scritto da Simone Lanciotti in Componenti,Test il 22 Mag 2015

PRIMO CONTATTO – Schwalbe Procore: cambia tutto

PRIMO CONTATTO – Schwalbe Procore: cambia tutto
        
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Girare con le gomme a 1,1 bar di pressione è davvero strano.
Quando uscirono le gomme tubeless fui contento di poter finalmente pedalare con una pressione più bassa, ma nonostante tutto, si poteva ancora pizzicare e incappare in forature.
Schwalbe ha avuto un’idea, quella della doppia camera d’aria, che sembra non avere punti deboli, a patto di non pensare all’aumento di peso (circa 200 gr per ruota) almeno fino a che non lo si è provato.
I benefici di cui è capace lo Schwalbe Procore, infatti, sono notevoli.
Dopo averlo provato la prima volta la scorsa estate a Davos ebbi la precisa sensazione di aver provato qualcosa di rivoluzionario.
Al pari del reggisella telescopico.
Poter girare con una gomma a bassa pressione, senza il rischio di pizzicare.
Prima di raccontarvi le sensazioni del giro di oggi, però, vi invito a leggere l’articolo che spiega come funziona questo sistema, qualora non lo conosceste.
Per capire meglio quanto segue.

Con lo Schwalbe Procore ho già fatto un’uscita che mi ha confermato le sue doti: più confidenza nella guida, più comfort (e non solo in discesa) e più sicurezza in generale.
Potrei dire che dopo averlo provato non si torna più indietro e chiuderla qui, ma in realtà l’uscita di oggi aveva lo scopo di portarvi qualche evidenza della cosa.
Una salita lunga su asfalto con un dislivello consistente ha messo in mostra che sulle superficie compatte un po’ di attrito in più si avverte.

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Per il test sto utilizzando una Schwalbe Rock Razor Super Gravity dietro, quindi piuttosto scorrevole, e una Schwalbe Nobby Nic Evo TubelessEasy 2,35” davanti.
Cioè due gomme molto diverse fra loro, soprattutto in termini di carcassa.
Più dura e rigida la Rock Razor e più morbida la Nobby Nic (foto in basso).

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In che misura questa differenza influisce sulle prestazioni del Procore?
Oggi mi sono concentrato su questo, ma a dire il vero, proprio mentre mi dirigevo all’inizio della discesa su single track, mi è sembrato palese il vantaggio di comfort che il Procore è in grado di dare.
Ero in un tratto in salita, con rocce sporgenti, mosse, fisse, di varie dimensioni, e ricordo perfettamente che ogni volta che ho percorso questo tratto (specie dopo aver fatto quasi 1000 metri di dislivello su asfalto) ho avvertito un certo fastidio e affaticamento per gambe e schiena.
Oggi no.
Il Procore s’è fatto sentire anche qui.
E questo mi ha convinto che il sistema ideato da Schwalbe, nato in prima battuta per downhill ed enduro, in realtà è di grande utilità anche per chi sta tante ore in sella in montagna, lontano dalle gare, sui sentieri che ama di più.
Definirlo una soluzione per agonisti è decisamente riduttivo.
Quello che ho fatto oggi io, in fondo, è proprio questo.

La bici usata per il test: una Santa Cruz Nomad allestita con sospensioni Rock Shox e ruote e13 Trsr di ultima generazione.

La bici usata per il test: una Santa Cruz Nomad allestita con sospensioni Rock Shox e ruote e13 Trsr di ultima generazione.

Chiamatelo all mountain, escursione, uscita, allenamento.
Ma oggi, prima ancora di iniziare la discesa, ho capito che il Procore può diventare di grande interesse per il popolo degli escursionisti.
In questo video (non badate alla qualità, ma vi prego concentratevi su ciò che mostra) parlo proprio delle sue doti in ambito escursionistico.

Poi c’è la discesa, certo.
Come definireste una gomma gonfiata a 1,1 bar (e io non sono un peso piuma…) che non teme sassi, radici, scalini e rocce e l’alta velocità?
Semplicemente fantastica.

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Per tutta la discesa, oggi, non ho avvertito mai perdite di controllo della bici per via della bassa pressione delle gomme, ma, anzi, ho sentito una sensazione di padronanza del mezzo e del sentiero come raramente mi è capitato prima.
La gomma anteriore, con carcassa più morbida, è perfetta per il Procore: si deforma e copia quasi di tutto.
In stile fatbike.
E il manubrio non scarta a destra e sinistra, ma rimane più fermo fra le mani del biker.
Se avete visto nel video di sopra, al minuto 3:02, dopo un piccolo atterraggio, il copertone non è arrivato a schiacciarsi del tutto, perché in quel frangente interviene la camera d’aria interna, gonfiata a 5 bar (il massimo è 6).
E al manubrio non senti il classico e temuto colpo secco da pizzicatura.
Non senti proprio nulla.
Tutto fila liscio.
E in quel momento lì ti accorgi di poter osare molto ma molto di più.

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Solo la ruota posteriore (foto sopra) è un po’ più brusca nelle risposte, seppure la pressione sia la stessa dell’anteriore (per quanto riguarda la camera esterna).
Oserei dire, per ora, che ciò dipenda dalla struttura più rigida e robusta del Super Gravity che è pensata per resistere ad abusi ben peggiori.
E’ da capire se si sposa bene con il Procore e in quali frangenti può essere realmente d’aiuto.

Insomma, dopo le sensazioni ricavate da queste due uscite potrei chiudere qui il test, dirvi che “una volta provato non torni più indietro”, ma voglio portare il Procore su sentieri più veloci e con curve in appoggio.
Per vedere l’effetto che fa.
Vi farò sapere.

Ps: fra le altre cose continua anche il test dell’Alpinestars Evolution Jacket, ossia il paraschiena con tasca per la sacca idrica.

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Qui le prime impressioni di uso.

        
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