Dentro Pedroni Race: come nasce un telaio in carbonio Made in Italy

Francesco Savona
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Dentro Pedroni Race: come nasce un telaio in carbonio Made in Italy

Francesco Savona
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C’è un momento preciso, quando entri in un’azienda come Pedroni Race, in cui capisci che la parola “produzione” non basta più.
Qui non si tratta semplicemente di costruire biciclette, ma di dare forma a un’idea, trasformarla in materia, metterla alla prova, portarla al limite e, se serve, ripartire da zero.
Tutto nello stesso posto.
Siamo a Reggio Emilia, nel cuore dello stabilimento Pedroni Race dove nasce ogni singolo telaio.
Non ci sono container pieni di componenti che arrivano da lontano: ogni fase, dalla progettazione alla laminazione del carbonio, avviene qui.
Ed è proprio questo che rende il loro "Made in Italy", anzi Made in Reggio Emilia, qualcosa di concreto, lontano da etichette di facciata.

Circa due mesi fa vi avevamo presentato la nuova “arma” da enduro firmata Pedroni Race, la Charger GT (qui l'articolo di presentazione): una e-Mtb che apre un capitolo importante per l’azienda e ridefinisce il loro approccio al segmento.
Ma cosa significa oggi progettare e costruire un telaio in carbonio completamente in Italia?
Lo abbiamo chiesto a Michele Pedroni, fondatore dell’azienda (foto in basso), e a Stefano Giussani, ingegnere meccanico con esperienza nel settore aeronautico.

Nel cuore della Motor Valley italiana

Per Michele il concetto di "Made in Italy" è semplice: o è reale o non esiste proprio.
Qui non è un’etichetta da applicare a fine produzione, non è uno slogan, ma un processo quotidiano, fatto di scelte, competenze e controllo diretto.
La sua filosofia è chiara: “Se una cosa non c’è, me la faccio.”
È così che tutto è iniziato, nel 1998, quando non trovava una bici da discesa all’altezza delle sue esigenze e ha deciso di costruirsela da solo.

Perché una bici da discesa è un oggetto complesso: deve resistere a sollecitazioni estreme, lavorare con tolleranze minime e garantire affidabilità assoluta. "Non c’è spazio per l’improvvisazione", sottolinea Michele con orgoglio.
Pedroni Race collabora con realtà italiane legate al mondo racing, mantenendo un legame forte con il territorio e con quella cultura tecnica tipica della Motor Valley emiliana.

Il carbonio fatto in casa... per davvero

In Pedroni Race tutta la progettazione della bici, dalla fase di R&D alla lavorazione del carbonio per i telai, è internalizzata.
La lavorazione delle fibre di carbonio avviene in un ambiente controllato, dove il materiale viene gestito con estrema cura. Questo garantisce telai impeccabili, dalle prestazioni elevate e con una qualità costruttiva senza pari. 
"Ogni nuovo progetto", ci spiega Michele, "nasce su sensazioni, fibra dopo fibra, strato dopo strato, trasformiamo il carbonio in qualcosa di vivo".

Il centro di lavoro a controllo numerico consente poi la produzione interna di stampi e componenti strutturali dei telai, assicurando un controllo totale sul prodotto finale.
Il processo produttivo si completa poi con tecnologie avanzate come forni e autoclavi.
Ogni telaio viene rifinito con la massima precisione, per garantire un prodotto che rispetti i più rigorosi standard qualitativi.

Tecnologia e artigianalità si incontrano

Nonostante l’alto livello tecnologico, il cuore del processo resta manuale.
Ogni telaio è costruito a mano.
Le pelli di carbonio vengono tagliate tramite plotter e poi posate nello stampo una a una, con attenzione a non alterare la trama del tessuto. Dopo i primi strati, entra in gioco la compattazione sottovuoto (immagine in basso) che elimina l’aria e garantisce uniformità.

pedroni laboratorio 81

È un lavoro lungo e meticoloso, indispensabile tuttavia per raggiungere il livello qualitativo voluto dalla casa: per un singolo telaio servono circa un giorno e mezzo solo per la laminazione.
E non basta imparare in fretta: formare un laminatore esperto richiede almeno un anno.

Non solo leggerezza...

A differenza dei produttori orientali, qui il carbonio non è usato solo per ridurre il peso.
L’obiettivo è diverso: costruire telai solidi, affidabili e performanti nel tempo.
Michele sottolinea l’importanza di fibre, resine e cicli di cottura in autoclave per ottenere il massimo della resistenza meccanica.
Il risultato?
Telai strutturati ma capaci di assorbire le vibrazioni, offrendo comfort e trazione sui terreni più difficili, perché, dice Michele, "la performance è connessione col proprio mezzo, non solo velocità".

Un approccio... aeronautico

A questo punto interviene Stefano Giussani (a sinistra nella foto in basso), ingegnere meccanico con una lunga esperienza nel settore aeronautico. Un dettaglio interessante: oltre il 70% della produzione in carbonio di Pedroni Race è destinato ad aziende del settore aeronautico.
"Questo significa lavorare ogni giorno con standard elevatissimi", aggiunge Stefano, "dove ogni componente ha una funzione precisa e specifiche rigidissime. Un know-how che viene trasferito direttamente nello sviluppo dei telai per bici".

"Per noi è importante reinvestire i profitti delle produzioni per terzi in R&D (per esempio i leveraggi brevettati del carro), integrando controlli e processi di derivazione aeronautica".

Dall’idea al trail

Tutto nasce da un’esigenza concreta: creare una bici capace di spingere forte in discesa senza compromettere l’efficienza in salita.
Quindi, tutto parte da una sensazione, da un'esigenza.
Poi subentra il processo digitale: modellazione 3D, simulazioni, studio delle geometrie.
Ogni dettaglio viene analizzato prima ancora che esista fisicamente.
Ma il computer è solo l’inizio.

Prototipi e test: niente scorciatoie

Nel reparto produttivo si passa rapidamente dal virtuale al concreto.
Una Pedroni Race Charger GT, come quella che abbiamo provato il mese scorso (qui il primo contatto), non esce dalla linea al primo tentativo. I prototipi vengono testati, portati al limite, modificati.
Si torna indietro, si cambia, si migliora.
Le prove non sono solo in laboratorio.
Il vero banco di prova resta il trail: discese veloci, rock garden, salite tecniche. È lì che si capisce se un telaio funziona davvero.

Più di una bici

La Charger GT è il risultato di tutto questo.
Non è solo un modello, ma la sintesi di un metodo: progettare, costruire e testare tutto internamente, senza compromessi. In un mondo in cui la produzione è spesso delocalizzata, Pedroni Race ha scelto una strada diversa.
Più complessa, sicuramente. Ma anche più coerente, più controllata.
E, soprattutto, più autentica.

Per informazioni Pedroni Race

Qui tutti i nostri articoli e test sui prodotti Pedroni

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Sull'autore
Francesco Savona

Mi affascina il mondo delle e-bike, soprattutto quello legato alle bici da trail e da enduro, specialità nella quale ho corso per qualche anno, quando ancora l'elettrico non esisteva. Ma sono anche un amante dei lunghissimi giri alpini, per intenderci quelli epici, da bici in spalla... Ho anche un trascorso professionale ventennale nell'ambito editoriale delle moto

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