Sapeste quanto pesa la medaglia d'oro di Jolanda Neff...

Simone Lanciotti
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Era il periodo di Natale 2019 quando scrivemmo dell’incidente che interessò Jolanda Neff.
Un incidente molto grave che la costrinse a un lungo periodo di riabilitazione.
Dubbi sulla stagione 2020 e anche sulla preparazione olimpica 2020.
Perché la pandemia globale, in quel momento, non era ancora esplosa.
Risalire la china per Jolanda Neff è stata anche più dura del previsto, perché recuperare il ritmo gara senza le gare e con le restrizioni dovute al Covid19 è stata cosa davvero ardua.

Ma la svizzera non solo è riuscita a recuperare le sue doti atletiche, ha anche fatto dei grandi passi in avanti nella guida del mezzo.
E’ sempre stata molto dotata e ne abbiamo avuto un’esperienza diretta durante la presentazione dell’attuale Trek Top Fuel.
Guardate questo video:

Dopo l'incidente del 2019 tutto sembrava filare liscio, con alti e bassi ma senza particolari problemi.
Fino a quando quest'anno, nella prova di Coppa del Mondo di Leogang, la svizzera è caduta, si è rialzata ed è arrivata anche al 4° posto.
Ma subito dopo la gara si è accorta che qualcosa non andava: frattura della mano!
A poco più di un mese dalle Olimpiadi.
Che sfiga!

Ma Jolanda non si è abbattuta, ha stretto i denti, ha spento i social quasi del tutto ed ha lavorato duro per tornare sul gradino più alto del podio.
Ci è riuscita proprio a Tokyo, conquistando una medaglia d’oro che le sta davvero bene sul collo.

medaglia d'oro di Jolanda Neff

Meritatissima.
Così come se la sono meritata le sue compagne di squadra Sina Frei e Linda Indergrand.
La tripletta svizzera è un fatto che ricorderemo a lungo e che celebra una nazione capace di sfornare campioni su campioni.
Tanto di cappello…

medaglia d'oro di Jolanda Neff

Ma torniamo alla gara di oggi.
Avete visto come ha guidato Neff?
Un vero e proprio manuale su come si debba guidare una Mtb moderna.
Busto e testa bassi e protesi in avanti, specialmente in discesa, per dare carico (e grip) alla ruota anteriore, e sguardo lontano per indovinare le traiettorie migliori.

Quelle che certamente il suo compagno (e downhiller del team Santa Cruz Syndicate…) Luca Shaw avrebbe fatto se fosse stato al suo posto, oggi, sul tracciato di Tokyo.
Reggisella da 100 o 125 mm di escursione per la massima confidenza.
E una guida d’attacco, come testimonia il tentativo di sorpasso sul drop (ribattezzato “il drop di VDP”) ai danni della Ferrand Prevot. 

Atterraggio davvero al limite del ribaltamento. Che la dice lunga sulla determinazione di guidare la gara sin dall'inizio da parte di Jolanda Neff

Ecco, lì ha fatto vedere che oggi aveva una determinazione senza possibilità di confronto con le altre, pur molto brave.
Le fatiche e le paure della riabilitazione del 2020 e del 2021 sono state convogliate nella direzione giusta: sui pedali e sulla guida.
A ciò aggiungete una “fame olimpica” che Jolanda Neff ha da qualche stagione (anzi, dalle passate Olimpiadi di Rio: andate a leggere l’articolo) ed ecco che il cocktail diventa esplosivo.

medaglia d'oro di Jolanda Neff
L'abbraccio con Jenny Rissveds dopo l'arrivo. La campionessa olimpica di Rio 2016 ha gareggiato anche a Tokyo 2020

Difficile trovare altre parole per la cavalcata solitaria e vincente della svizzera.
Possiamo solo dire che da lei e dalla Svizzera della Mtb c’è tanto da imparare.
Complimenti, Jolanda Neff!

Qui tutti nostri articoli sui Giochi Olimpici di Tokyo 2020

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Sull'autore
Simone Lanciotti

Sono il direttore e fondatore di MtbCult (nonché di eBikeCult.it e BiciDaStrada.it) e sono giornalista da 20 anni nel settore delle ruote grasse e del ciclismo in generale. Siamo molto focalizzati sui video e il canale YouTube MtbCult è un riferimento in Italia soprattutto per quanto riguarda i test.

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