Jacopo Billi e il prologo di 4Island: 30' a tutta, un giorno di preparativi

Redazione MtbCult
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Jacopo Billi e il prologo di 4Island: 30' a tutta, un giorno di preparativi

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Jacopo Billi e il prologo della 4Island.
Il biker professionista piemontese ci racconta come si prepara la tappa più corta (ma non la più semplice) di una stage race, in questo caso dell'evento che ogni anno si disputa in Croazia a inizio stagione.
Trenta minuti a tutta, che richiedono una organizzazione più meticolosa delle tappe molto più lunghe e impegnative. Non solo per l'atleta, ma anche per il team e per i meccanici.
Lasciamo la parola a lui.
DC

Come racchiudere sette giorni in un articolo?
Ci penso un po' mentre guido verso casa e scende il buio.
In realtà non sarà necessario, perché mi concentrerò su aspetti che, quasi sicuramente, da fuori sono difficili da immaginare, almeno per chi non ha mai affrontato una corsa a tappe in mountain bike.
Vi porterò quindi su una montagna russa fatta di attività e pensieri che ti travolgono quando sei immerso in una “stage race”, in questo caso la 4Island 2025.



L'avvicinamento

L’avvicinamento alla gara croata è stato praticamente perfetto per me, le giornate di preparazione sono filate una dopo l'altra, con le sensazioni che migliorano e la consapevolezza di avere i mezzi per provare a portare a casa qualcosa di buono.
Nel tempo ho capito che in una corsa a tappe, oltre ad avere le gambe dalla propria parte, conta essere organizzati e sapersi mettere in modalità “risparmio energetico” quando serve, il più possibile, ogni volta che se ne ha l’occasione.

Il viaggio verso la prima isola croata di Lošinj, a 48 ore dal prologo, è trascorso velocemente e nel mezzo siamo anche riusciti a piazzarci una sgambata di un'oretta, giusto per fare una sudata e non ritrovarsi addosso sensazioni scomode il giorno successivo.
Mentre ti avvicini al campo gara puoi vedere tutti i pezzi che si incastrano in modo perfetto, proprio come in un puzzle: il team arriva al porto mentre noi ci arriviamo in bici, sfruttando un’ora di attesa che ci avrebbe costretti a stare fermi ad aspettare in auto.

La giornata più corta (non la più semplice)

Passano le ore e poi ci siamo, è già tempo di pensare al Prologo: è qui che inizia la prima fase.
Si tratta della programmazione di tutto ciò che una tappa da appena 30 minuti richiede. E vi assicuro che, anche se è stata la più corta, logisticamente si è rivelata forse la più stancante ed impegnativa.
Io e il mio “team mate” Andrea Candeago abbiamo l’orario di partenza fissato per la nostra prova a cronometro alle 14:16 per percorrere appena 14 km con 180 metri di dislivello. Numeri piccoli, ma inversamente proporzionali alle cose da fare e gestire quel giorno.

Jacopo Billi e il prologo
Jacopo Billi (a destra) e Andrea Candeago (a sinistra)

Preparativi, test e strategia sul tracciato

La giornata inizia alle 8:00 con una colazione al buffet dell’hotel.
La sera prima decidiamo di sfruttare la finestra oraria della mattina per fare una rullata di attivazione o provare i pochi chilometri di gara, così da tastare il terreno che a causa della pioggia si è fatto più insidioso.
Quindi, mangiamo qualcosa di leggero per poi tornare in camera a cambiarci.
Alla fine, scartiamo i rulli e optiamo per l’uscita sul percorso: abbiamo appena mezz'ora per vestirci, alle 9:30 il programma prevede un check delle bici con il meccanico del team per regolare le pressioni delle gomme e un piccolo briefing sulle sacche destinate alle aree tecniche dei giorni successivi.

Michele (il meccanico della squadra) ci spiega con estrema chiarezza dove sono posizionati tutti i pezzi di ricambio e le chiavi per metterci le mani, poiché in questa gara l’assistenza sarà tutta a carico degli atleti, quindi dobbiamo essere pronti ad ogni esigenza e sapere dove si trova ogni pezzo in caso di necessità.
Facciamo le pressioni (io ho optato per 1.32 bar all’anteriore e 1.42 al posteriore), prepariamo una borraccia con 30 grammi di carboidrati e partiamo per la prova percorso.

Memorizziamo ogni curva e decidiamo in quali settori del tracciato ha più senso che uno dei due delle rispettive coppie stia davanti a dettare il ritmo e disegnare le linee, in base alle nostre caratteristiche fisiche e tecniche: il tutto viene abbastanza naturale perché ci conosciamo bene.
Scambiando opinioni e considerazioni sul tracciato, terminiamo la prova ad un autolavaggio a due chilometri dalla base, dove lasciamo le bici al meccanico che inizia subito a lavarle mentre noi veniamo riportati da un altro furgone all’hotel.

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Una volta arrivati, abbiamo 45 minuti per lavarci e andare a pranzo. Alle 11.15 siamo davanti a un piatto di riso da 150 grammi che si trasformerà nella nostra benzina tra tre ore.
Inizio ad assumere il bicarbonato testato la settimana prima per questo tipo di giornate, scendo nella hall con Andre per bere un caffè e fare l’ultimo punto su ciò che ci sta aspettando là fuori, tra vento e pioggia che non sembrano mollare per un secondo.
Torniamo in camera e da questo momento ognuno si isola un po' nella propria routine pre-gara fatta (nel mio caso) di musica e tante piccole cose da fare.

Infilo il numero nella tasca del body, preparo sul letto tutto il necessario. Dopo un ultimo salto in bagno, inizio a cambiarmi, metto la crema riscaldante sulle gambe con un po' di olio, sistemo il cerotto per il naso, la fascia cardio, cambio le lenti degli occhiali perché ci sarà poca visibilità e sicuramente nel giro di pochi metri saranno ricoperte di fango.
Infine, preparo i gel: oggi ne basterà uno con 100 mg di caffeina da prendere durante il riscaldamento.

Si entra in clima gara

Usciamo dall’hotel alle 13:20 e facciamo una pausa pipì mentre ci dirigiamo nella zona di partenza, dove troviamo i rulli già posizionati per scaldarci.
Iniziamo il protocollo di riscaldamento, mi ascolto un po' di musica da una delle mie playlist pre-gara.
Il meteo migliora leggermente e partiremo con l'asciutto, anche se le prime curve saranno insidiose e bagnate, così come tutto il tracciato, quindi le ripercorro mentalmente cercando di visualizzarle una dopo l'altra.

Ci scaldiamo per 30 minuti buoni, a fine warm-up siamo da strizzare e quindi cambiamo la maglia sudata, tiriamo su il body e ci posizioniamo nella zona di chiamata per la partenza.
Non vi racconto la gara perché, come ho accennato all’inizio, mi voglio concentrare sugli aspetti extra competizione. In ogni caso, qualcosa fila liscio e qualcos'altro no, ma la portiamo a casa con un sesto posto, abbastanza soddisfatti e fiduciosi per i giorni successivi.
Passata la linea d'arrivo risaliamo subito sui rulli e, mentre facciamo un rapido “cool down” di 10 minuti, abbiamo già in mano lo shaker del recupero, unito a qualche caramella gommosa.
Lasciamo le bici al meccanico dicendogli tutto ciò che (eventualmente) non ha funzionato, in vista del giorno dopo.

Nelle corse a tappa, un'altra cosa che si fa spesso è buttare giù bocconi amari: quando le cose non vanno è snervante, ma è necessario farlo in fretta perché, nel bene e nel male, il giorno dopo c’è sempre un’altra chance. È questa la doppia faccia della medaglia in una prova delle Epic Series.
Ma non c’è tempo di soffermarsi troppo su ciò che non ha funzionato oggi, come invece capita nelle gare di un giorno.

Logistica e strategia per la tappa successiva

Torniamo in hotel a fare la doccia e qui inizia una trafila di cose che si ripeterà tutti i giorni e che in qualche modo diventa una vera e propria routine.
Fatta la doccia, lo step successivo è lavare il casco e le scarpe e metterle ad asciugare, preparare la sacca dei panni sporchi da dare allo staff per la lavanderia, mangiare di nuovo qualcosa (una merenda o del riso in base all’orario di arrivo della tappa).
Non sempre c’è l’occasione di asciugare anche i vestiti, quindi può capitare di dover improvvisare ogni tipo di stendino possibile in stanza o sul balcone. Come potete vedere nelle foto sotto, il nostro compagno di squadra Diego Alfonso Arias Cuervo si è rivelato un esperto del settore!

Finito il pranzo, restano 30 minuti per provare a “piazzare” un power nap (un riposino, ndr), ma diventa difficile perché le cose da fare si moltiplicano: bisogna preparare le borracce per le feed zone del giorno successivo.
Questo genera un altro compito ancora più importante, che è studiare la tappa nel dettaglio, capire come impostare le borracce e i relativi grammi di carboidrati da destinare ad ognuna, infine individuare i possibili punti gps dove lo staff, insieme al videomaker, possono seguire la gara “on the road”.

È un po' come se ad ogni compito da svolgere seguisse una serie di azioni da fare per essere sicuri di avere tutto pronto in vista della tappa successiva.
Finita questa pianificazione ci aspetta il massaggio, che è forse l’unico vero, totale momento di riposo lontano da tutto.
In tutte queste ore non bisogna mai perdere di vista una cosa: bere. In una piramide immaginaria delle cose da fare, introdurre liquidi e dormire si trovano sulla punta, in cima a tutto, quindi ci preoccupiamo di avere sempre acqua in abbondanza con noi.

Prima di cena si passa a ritirare la bici lasciata qualche ora prima. Ora è tirata a lucido per domani, con eventuali problematiche risolte.
Mentre la riporto in camera, penso al meccanico della squadra che in una corsa a tappe si rivela davvero una figura che non ha mai un attimo di tempo, dalla mattina alla sera.
Spesso deve barcamenarsi tra servizi per il lavaggio bici inesistenti e problematiche da risolvere velocemente, senza contare le richieste a volte ai limiti della follia di noi corridori.
Chapeau!

Domani è un altro giorno

Alle 19:30 si cena, tra una risata e l’altra, cercando di non finire tardi per non dilatare troppo i tempi, così da andare a dormire il prima possibile.
Intorno alle 20:30 si fa una riunione, durante la quale ci vengono elencate nel dettaglio tutte le informazioni rilevanti per la giornata successiva, eventuali criticità e piccole possibili strategie di gara. Si dedica sempre uno spazio all’analisi di ciò che ha funzionato e ciò che si può migliorare.
Dopodiché torniamo in camera dove riprende l’ultima, ma importante, fase della giornata.
Se la sveglia suona presto è sempre buona cosa preparare tutto il necessario la sera prima: vestiti per il warm-up e gara, uno zainetto con tutti gli accessori vari (multi-tool, cerotti per il naso, gel, borraccia per il riscaldamento...).

Fare questo tipo di cose alle 6:30 di mattina non è mai una grande idea ed è molto facile dimenticare un pezzo del puzzle.
Preparo anche la colazione, così da avere già i cereali pesati il giorno successivo, insieme a tutto il resto.
Diamo un’ultima occhiata al profilo altimetrico della tappa su Komoot e scambiamo le ultime opinioni su come possiamo affrontare al meglio la battaglia di domani, poi le luci si spengono.
Da domani ogni tappa sarà diversa dalla precedente, ma tutto ciò che vi ho raccontato di quel che ruota intorno, resterà una costante per i prossimi quattro giorni.

Se volete conoscere meglio Jacopo Billi, leggetevi il racconto della sua storia agonistica:

Qui gli altri articoli e video che parlano di Jacopo Billi.

Qui il suo canale YouTube.

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