La FTP è morta?
Questa domanda nasce osservando le tendenze nel mondo della preparazione atletica.
Infatti, negli ultimi anni il parametro della FTP (Functional Threshold Power - Potenza di Soglia Funzionale) è sempre meno utilizzato da atleti e coach di alto livello.
Allo stesso tempo, tra gli amatori è sempre accesa quella sfida a chi spinge più watt a FTP, come se questo fosse l'unico parametro da valutare in un atleta...

C'è confusione, è innegabile.
E proprio per questo motivo vogliamo approfondire il discorso, cercando di chiarire alcuni concetti e aiutarvi a capire quando osservare la FTP può essere utile e quando questo parametro è meno influente.
Per farlo abbiamo coinvolto Roberto Crisi, laureato in Scienze Motorie, biker di alto livello e preparatore atletico che lavora sia con gli amatori che con i professionisti.

- Roberto, iniziamo subito dalle basi: che cos'è la FTP?
- Citando la spiegazione di Andrew Coggan (uno dei ricercatori più famosi nel mondo della preparazione atletica, ndr) possiamo definire FTP come la potenza quasi stazionaria sostenibile in uno sforzo della durata di 60 minuti. Che è diversa da CP (Critical Power, ndr), da MLSS (Maximal Lactate in Steady State, ndr), da LT2 (seconda soglia del lattato, ndr) e, soprattutto, da una soglia calcolata con il classico test indoor incrementale.
- Perché diversi anni fa è stato preso in considerazione questo parametro per stabilire le zone di allenamento?
- I primi esperimenti sui test FTP furono effettuati in larga scala e nella maggior parte dei casi diedero una buona indicazione. Quindi, sin da quando ha preso piede l'utilizzo del powermeter è stato preso questo come parametro principale, per individuare le zone di allenamento, per utilizzarlo in gara e per misurare i miglioramenti.

- Per individuarla ci sono diversi modi: test incrementali, test dei 20 minuti a tutta, test su intervalli più brevi... Qual è secondo te il metodo più affidabile e realistico?
- Ecco, qui bisogna fare chiarezza. Il protocollo originale per individuare la FTP è strutturato così: 5’ All-Out + Recupero + 20’ All-Out (ovviamente da gestire entrambi gli sforzi). Per ricavare il valore di FTP bisogna moltiplicare la potenza media fatta registrare nei 20’ x 0.95.

Quindi, come tanti erroneamente credono e fanno, non basta fare 20’ a tutta e moltiplicare il valore medio per 0.95. Ed è ancora peggio prendere quel valore medio come buono, senza togliere il 5%.
Un altro test che reputo valido è quello che prevede due blocchi da 20’ a tutta, inframezzati dal recupero, non solo perché il valore numerico che si ottiene è più realistico, ma anche perché in questo modo si può valutare la capacità di gestione dell’atleta.

- Quindi perché molti preparatori utilizzano ancora l'incrementale indoor?
- Se si hanno gli strumenti per misurare anche il valore di Vo2 Max, allora l'incrementale indoor ha senso e ci offre una panoramica ancora più ampia sulle qualità dell'atleta.
Se invece si fa un test incrementale indoor solo per stabilire le zone di potenza e poi lavorare con i watt outdoor ha meno senso. Innanzitutto perché bisognerebbe fare il test con il powermeter che si utilizza sempre in allenamento e non con quello del rullo. Inoltre, sul rullo si pedala in una situazione molto diversa a livello di pedalata e posizione, che potrebbe falsare i risultati, soprattutto su atleti che non sono abituati a pedalare indoor.

Il test incrementale indoor, in molti casi è un retaggio delle vecchie metodiche. È più facile da eseguire e in un certo senso dà la possibilità di stabilire un contatto con l'atleta, ma come affidabilità dei risultati non c'è dubbio: se mi alleno e gareggio all'aperto devo fare il test sul campo.

- Arriviamo a noi: secondo te, la FTP è morta oppure no?
- Morta direi di no, lo ritengo un parametro valido per i lavori lunghi e superiori a certe tempistiche, è comunque da tenere in considerazione, in relazione agli altri parametri. Poi c’è sempre da valutare il livello dell’atleta....
- In che senso?
- In base al tipo di atleta posso decidere se lavorare con la FTP, oppure se usare altre metodiche che prendono in considerazione degli intervalli più brevi.
Ad esempio, con un amatore che vive in Città e di solito svolge gare Xc o GF con salite corte preferisco lavorare con la Critical Power, sia perché potrà testarsi più facilmente vicino casa, sia perché voglio valutare le sue qualità sugli intervalli più brevi di 20, 30 o 40 minuti.
Con atleti di livello più alto, che magari corrono principalmente nelle Marathon, posso utilizzare anche anche la FTP per valutare le prestazioni sugli intervalli più lunghi ed avere una panoramica più ampia.

- Quali altri metodi si utilizzano al giorno d'oggi? Hai parlato di CP...
- In primis, senza dubbio il modello CP+W’. Poi, per chi lavora con lattato ci sono anche LT1/LT2 e MLSS.
- Cos'è la CP? E cosa cambia rispetto alla FTP?
- In maniera piuttosto semplice, possiamo definire la CP (Critical Power - Potenza Critica) come la potenza massima sostenibile per 30/40 minuti. Rappresenta un valore leggermente più alto di FTP e, nel modello CP + W’, ci permette di valutare e quantificare anche il famoso “serbatoio anaerobico”, ovvero la quantità di energia spendibile quando si supera la CP.
È un parametro che ricade in una zona dove si avverte in maniera netta la differenza, a livello di sforzo percepito, tra lo stare sopra e lo stare sotto.
- E invece cos'è il W'?
- W’ o AWC (Capacità di Lavoro Anaerobico) può essere considerato come un “serbatoio energetico" dal quale andiamo ad attingere negli sforzi in prossimità e sopra CP. Un’energia, composta principalmente da fosfocreatina e glicolisi anaerobica, che va a sommarsi a CP.

- Perché al giorno d'oggi si preferisce questo modello?
- Il discorso è ampio, ma proviamo a riassumere. Il test per individuare la CP è di più semplice esecuzione (step di 3' + 12' + 1'/30”) e meno impattante anche a livello psicologico, rispetto al test FTP (5'+20' o 20'+20').
Però, la cosa più importante è che con il test Critical Power e con l'utilizzo del modello CP + W’ vai anche a valutare altre caratteristiche dell'atleta, che con il classico test FTP non riesci a vedere. Questo ti permette di lavorare con precisione (senza sottostimare) sugli intervalli brevi ad alta intensità, cosa che può capitare con alcuni “fenotipi” di atleti quando si prende in considerazione solo la FTP.

- In questo panorama esiste anche la rilevazione del lattato: secondo te è davvero così utile, oppure ci si può allenare bene anche con metodi più pratici e meno invasivi?
- A mio avviso ci si può allenare bene anche con metodi meno invasivi e, soprattutto, meno costosi. Frequenza cardiaca, percezione dello sforzo e conoscenza del proprio corpo tornano di aiuto.
Però, con atleti Pro/Elite che fanno alte moli di lavoro, ritiri in altura ed hanno tanta esperienza, l’uso del lattato è un ottimo strumento per monitorare la risposta nel tempo, ma anche per monitorare il carico intra-allenamento. Con pochi atleti che mi danno la loro disponibilità uso anch'io questa metodologia.

Ricapitolando, la FTP è morta oppure no?
Dal confronto con Roberto Crisi abbiamo capito che la FTP non è morta, è un parametro che in casi particolari si può prendere ancora in considerazione, ma che fornisce una panoramica ristretta sulle caratteristiche fisiche dell'atleta.
La FTP è solo un numero, che dice poco o niente se non si accosta a quelli degli altri parametri utili a valutare le capacità condizionali nella loro totalità.

Non vi fossilizzate su quel numero, piuttosto lavorate per migliorare tutti i parametri, magari affiancandovi ad un preparatore qualificato, che sappia interpretare i dati dei test e somministrare gli allenamenti nel modo opportuno.
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Sull'autore
Daniele Concordia
Mi piacciono il cross country e le marathon, specialità per le quali ho un'esperienza decennale. Ho avuto un passato agonistico sin da giovanissimo, ho una laurea in scienze motorie e altri trascorsi professionali nell’ambito editoriale della bici.
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