scritto da Simone Lanciotti in Biciclette,Test il 15 Ott 2015

SHORT TEST – Ghost Roamr: prototipo da avventura con raffinatezze a bordo

SHORT TEST – Ghost Roamr: prototipo da avventura con raffinatezze a bordo
        
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A Eurobike ho visto per la prima volta la Ghost Roamr.
Per ora solo un prototipo, anche se in Ghost confidano di farlo entrare presto in produzione.
Telaio in alluminio, ammortizzatore Cane Creek Double Barrel Coil Cs, trasmissione Pinion a 18 rapporti e una vocazione per l’avventura che, allo stand Ghost, mi aveva proprio colpito.
Strano che non avesse le ruote 650b Plus tanto in voga in questo momento.
Strano che avesse delle borse e tutti gli accessori per l’avventura addosso, lei, questa bici così insolita che in quel momento, a Eurobike, mi ha fatto pensare: «E se fosse questa la nuova declinazione dell’enduro?».
Cioè, più avventura e un po’ meno racing?
Più viaggio e meno competizione?

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Poco probabile, ma di sicuro, la Ghost Roamr è una bici fuori dal comune e forse è per questo che in Ghost non hanno ancora deciso di metterla in produzione.
La settimana scorsa mi è capitato di farci un giro a San Vigilio di Marebbe, in Alta Badia, senza però gli accessori dell’avventura (ovvero borse e borselli).
Solo la bici, quindi, per capire che razza di animale sia questa Roamr.

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Grande comfort
L’ammortizzatore a molla Cane Creek è il primo responsabile di tutto ciò.
Morbido, sensibile, sempre prevedibile e con il sistema Climb Switch è diventato anche facile da usare in salita, perché la sospensione posteriore diventa più ferma.
Su asfalto si sentono le “pulsazioni” della sospensione, ma su sterrato diventa un grande aiuto.
Un bell’oggetto davvero, soprattutto in chiave enduro dove gli ammortizzatori a molla, in barba alla leggerezza, stanno diventando sempre più popolari perché sono un aiuto ulteriore nella guida, soprattutto in Speciali molto lunghe.
Mentre in Dh, invece, aumentano quelli ad aria, che rendono le sospensioni un po’ più progressive.

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Ma questo è un altro discorso.
Regolazioni efficaci, laboriose se non si ha un po’ di dimestichezza con hi e low speed compression e rebound.
Insomma, un ammortizzatore che, a dire il vero sulla Ghost Roamr, ben lontana dall’ambito racing, non ha molte ragioni di esistere se non per il comfort della pedalata.
E la scelta, se è questo l’obiettivo, è più che azzeccata.

La spia si illumina di verde quando c'è l'alimentazione elettrica. Ovvero basta far girare la ruota anteriore.

La spia si illumina di verde quando c’è l’alimentazione elettrica. Ovvero basta far girare la ruota anteriore.

L'attacco per il cavo Usb

L’attacco per il cavo Usb

Attacco manubrio plug-and-charge
Il mozzo anteriore integra una dinamo. Sì, la cara vecchia dinamo che per chi percorre tanti Km lontano dai centri abitati e da prese di corrente può avere un’utilità enorme.
Gps, telefoni cellulari o satellitari e qualunque altra cosa ricaricabile con un cavo Usb.
Il led verde si accende non appena la ruota anteriore inizia a girare e pedalare con la spia verde accesa mi fa pensare a quanta energia si potrebbe utilizzare dalle nostre pedalate.
Allora chiedo ai miei compagni di uscita: «Avete qualcosa da ricaricare? Offro io…».

Il cambio Pinion P1.18 richiede una predisposizione specifica sul telaio. Le sue dimensioni, però, sono piuttosto compatte.

Il cambio Pinion P1.18 richiede una predisposizione specifica sul telaio. Le sue dimensioni, però, sono piuttosto compatte.

Il cambio in una scatola
Anche esteticamente questa soluzione è una bella differenza rispetto al cambio tradizionale. La Ghost Roamr ne beneficia non poco, a mio giudizio, ma si tratta di un’opinione personale.
L’idea del gearbox, cioè di un sistema di ingranaggi che gestisce la demoltiplicazione della pedalata, è qualcosa che ha stuzzicato sempre la fantasia dei progettisti.
La semplificazione, solo apparente però, è notevole perché la catena deve solo trasmettere la forza e non traslare da un pignone e da una corona all’altra, con ovvii vantaggi sulla durata della catena stessa.

Il sistema di ingranaggi interni del cambio Pinion

Il sistema di ingranaggi interni del cambio Pinion

Un solo pignone posteriore e ingombri laterali assenti.

Un solo pignone posteriore e ingombri laterali assenti.

La scatola del cambio

La scatola del cambio

Il comando a manopola rotante del Pinion

Il comando a manopola rotante del Pinion

Il cambio c’è, ma non sporge e non rischia di frantumarsi sulle rocce.
I 18 rapporti del Pinion sono sempre disponibili e, udite udite, possono essere selezionati anche da fermo, ruotando la manopola.
Alla grande, insomma.
Non resta che provarla questa Ghost Roamr…

Un giro sulle Dolomiti

Un giro sulle Dolomiti

Un breve giro sulle Dolomiti
Breve ma intenso, direi, visto che intorno a San Vigilio di Marebbe di montagne non mancano.
C’è stata tanta discesa, ma anche numerosi strappi in salita che mi hanno fatto capire il funzionamento del Pinion.
A dirla tutta, ho impiegato un po’ per capirne il funzionamento: ok la manopola rotante, ma quando in salita mi sono accorto che non c’era modo di farla ruotare verso rapporti più corti ho capito che stavo sbagliando qualcosa.
Ecco subito una delle pecche di questo cambio: sotto sforzo non funziona.
Se siete su una salita molto ripida è molto difficile cambiare perché gli ingranaggi sono in presa.
In quel caso è necessario smettere di spingere sui pedali (anche solo per un istante) e contemporaneamente ruotare la manopola.
Così il Pinion funziona e si capisce anche che non è proprio una soluzione da utilizzare in gara, ma un componente per le escursioni visto anche il suo ampissimo range di rapporti possibili (Pinion dichiara un range del 630%).

La sospensione posteriore è un 4 bar linkage senza il sistema Riot di Ghost. La Roamr è una derivazione della Ghost Sl Amr X vista a Eurobike.

La sospensione posteriore è un 4 bar linkage senza il sistema Riot di Ghost. La Roamr è una derivazione della Ghost Sl Amr X vista a Eurobike.

Va detto che un giro in bici di qualche ora può non essere abbastanza per capire tutte le virtù di questo sistema, ma di sicuro è sufficiente per capire che il Pinion è molto interessante.
Se la forza impressa sui pedali non è elevata, la cambiata è possibile, tanto verso rapporti più corti quanto verso quelli più lunghi.
Anzi, vi dirò che selezionando i rapporti più corti non si sente né un “click”, né uno scatto, ma si percepisce sulle gambe che il rapporto è diventato più “duro”.
Superfluido e veloce come nessun altro cambio.
Come il cambio doppia frizione delle auto sportive.
In discesa si apprezza anche una delle altre virtù del Pinion: la silenziosità.
C’è solo un tendicatena anteriore per compensare un po’ il tiro di catena che il funzionamento della sospensione genera, ma la silenziosità è da riferimento.
Il Pinion, però, richiede un telaio con una predisposizione specifica e il suo peso non è proprio bassissimo: la gearbox pesa 2698 gr ai quali vanno aggiunti i grammi delle pedivelle, del comando del cambio, del tendicatena, dello spider, della corona e dell’olio di lubrificazione (da sostituire ogni anno).
Insomma, non è una soluzione per contenere il peso.

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L’ammortizzatore Cane Creek Db Coil Cs, invece, è qualcosa che merita molta attenzione, sia in ambito racing che non.
Io, in questo contesto, ne ho apprezzato il comfort che rappresenta, comunque, una voce che merita importanza su una Mtb.
La sensibilità di funzionamento è sublime e i registri, pur non essendo di immediata comprensione, sono però efficaci.
La mia sensazione è che questo ammortizzatore abbia una versatilità sconosciuta a molti altri ammortizzatori a molla al punto da dargli una chance anche per utilizzi non agonistici.
Il selettore Cs (che ha esordito sul Double Barrel Air in dotazione sulla Specialized Enduro 29), infatti, agisce sulle basse velocità in compressione ed estensione, amplificando la sensazione di stabilità della pedalata.
Rispetto a uno ad aria è più pesante (454 gr esclusa la molla), ma è anche molto più costante (a detta del costruttore) per livello di prestazioni durante la discesa.
Questo, se non altro, rispetto al cambio Pinion, non richiede un telaio ad hoc.

Il mozzo con la dinamo integrata

Il mozzo con la dinamo integrata

Il peso della Ghost Roamr si sente. Non avevo una bilancia con me, ma il peso complessivo, pedali inclusi, era vicino ai 14,5 Kg.
Roba impegnativa in salita e non oso pensare a quanto arriverebbe in assetto da viaggio con le borse piene.
Il manubrio da 78 cm di larghezza, comunque, ha reso questa bici un po’ più maneggevole e in discesa la sospensione 4 bar linkage si è rivelata morbida e progressiva.
Sull’anteriore della Ghost Roamr c’è una forcella RockShox Pike Dual Position Air con travel massimo di 150 mm (e fin troppo lineare), mentre il travel posteriore dovrebbe essere di 145 mm.
In pratica siamo lontani dal concetto di enduro cui siamo abituati, ma magari in Ghost hanno pensato a una declinazione della parola enduro più in chiave endurance-adventure.
Staremo a vedere che sviluppi avrà questo segmento di bici.
Sempre che Ghost, intanto, decida di produrre la Roamr.

        
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