Il paradosso delle e-Mtb: cambia la fatica, non l’impegno

Francesco Savona
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Il paradosso delle e-Mtb: cambia la fatica, non l’impegno

Francesco Savona
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Qualche giorno fa sono uscito con l’idea di fare un bel giro in montagna, uno di quei percorsi epici dove stai in ballo una giornata intera. Nulla di particolarmente complicato sulla carta, se non fosse per quel numerino che alla fine sarebbe comparso sul Garmin: 1.800 metri di dislivello positivo.

Il motore aiuta, ma non fa tutto

Con una e-Mtb moderna, come la mia Mondraker Crafty RR (qui la prova), con una batteria capiente (800 Wh) e motore potente (100 Nm), 1.800 metri di dislivello non fanno più paura come una volta, perché con l'e-Mtb cambia la fatica!
Anzi, diciamolo: sono proprio questi numeri uno dei motivi per cui amo l’elettrica.
Numeri che ti permettono di guardare una montagna e pensare non tanto se ce la farò, quanto piuttosto fin dove posso arrivare.
Mentre salivo, però, mi sono accorto che stavo facendo continuamente dei calcoli.

Guardavo la percentuale della batteria, il dislivello già percorso e quello che mancava. Ogni tanto cambiavo livello di assistenza. Qui posso usare qualcosa in più. Là meglio risparmiare. Mancano ancora 700 metri. Se continuo così, quanto mi resterà in cima? E se sbaglio strada o il sentiero è interrotto (mi è capitato più volte) e devo aggiungere un'altra salita?
Insomma, stavo amministrando con grande attenzione la batteria della bici.
Poi ho preso la borraccia e mi sono reso conto che avevo bevuto poco.
Ed è lì che mi è venuto un pensiero: sto controllando continuamente quanta energia rimane alla bici, ma quanta ne resta a me?

L’elettrica non cancella il dislivello

È facile cadere nell’equivoco.
Con una e-Mtb saliamo più velocemente, con frequenze cardiache mediamente più basse e soprattutto con una percezione della fatica molto diversa rispetto a quella che avremmo affrontando lo stesso dislivello con una muscolare.
Ma questo non significa che il nostro organismo non stia lavorando.
Avevo comunque pedalato per ore. Avevo sudato. Avevo consumato energie. E soprattutto avevo ancora davanti la parte del giro nella quale avrei avuto bisogno della massima lucidità: la discesa, lunghissima e su sentieri di montagna, dove l'imprevisto è dietro a ogni curva e la guida impone la massima concentrazione.

Da quel momento ho iniziato a guardare il giro in maniera diversa.
Ho mangiato qualcosa prima di avere realmente fame e ho iniziato a bere più regolarmente, invece di aspettare di avere sete (qui trovate la strategia corretta da intraprendere durante un giro in montagna).
Può sembrare banale, ma credo che con l’e-Mtb sia ancora più facile dimenticarsene.

Il paradosso delle e-Mtb

Il vero punto, secondo me, è proprio questo.
L’elettrica non serve soltanto a fare meno fatica. Ci permette soprattutto di fare molto di più.
Se con una muscolare avessi programmato un giro da 1.800 metri probabilmente sarei partito con un approccio diverso. Avrei pensato maggiormente a cosa mangiare, quanta acqua portare, come distribuire lo sforzo.
Con l’elettrica, invece, il rischio è pensare: "Tanto c’è il motore".

Ed è proprio il motore, paradossalmente, che può metterci nei guai.
Perché quando le gambe non rappresentano più il limite principale, continuiamo ad andare. Aggiungiamo una salita, esploriamo un altro sentiero, decidiamo di raggiungere quel colle che sembrava troppo lontano.
E senza quasi accorgercene ci ritroviamo più lontani, più in alto e fuori da più ore rispetto a quanto avremmo fatto con una bici tradizionale.

Ci sono due "batterie" da considerare

Da quel momento, durante la salita, ho iniziato quasi per gioco a immaginare di avere davanti due indicatori.
Uno era quello reale della bici.
L’altro era il mio.
La batteria della e-Mtb è semplicissima da leggere: 70%, 50%, 30%.
Quella del biker purtroppo non ha un display.
Bisogna imparare a interpretarla.

La sete, la fame, un calo di concentrazione... Sono tutti piccoli segnali che, soprattutto in una giornata lunga in montagna, non andrebbero ignorati.
Perché rimanere senza batteria con una e-Mtb da 24 Kg (foto in basso) è sicuramente fastidioso e può diventare un problema, ma rimanere senza energie quando ci aspettano ancora 1.800 metri di discesa tecnica può essere molto peggio.

La gestione fa parte del gioco

Alla fine sono arrivato in cima (per la cronaca, la Becca France, in valle d'Aosta, sopra Sarre), senza particolari problemi. Avevo ancora autonomia nella bici (circa il 40%) e abbastanza energie per godermi quello per cui, in fondo, ero salito fin lassù: la discesa, una di quelle epiche che concatena tre/quattro trail in un'unica uscita.
Questa uscita, in realtà una delle tante, mi ha fatto riflettere su quanto la e-Mtb abbia cambiato il nostro modo di vivere la montagna.

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Ha reso accessibili giri che fino a pochi anni fa avremmo affrontato solo con un allenamento importante.
Ci permette di concatenare salite e discese, raggiungere quote elevate e trasformare un'uscita di 4/5 ore in una piccola avventura.
Ma proprio perché ha spostato più avanti il limite della bici, dobbiamo stare attenti a non spostare troppo avanti anche il nostro.

La percentuale della batteria è importante, certo.
Ma lo sono altrettanto l’acqua che abbiamo con noi, quello che mangiamo, le ore trascorse in sella, il meteo, la temperatura e soprattutto la lucidità con cui arriveremo all’ultima discesa.
Perché il motore, o meglio la batteria, può aiutarci a fare 1.800 metri di dislivello.
Può aiutarci a farne anche 2.000...
Ma quando finalmente giriamo la bici verso valle, a guidarla siamo ancora noi!

Qui trovate tutte gli altri racconti di uscite, emozioni in sella, interviste, riflessioni e tutto ciò che la Mtb suscita nell'animo di chi sta in sella.

Sul sito LoveVDA potete trovare qualche idea per i vostri giri in Valle d'Aosta, compreso quello che trovate menzionato in questo articolo.

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Sull'autore
Francesco Savona

Mi affascina il mondo delle e-bike, soprattutto quello legato alle bici da trail e da enduro, specialità nella quale ho corso per qualche anno, quando ancora l'elettrico non esisteva. Ma sono anche un amante dei lunghissimi giri alpini, per intenderci quelli epici, da bici in spalla... Ho anche un trascorso professionale ventennale nell'ambito editoriale delle moto

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