scritto da MtbCult in Componenti,Test il 24 Mar 2013

Ruote Enve. Test in corso: come sta andando?

Ruote Enve. Test in corso: come sta andando?
        
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Dopo averne descritto le caratteristiche tecniche in questo articolo, passiamo adesso alle prime sensazioni ricavate dall’uso delle ruote Enve.
Innanzitutto, descriviamo il quadro tecnico del test: la bici sulla quale sono state montate è la Mde Carve 7 (della quale vi abbiamo proposto il video test), con 150 mm di travel e gomme Maxxis Ardent da 2,35″.
Restiamo per un attimo sulle gomme: la tassellatura di queste coperture non è molto accentuata perché vanno a cercare un compromesso fra scorrevolezza e grip, ma di fatto privilegiano la prima voce. Quindi, laddove serve grip, le Ardent se la cavano discretamente, ma di certo non permettono gli spazi di frenata di gomme ben più “cattive”. Stesso discorso per la capacità di filtrare le asperità: pur avendo dei fianchi piuttosto alti (e quindi capaci di assorbire colpi), queste gomme privilegiano sempre di più la scorrevolezza.
Nominalmente le Ardent sono da 2,35″, ma, essendo la larghezza del copertone uno standard ben lontano dall’essere condiviso da tutti i produttori di gomme, se le paragoniamo ad altri modelli e ad altri marchi le differenze diventano ben visibili.

Tassellatura low profile per le Ardent: la capacità di assorbimento delle asperità è buona grazie alla spalla alta che assicura un bel volume d'aria nel copertone, ma il grip risente tanto dei tasselli più vocati per la scorrevolezza.

Tassellatura low profile per le Ardent: la capacità di assorbimento delle asperità è buona grazie alla spalla alta che assicura un bel volume d’aria nel copertone, ma il grip risente tanto dei tasselli più vocati per la scorrevolezza.

Enve: quale vantaggio?
Che cosa emerso dalle prime uscite con queste ruote? Il vantaggio che forniscono le Enve si traduce in una guida molto più precisa e veloce. Si percepisce subito la differenze di reattività rispetto ad un cerchio in alluminio, ma non tanto per una questione di peso del solo cerchio (comunque contenuto) quanto per la rigidità complessiva dell’insieme mozzo-cerchio-raggi.
Il limite del biker si sposta un po’ più in avanti.
Viene più facile azzardare perché la bici riesce a cambiare direzione con maggiore facilità.
Diventa una gazzella…

La rigidità strutturale del cerchio e della ruota si avverte molto bene nelle salite su asfalto

La rigidità strutturale del cerchio e della ruota si avverte molto bene nelle salite su asfalto

In salita su asfalto si avverte anche la differente rigidità della ruota posteriore: appena ci si alza sui pedali si avverte la sensazione di una spinta in avanti immediata.
Sono ruote davvero diverse e che richiedono, talvolta, un’attenzione diversa.
Ad esempio sui sentieri con rocce smosse: qui occorre essere accorti nel dove si mettono le ruote perché il rischio è di tornare a casa con i cerchi segnati dal contatto indesiderato con i sassi.
Quindi, dove ci sono rocce smosse, a nostro avviso, queste ruote richiedono più cura nella scelta della traiettoria.

Sul veloce
Quanto conta la rigidità di una ruota ce ne si può accorgere solo sui tratti veloci, dove la precisione di guida è cruciale. E la rigidità di una ruota emerge lampante.
Le Enve, grazie alla particolare costruzione del cerchio che permette una tensionatura maggiore dei raggi, sono impressionanti.
E’ quasi più facile percepire la flessione del telaio (e badate bene che parliamo di un telaio in alluminio, quindi poco propenso di suo a flettere…) che quella delle ruote.
Quindi, chi ha grande manico con queste ruote riesce davvero ad esaltarsi perché rispondono con un’immediatezza spaventosa.
In curva sono un pezzo unico con il telaio nonostante al posteriore ci sia un quick release classico.
Fortunatamente il test continua, ma le prossime uscite proveremo a farle con gomme più artigliate per vedere come cambia il feeling di guida.
Vi terremo aggiornati.

        
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