scritto da Giuseppe Scordo in Storie il 17 Ott 2014

Valentina Macheda: «Vi racconto il mio anno a tutto gas»

Valentina Macheda: «Vi racconto il mio anno a tutto gas»
        
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Se si dovesse ridurre una stagione ai singoli risultati, quella di Valentina Macheda andrebbe letta attraverso il tredicesimo posto nella classifica finale dell’Enduro World Series e la piazza d’onore nel Superenduro.
Ma ridurre a due numeri sette mesi di fatiche in giro per il mondo è troppo semplice per la rider di Life Cycle.
Perché nel racconto che Valentina ha disegnato sui sentieri c’è molto di più. I continui viaggi che le hanno fatto acquisire spessore internazionale. La crescita tecnica. Una lunga trasferta negli Usa. La scoperta della Transprovence. L’arrivo della nuova bici. E l’imprevisto, che non manca mai: la frattura alla caviglia del compagno Manuel Ducci, durante le ricognizioni del round Ews di Peebles. «Ho sofferto l’infortunio di Manuel – ammette – Proviamo sempre insieme e nelle ricognizioni la sua figura mi è mancata, perché anche quando è rientrato non era al top».

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Valentina Macheda sui trail di Finale in ricognizione. Foto Reuiller.

– Valentina, a Finale Ligure si è chiusa una lunga stagione.
– Sono arrivata molto stanca dalla Transprovence. Lì il format è massacrante e dopo sei tappe mi sono dovuta fermare tre giorni. Sono riuscita a fare un giro su ogni Speciale. Sapevo che sarebbe stata una prova dura e fisica l’ultima della World Series. Ma volevo solo arrivare al traguardo e chiudere la stagione. Finale è come sempre una gara bella e tecnica. E le due Speciali pedalate della domenica mi hanno fatto temere di non poter reggere il passo. Alla fine il 18° posto è stato un buon risultato.

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Un 18° posto nell’ultima gara del mondiale enduro. Foto Reuiller.

– Deve essere stata un’annata estenuante.
– Da aprile a ottobre non ci siamo mai fermati e siamo sempre stati in giro, spesso Oltreoceano. A cominciare dal Cile, sono state tutte esperienze fantastiche ma faticose e difficili da gestire perché stravolgono le tue abitudini. Andare fuori dall’Europa ci ha permesso di vedere posti stupendi e di conoscere i diversi format delle gare di enduro. La trasferta americana di fine luglio è stata poi impegnativa, perché tra le gare di Winter Park e Whistler siamo andati a Greagle per Ibis e alla Downieville Classic, dove abbiamo scoperto come gli americani vivono la mountain bike.

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La Downieville Classic un’esperienza unica.

– Come giudichi la tua Enduro World Series?
– Sono abbastanza soddisfatta, dato che mi considero sempre una principiante, avendo cominciato con l’enduro nel 2009. Sono riuscita a competere con atlete di buon livello e probabilmente ho accorciato il gap che mi separava da queste. Certo, le primissime sono dei fenomeni ed è difficile avvicinarsi.

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Nella classifica finale dell’Ews Valentina è 13ª. Non lontana dalla top ten. Foto Reuiller.

– Com’è cambiato l’enduro nel 2014?
– Si è ulteriormente specializzato e se non sei coperto da un meccanico o da una struttura che ti segue anche per i minimi dettagli, non fai molta strada. In ogni caso, i rider più forti hanno una marcia in più, indipendentemente dal fatto che siano supportati.

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Stop alla caviglia per Manuel Ducci nel round scozzese di Peebles. Un’assenza che si farà sentire per Valentina, soprattutto nelle ricognizioni.

– I format dell’enduro sono molteplici e il modello vincente sembra essere quello francese.
– Di certo le Speciali francesi durano di più e ti preparano meglio a questo sport. Ma sono convinta che servano un po’ tutti i format per fare esperienza e sviluppare capacità di adattamento su tutti i terreni. La mia ricetta è la seguente: l’Enduro World Series dovrebbe giungere a un format unico. Mentre le gare dei vari circuiti nazionali dovrebbero conservare i loro format originali.

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Ecco Manuel e Valentina che girano insieme a Finale. Foto Reuiller.

– Cosa ti ha lasciato la Transprovence?
– Ricorderò dei posti incredibili con panorami mozzafiato. La bellezza di quella gara quasi pareggia la stanchezza dell’affrontare sei tappe e 24 Speciali con trasferimenti anche di cinque ore e con bici in spalla. E’ un’esperienza in cui ti metti alla prova e capisci fino a che punto puoi arrivare. Da fare assolutamente una volta nella vita. Il prossimo anno? Sarà un po’ difficile ripeterla perché si correrà a giugno, nel vivo della stagione.

Manuel Ducci e Valentina Macheda. Foto Lifecycle.

La coppia Life Cycle alla Transprovence 2014.

– Come va con la nuova Ibis? E, a proposito, conosciamo il suo nome?
– E’ ancora un prototipo e il nome non è stato svelato, anche se penso che ricalcherà qualche etichetta già utilizzata nel recente passato. La bici è ottima, la definisco più “mangiasassi” e “discesistica”. Anche se non l’ho ancora provata sui sentieri di casa…

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Il prototipo Ibis da enduro guidato da Valentina a La Thuile.

– L’autunno di Valentina?
– Ora, tre settimane di riposo. Il 15 e 16 novembre una piccola parentesi agonistica, Evoc ci ha invitati a una gara enduro che si corre all’isola di Madeira. Poi piscina e palestra e qui ci sarà un cambiamento rispetto all’anno scorso, dove iniziammo la preparazione in bicicletta a novembre. Stavolta lo stacco sarà più lungo. In bici ogni tanto e solo per divertirsi. Il lavoro specifico partirà da gennaio.

– E il 2015?
– Mi piacerebbe puntare più in alto e migliorare i risultati di questo 2014. A darmi speranza sono le rider veterane che si sorprendono dei miei progressi. In bici ci vado da soli cinque anni e davanti a me c’è gente che è nata sulla bici. Quello che mi manca è solo l’esperienza.

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«Il prossimo anno? Voglio puntare un po’ più in alto». Foto Reuiller.

Valentina Macheda è stata la migliore italiana nell’Enduro World Series. L’anno che si lascia alle spalle è stato molto importante, perché le ha permesso di inserirsi stabilmente nella cerchia delle rider più forti e di crescere di pari passo con il livello di un movimento che continuerà a regalarci sorprese e belle storie. Proprio come quella di Valentina.

        
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