido che non voglio stare alle regole, che il gioco impone e mi ripeto quello che un grande scienziato disse è che è il mio motto da sempre: “C’è una forza motrice più forte del vapore, dell’elettricità e dell’energia atomica: la volontà”.
Cambio i pedali da spd a flat e riparto. Ora ho la possibilità di posizionare i piedi in modo da contenere il dolore e una sensazione positiva mi prende già mentre mi avvio all’ovovia, forse ci siamo.

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E una ricognizione dopo l’altra, Manuel ha cominciato seriamente a pensare di attaccare il numero sul manubrio.

Arrivo all’imbocco del trail e inizio la mia discesa. Da subito mi accorgo che riesco a guidare la mia bici e percorrere il trail con un discreto flow ed una buona velocità. Mi sento un bambino in un parco giochi.

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Ed eccolo nella mischia, a Madesimo. Manuel ha deciso. Si gareggia.

L’entusiasmo è tanto che non smetto di girare finché non chiude l’impianto di risalita. Un pensiero inizia a girarmi per la testa: partecipare alla gara, ci sono però ancora troppe falle nella mia guida che mi farebbero solo rischiare un ulteriore danno, così mi tengo la cosa per me fino al giorno successivo che richiede un ulteriore test.

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Venerdì mattina faccio un tentativo bizzarro, monto un pedale con aggancio sul lato sinistro per la gamba buona, questo rimedio secondo i miei calcoli dovrebbe darmi quella continuità di pedalata dove c’è il terreno dissestato e assicurarmi un controllo superiore della bici compensando quello che non può fare la gamba danneggiata che posso appoggiare sui pedali soltanto sul tallone.

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Finirà 18°. Ma l’importante è che tutto sia andato per il verso giusto, nonostante il dolore e gli stratagemmi adottati per pedalare.

Mi basta un solo giro per capire che nonostante le mie condizioni sarò in grado di correre ma per sicurezza ho provato qualche giro dietro ad alcuni top rider per avere la conferma di poter sostenere un ritmo più elevato di quello che ho provato in allenamento. Tutto nella mia testa quadra e la motivazione sale al punto che non mi importa più se devo correre con una gamba in quello stato, si può fare!
Annuncio che sarò al via della competizione e la gente che apprende la notizia mi dà del pazzo, sconsigliandomi vivamente di provarci. Questo però ha alimentato ancora di più la voglia di ripresentarmi al cancelletto di partenza, un’ulteriore sfida.

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Arriva il sabato di gara e mi presento sul palco della Superenduro pronto per ricevere il via da Guala. Si parte, la gara è appena iniziata e io sto percorrendo il trasferimento in ovovia che mi porterà all’inizio della Ps. Le preoccupazioni per le gambe scendono a zero e lo spirito del racer prende il sopravvento, mi rendo subito conto che era quello di cui avevo bisogno.

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E adesso la preparazione per La Thuile. Rientro lampo: missione compiuta!

Arriva il mio momento e mi avvicino al cancelletto, un attimo prima del via vedo nella mia mente un immagine di me stesso al bordo della pista che guarda la gara deluso per non averci provato. Realizzo in un attimo di avere fatto la scelta giusta, passando da spettatore ad attore del mio destino.

Tutte le foto di questo articolo sono di Matt Wragg.

        
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